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Notizie dai conflitti nel mondo

 

-

 CAMPAGNA DI ARRUOLAMENTO PER LA PACE

Vogliamo un mondo basato sulla giustizia e sulla solidarietà.

Ripudiamo la violenza, il terrorismo e la guerra come strumenti per risolvere le contese tra gli uomini, i popoli e gli stati.


Chiediamo che l'Italia, di fronte alla minaccia di un attacco militare contro l'Iraq, non partecipi ad alcun atto di guerra, nel rispetto della Costituzione.


Non vogliamo essere corresponsabili di nuovi lutti, né vogliamo alimentare la spirale del terrore.

Basta guerre, basta morti, basta vittime.

        

Guerra all'Iraq, news e approfondimenti dall'informazione indipendente: Carta, Indymedia, War News, Peacelink, Vita, Clarence WWWar, Global Radio, Znet, Blogger di guerra, Nuovi Mondi Media, Al Jazira, Misna, Arab Monitor, Il Manifesto, Radio Popolare, MediaWatch, The War in Context, Internazionale, Counterpunch, Alternet, Antiwar, Media Workers Against War, MediaLens, Propaganda Matrix, Unimondo, comedonchisciotte 

Nuovimondimedia.it e' indicato come uno dei migliori siti italiani di controinformazione sulla guerra dal portale Indymedia. Complimenti a questi amici che sono tra i pochi a tradurre testi e articoli da tutto il mondo.

Il turista della democrazia di Marco c.

L’imbarazzante presenza dell’artista delle televendite Silvio Berlusconi si è materializzata a Strasburgo e subito tutti coloro che ancora non avevano avuto il piacere di apprezzare l’istrionesco genio del Cavaliere senza macchia e senza paura si sono resi immediatamente conto della calamità.
Il plenipotenziario in doppiopetto, autoproclamatosi Presidente dell’Unione Europea ha subito messo in chiaro di non sopportare alcuna forma di contestazione, che in quanto tale non può che risultare antidemocratica.
Proprio per rendere edotti gli astanti sui fondamenti della democrazia, a lui tanto familiari ha ritenuto giusto profondersi in un’invettiva “fallace” degna della sua fama.
La prima vittima del Don Rodrigo dagli italici natali è stato il parlamentare tedesco Martin Schultz che ne aveva osato contestare il curriculum giudiziario, venendo di conseguenza apostrofato quale Kapò nazista da inserire in un fantomatico film sull’olocausto che si starebbe producendo in Italia.
Rotto il ghiaccio con questa piccola esternazione carica d’ironia, il Berlusconi dall’eloquio forbito non è più riuscito a controllarsi e ha dato pieno sfoggio della sua passione per la boutade.
“Smettete di leggere quei giornalacci di estrema sinistra che formano il vostro pensiero” ha detto ai parlamentari che lo contestavano, trattandoli di conseguenza come bambini scemi condizionati dalle “cattive letture”.
E poi avanti a ruota libera, “voi di sinistra siete turisti della democrazia” ed altre esternazioni riguardanti l’Italia, i suoi musei e i suoi siti archeologici, gli italiani che credono in lui e lo hanno votato, le riforme fatte dal suo governo.

L’imbarazzo si è subito reso palpabile fra tutti gli italiani presenti, compreso chi, come Gianfranco Fini cercava di mascherare con scarsi risultati il proprio disappunto.
Finita la sfuriata e resosi probabilmente conto dell’incredibile coacervo di sciocchezze che aveva proferito, il Presidente si è profuso nel maldestro tentativo di rimediare ed ha così finito per peggiorare ulteriormente la situazione.
Ha asserito di aver scherzato, perché in Italia a suo dire le gente è dotata di molto senso dell’umorismo (se sopportiamo una vignetta parlante come lui mi sa che deve essere vero) ed è in grado di scherzare anche sull’olocausto.

Missione compiuta, in un colpo solo Silvio Berlusconi è riuscito ad offendere i tedeschi tutti, la sinistra europea, gli ebrei, ogni persona presente dotata di un’intelligenza e tutti gli italiani in Italia che si sono per forza di cose trovati accomunati nel delirio da stadio del genio di Arcore.
tratto da: www.comedonchisciotte.net/modules.php?name=News&file=article&sid=818 

 

IL VERO VOLTO DI BUSH: http://www.gradis.net/Xray/xray.swf 

 

Furbi. Ma furbi furbi

Furbi. Ma furbi furbi. Di una incomprensibile furbizia questi poponi dell'Ulivo, che hanno appoggiato l'invio di militari in Iraq, D'Alema (bischeraccio) in testa, per fare sponda a Berlusconi. Il quale, giustamente, li ha anche snobbati, aggiungendo al danno la beffa. E si e' permesso anche di criticare ad Atene il primo documento comune della UE sulla guerra, ben sapendo di essere riuscito, grazie ai suoi fedelissimi poponi, a dividere il fronte delle opposizioni, più permissive a questo punto nei confronti della presenza militare italiana della stessa Unione. Guardate e' grossa: l'Europa, fra cui la Gran Bretagna, chiede di mettere tutto in mano all'Onu, in Iraq fioccano i problemi legati alla intolleranza araba degli eserciti occidentali (sarebbe come se qua ci fosse un esercito, diciamo, cinese), e noi facciamo le corse per mandarci tremila dei nostri, a far cosa non si sa, dato che gli aiuti umanitari gli sono già arrivati, anche durante il conflitto, tramite il volontariato. GRANDE. FASSINO E RUTELLI SIETE GRANDI. Ma la strategia politica l'avete studiata sul BIGNAMI? Vi siete esercitati a MONOPOLI? Ora che abbiamo anche il Papa dalla nostra, che, talebano com'é su vari punti, si becca le critiche dei propri talebani per la massima apertura a tutte le religioni (vi sareste mai immaginati un Papa che prega al muro del pianto come un ebreo?), noi abbiamo i nostri grandissimi coglioni che fanno da sponda alla accozzaglia politica più vile, meschina e delinquente apparsa da decenni sotto il cielo del Bel Paese. Ora io capisco che D'Alema, pubblicando le proprie immani cazzate su Mondadori, debba gestire un proprio conflitto di interessi nei confronti del proprio editore Berlusconi. Ma in un colpo solo avete deluso la sinistra, i movimenti, ridato fiato al correntone ed alle ali più radicali della sinistra, assicurata la possibilità di una sconfitta elettorale alle prossime amministrative, ed incassato un benservito da Berlusconi. Non siete buoni nemmeno per fare la soppressata (per i non toscani: ovvero il salume cotto derivato dal maiale, ove si mette tutto, veramente tutto, tranne la merda).   Paolo Rossetti


Il Virus della SARS è stato creato in laboratorio.

Sergei Kolesnikov, Accademico dell’Accademia Russa delle Scienze Mediche, pensa che il virus della polmonite atipica (SARS) sia stato creato artificialmente, probabilmente come arma batteriologica.
Ha espresso questa opinione durante una conferenza a Irkutsk (Siberia) lo scorso Martedì. Secondo Kolesnikov, il virus della polmonite atipica è una sintesi di 2 virus (del morbillo e della parotite epidemica). Questo virus composto non può formarsi spontaneamente in natura. “Può essere creato solo in laboratorio” è convinto l’Accademico, che ha anche affermato che, quando si creano armi batteriologiche, allo stesso tempo si lavora sul vaccino e in genere le due procedure sono contemporanee. Inoltre lo scienziato pensa che presto sarà disponibile la terapia per la polmonite atipica e non ha escluso che la diffusione del virus possa essere stata accidentale, come conseguenza di una dispersione da un laboratorio.  Irkutsk, 10 Aprile 2003.

Source: Russian Information Agency: Novosti

http://www.comedonchisciotte.net/modules.php?name=News&file=article&sid=379


 


 

 

 

 

 

 

 

 

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PER FERMARE INSIEME LA GUERRA ALL’IRAQ , DA SUBITO!

No alla guerra senza se e senza ma.

Non accettiamo questa guerra e non crediamo che sia inevitabile. Siamo contro questa guerra in ogni caso, a prescindere dalle decisioni delle Nazioni Unite. C’è un’opposizione massiccia in ogni paese d’Europa, e in molti Paesi sta cominciando la mobilitazione per la pace.

Dobbiamo influenzare i governi  europei, alcuni dei quali si oppongono a questa guerra. Dobbiamo impedire che il nostro paese sia coinvolto in alcun modo in questa guerra, né direttamente né per vie traverse.

La decisione dell’amministrazione Bush di scatenare un’avventurosa guerra preventiva contro l’Iraq si presenta come una fase ulteriore e successiva di una guerra senza fine, di un conflitto globale permanente, e porterà esiti catastrofici ai civili e alle popolazioni irachene e a quelle di tutto il Medio Oriente, aggravando il conflitto israelo-palestinese.

Siamo tutti chiamati alla mobilitazione tempestiva contro gli scenari di una guerra che non ci appartiene, che non è motivata se non da evidenti logiche imperiali, le cui conseguenze non sono del tutto prevedibili nella loro gravità. Questa guerra va fermata e non è comunque nel nostro nome.

L’Italia e l’Europa devono diventare un solo fattore di pace nel Mediterraneo e nella scena globale, proporre un modello policulturale di convivenza, una cultura internazionale dei diritti, un rapporto non devastante con le risorse del pianeta, una cultura della pace.

Invitiamo le cittadine, i cittadini, le associazioni, i partiti, i sindacati, i movimenti, le personalità della cultura e dell’impegno sociale, a sviluppare il massimo di resistenza alla guerra e a dare vita a una grande mobiliazione, da subito.

l 5 ottobre anche a Lecce ci sarà una iniziativa nel segno di “mille piazze per la pace”, con “mille modi per dire no alla guerra”, come in tutta Italia e in altri paesi europei. Iniziamo assieme un percorso di mobilitazione e partecipazione.

Lecce Social Forum;

Centro Salento Social Forum; Lecce

ARCI ;

ARCI Novoli;

Coord. Prov. Lega Ambiente;

CGIL;

FIOM;

SNUR-CGIL;

COBAS;

Unione Degli Universitari;

Unione Degli Studenti;

Sinistra giovanile Lecce;

Sinistra giovanile Brindisi;

CIDI;

AWMR – Italia,

Associazione delle Donne della Regione Mediterranea;

Amm. Comunale Trepuzzi;

Amm. Comunale Melpignano;

Amm. Comunale Martignano;

Amm. Comunale Sannicola;

Collettivo Universitario;

Collettivo “Iqbal Masiq”;

“Comitato per la difesa dei diritti degli immigrati”; 

CIR-Puglia;

“Movimento per la società di giustizia e per la speranza”;

Rete Lilliput;

ass. “Leccecittaplurale”;

ass. “Sinistra per la città” Lecce;

Fondo Verri; 

CTM;

Cooperativa per il Commercio Equo e Solidale;

Gruppo Ecumenico “Confronti” Lecce;

 ass. “Centro Oscar Romero” S.Cesario;

 “Pax Cristi”

Centro di cultura Globale Eco-solidale di Gallipoli;

“Arcipelago” Cavallino;

Primavera Radio Popolare Network;

 rivista “L’immaginazione”;

rivista “L’alambicco” S.Cesario;

AEDE Lecce;

Centro Europeo Culturale “A. Moro” Lecce;

ass. “Terrafrontiera” Leverano;

ass. “Biblioteca di Sarajevo” Maglie;

ass. “L’Arco” Salice Salentino;

ass. “Insieme a Sinistra” Copertino;

ass. cult. “I Sotterranei” Copertino;

ass. “La Putea delle Arti” Arnesano;

Canzoniere Grecanico Salentino;

Astragali teatro;

Specimen;

Democratici di Sinistra Lecce;

Rifondazione Comunista;

Comunisti Italiani;

Feder. prov. Verdi

 

Uno Straccio di PACE

Cari amici,

"Fuori l'Italia dalla guerra", firmato ormai da oltre duecentomila persone, non é più soltanto un appello, ma diventa una iniziativa per sensibilizzare i cittadini, le famiglie italiane.

Siamo convinti - e ne abbiamo ogni giorno nuove conferme - che la grande maggioranza dei nostri concittadini sia contraria alla guerra, in particolare alla nuova guerra contro l'Iraq che è ormai all'orizzonte.

Per rendere visibile questa "opinione pubblica" che crediamo trascurata e oscurata da molti giornali e televisioni, chiediamo un gesto, una testimonianza: appendere stracci bianchi, bandiere di pace, alle finestre e ai balconi delle nostre case e dei luoghi di lavoro ma anche annodare un piccolo straccetto bianco al polso, alla borsetta, allo zaino, alla bicicletta, al guinzaglio del cane: ovunque sia visibile.

Uno straccio di pace è un modo semplice per far sapere che vogliamo trovare nuove forme di stare insieme, nuovi modi per risolvere i problemi che non siano la violenza, il terrorismo, la guerra.

Dobbiamo vincere una sorta di pudore, di timidezza, e dobbiamo credere che sia possibile: se i duecentomila che hanno firmato l'appello di Emergency - e ogni giorno diecimila persone si aggiungono all'elenco - esponessero uno straccio di pace - la cosa non potrebbe più essere ignorata o censurata.

Duecentomila stracci di pace potrebbero addirittura rappresentare una massa critica capace di innescare una reazione a catena.

E' una scommessa difficile, ma non dobbiamo perderla. O riusciamo a tenere "Fuori l'Italia dalla guerra" o non sarà possibile neppure tenere la guerra fuori dall'Italia.

E' un impegno che vi chiediamo, è la prima di tante iniziative che, insieme con altre organizzazioni, vi proporremo per i prossimi mesi.

Tenere l'Italia fuori dalla guerra è davvero nelle nostre mani.

Buon lavoro a tutti noi

Gino Strada

firma l'appello

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L'appello di Emergency:

Fuori l’Italia dalla guerra

Vogliamo un mondo basato sulla giustizia e sulla solidarietà.

Ripudiamo la violenza, il terrorismo e la guerra come strumenti per risolvere le contese tra  gli uomini, i popoli e gli stati.

Chiediamo che l’Italia, di fronte alla minaccia di un attacco militare contro l’Iraq, non partecipi ad alcun atto di guerra, nel rispetto della Costituzione.

Non vogliamo essere corresponsabili di nuovi lutti, né vogliamo alimentare la spirale del terrore.

Basta guerre, basta morti, basta vittime.

 per aderire: www.emergency.it

hanno sottoscritto l'appello:

Aldo, Giovanni e Giacomo, Diego Abbatantuono, Daniele Adani, Giuliana Berlinguer, Enrico Bertolino, Enzo Biagi, Irene Bignardi, Claudio Bisio, Giorgio Bocca, Clarissa Burt, Fabio Cannavaro, Candido Cannavr, Maurizio Chierici, Giulietto Chiesa, Luigi Ciotti, Sergio Cofferati, Virginio Colmegna, Nico Colonna, Paolo Conte, Lella Costa, Maurizio Costanzo, Roberto Denti, Teresa De Sio, ElleKappa, Fabio Fazio, Carlo e Inge Feltrinelli, Eugenio Finardi, Carla Fracci, Carlo Garbagnati, Dori Ghezzi, Ricky Gianco, Daniela Grazioli, Beppe Grillo, Monica Guerritore, Francesco Guccini, Riccardo Iacona, Enzo Iacchetti, Lorenzo Jovanotti, Luciano Ligabue, Gianfranco Manfredi, Maurizio Maggiani, Alessia Marcuzzi, Marco Materazzi, Marco Melandri, Beppe Menegatti, Rita Levi Montalcini, Milly e Massimo Moratti, Michele Mozzati, Paola e Gianni Mura, Maso Notarianni, Carlo Ossola, Moni Ovadia, Mauro Pagani, Gino Paoli, Marco Paolini, Piero Pelù, Fernanda Pivano, Alessandro Portelli, Ennio Remondino, Guido Rossi, Paolo Rossi, Sandro Ruotolo, Claudio Sabattini, Gabriele Salvatores, Michele Santoro, Teresa Sarti, Piero Scaramucci, Vauro Senesi, Michele Serra, Bebo Storti, Gino Strada, Tiziano Terzani, Francesco Toldo, Massimo Toschi, Lucia Vasini, Christian Vieri, Gino Vignali, Gianna Vitali, Roberto Zaccaria, Javier Zanetti, Alex Zanotelli.

firma l'appello

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testo della mozione presentata da Rifondazione comunista in Parlamento e i nomi di deputati e senatori che l'hanno votata:

Premesso che:

l'operazione militare denominata "Enduring freedom", che, secondo le dichiarazioni dell'amministrazione Bush e in base agli accordi intercorsi a livello internazionale tra i Paesi che l'hanno sostenuto, tra cui l'Italia, avrebbe dovuto essere finalizzata alla lotta al terrorismo e allo smantellamento della rete Al Qaeda, si è invece risolta prevalentemente in una vera e propria guerra condotta contro Afghanistan, con un prezzo incalcolabile di vittime civili, guasti di ogni genere arrecati alla popolazione, grandi devastazioni ambientali; il regime dei taleban è stato abbattuto ma nessun reale processo di pacificazione democratica del paese è stato avviato, al punto che il nuovo governo, presieduto da Hamid Karzai, è prigioniero a Kabul e sopravvive solo grazie alla protezione della forza multinazionale Isaf, mentre il resto del paese continua ad essere devastato dagli scontri armati tra opposte fazioni, con l'aggravante che le forze militari britanniche e statunitensi orientano i conflitti interni al fine di eliminare le sacche di resistenza dei taleban e i gruppi di opposizione al nuovo regime; i diritti umani, invocati dagli Stati Uniti come uno dei motivi per abbattere il regime dei taleban, hanno subito gravi violazioni proprio ad opera delle forze politiche afghane sostenute dai paesi occidentali, con aspetti di responsabilità e complicità da parte delle forze britanniche e statunitensi che aspettano di essere chiariti per la loro gravità, come sta a dimostrare la tragica vicenda di Mazar-el-Sharif; nessuna informazione circostanziata sulle dinamiche militari in Afghanistan, sull'impatto dei bombardamenti sulla popolazione civile, sui compiti specifici svolti dalle forze militari italiane impegnate in Enduring freedom è interamente sotto il comando Usa, con la conseguenza che ogni possibilità di controllo reale è, di fatto, interdetta al nostro paese; la richiesta all'Italia di inviare in Afghanistan un contingente di mille alpini avviene contemporaneamente alla messa in atto da parte dell'amministrazione Bush della campagna militare contro l'Iraq sembra dettata dalla necessità di sostituire il contingente britannico destinato ad essere inviato a sostegno dell'attacco contro Baghdad; una scelta di questo genere significherebbe non solo un più diretto coinvolgimento delle forze armate italiane in una fase dell'operazione Enduring freedom quantomai negativa dal punto di vista dei vincoli costituzionale e del diritto internazionale ma anche una legittimità politica e un appoggio militare alla guerra contro l'Iraq: Impegna il governo: ad astenersi dall'inviare il contingente di alpini in Afghanistan.

 

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I DEPUTATI

Fausto Bertinotti (Prc)

Elettra Deiana (Prc)

Titti De Simone (Prc)

Alfonso Gianni (Prc)

Francesco Giordano (Prc)

Ramon Mantovani (Prc)

Graziella Mascia (Prc)

Giovanni Russo Spena (Prc)

Tiziana Valpiana (Prc)

Nichi Vendola (Prc)

Fulvia Bandoli (Ds)

Giovanni Bellini (Ds)

Valter Bielli (Ds)

Gloria Buffo (Ds)

Valerio Calzolaio (Ds)

Massimo Cialente (Ds)

Eugenio Duca (Ds)

Pietro Folena (Ds)

Marco Fumagalli (Ds)

Alfiero Grandi (Ds)

Giovanna Grignaffini (Ds)

Raffaella Mariani (Ds)

Fabio Mussi (Ds)

Giorgio Panattoni (Ds)

Laura Maria Pennacchi (Ds)

Roberta Pinotti (Ds)

Silvana Pisa (Ds)

Alba Sasso (Ds)

Roberto Sciacca (Ds)

Antonio Soda (Ds)

Lalla Trupia (Ds)

Katia Zanotti (Ds)

Katia Bellillo (Pdci)

Armando Cossutta (Pdci)

Maura Cossutta (Pdci)

Oliviero Diliberto (Pdci)

Nerio Nesi (Pdci)

Gabriella Pistone (Pdci)

Marco Rizzo (Pdci)

Cosimo Giuseppe Sgobio (Pdci)

Saverio Vertone (Pdci)

Mauro Bulgarelli (Verdi)

Pier Paolo Cento (Verdi)

Laura Cima (Verdi)

Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi)

Luana Zanella (Verdi)

I SENATORI

Luigi Malabarba (Prc)

Giorgio Malentacchi (Prc)

Tommaso Sodano (Prc)

Livio Togni (Prc)

Maria Chiara Acciarini (Ds)

Fabio Baratella (Ds)

Giovanni Battaglia (Ds)

Stefano Boco (Verdi)

Massimo Bonavita (Ds)

Massimo Brutti (Ds)

Francesco Carella (Verdi)

Loredana De Petris (Verdi)

Cayetana De Zulueta (Ds)

Piero Di Siena (Ds)

Anna Donati (Verdi)

Antonio Falomi (Ds)

Angelo Flammia (Ds)

Aleandro Longhi (Ds)

Luigi Marino (Pdci)

Francesco Martone (Verdi)

Angelo Muzio (Verdi)

Gianfranco Pagliarulo (Pdci)

Antonio Pizzinato (Ds)

Natale Ripamonti (Verdi)

Sauro Turroni (Verdi)

Massimo Villone (Ds)

Walter Vitali (Ds)

Giampaolo Zancan (Verdi)

 


"Movimento Pasta Cunegonda"

Newsletter straordinaria.

 

Guerra e informazione


Semmai questa sarà la prossima guerra, sarà una guerra costruita e legittimata dalla disinformazione, dall’assenza sistematica di una informazione, soprattutto televisiva, che non sembra essere interessata a evidenziare le contraddizioni e i reali obiettivi del piano accusatorio di Bush nei confronti del regime iracheno di Hussein. Il nostro modesto impegno vorrebbe essere proprio quello di mettere in evidenza alcune notizie che la televisione, nella migliore delle ipotesi, ha trattato con malcelato disinteresse

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Re Carlo tornava dalla guerra, lo accoglie la sua terra?

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Molte delle informazioni che seguono non sono state rese note al grande pubblico della televisione, come era facile prevedere dal momento che chi attualmente detiene l’effettivo controllo di tutto il sistema televisivo è anche uno dei pochi premier europei ad essersi dichiarato apertamente favorevole all’ennesima iniziativa militare a stelle e strisce, traducendo questo entusiasmo – che storicamente può ricordare un certa euforia ceca da tempo delle crociate - non solo in un coinvolgimento delle nostre istituzioni, del nostro esercito, ma anche in un sostanziale stravolgimento del nostro dettato costituzionale. Il Presidente del Consiglio, novello Goffredo di Buglione, usa al meglio il mezzo mediatico che a lui è più familiare allo scopo di imporre all’opinione pubblica una singolare trasformazione semantica, cioè quella che dovrebbe rendere sinonimi termini come guerra e pace, aggressione e difesa, principi mora li e interessi economici L’undici settembre ha reso possibile una svolta nella politica estera degli U.S.A e ci ha abituato all’idea di una sorta di concatenazione di guerre più o meno preventive alle quali tutto il mondo cosiddetto civile dovrebbe aderire. Ma la storia è maestra, e ancora molti e significativi possono essere i parallelismi con le crociate millenaristiche di Urbano II. A quel tempo il vero obiettivo era l’espansione della cattolicità che coincideva con gli interessi materiali di un ceto egemonico allora in formazione: la nobiltà e la cavalleria. Oggi la cattolicità come disegno mondiale è tramontata, sostituita dalla cosiddetta globalizzazione economica che rischia di tradursi in una monocultura planetaria al cui centro l’idea di un Dio è stata sostituita dai concetti di profitto, organizzazione, mercificazione. Le crociate ebbero come risultato la formazione del concetto di nobiltà come élite dominante ereditaria che fu alla ba se di tutto l’Ancien r& eacute;gime, e, come allora, il rischio attuale è che si stia preparando un "nouveau régime" per i prossimi secoli fatto di potentati transnazionali che, attraverso l’ideale di una "guerra giusta", decretino la legittimità del loro status di difensori e rappresentanti dell’umanità. Ma quanto in realtà la gente è concorde sulla necessità e sul concetto stesso di una guerra preventiva? È questo dato che non emerge dai telegiornali, dai sondaggi - tanto di moda quando il loro esito può essere convenientemente utilizzato a fini politici -, da gran parte dell’informazione catodica che sembra non accorgersi del distacco netto tra le posizioni del nostro capo del Governo e quelle dell’opinione pubblica, addirittura tra Bush e ampi strati della società americana. E alle soglie di una guerra, Bruno Vespa continua a ospitare miss Italia, modelle, stilisti e dosi massicce di cronaca nera, riempiendo le nos tre case di noiose vacuità di pessimo gusto..

Attentato alla Costituzione. - Berlusconi denunciato

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Riportiamo i passi più salienti dell'esposto del "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo, presentato il 28 settembre in riferimento alle dichiarazioni sulla guerra del presidente del Consiglio dei Ministri nel discorso al Parlamento del 25 settembre.
Alla Procura Generale della Repubblica, Roma E per opportuna conoscenza:
al Presidente della Repubblica Italiana, Roma
ai Presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati, Roma
Esposto nei confronti del Presidente del Consiglio dei Ministri per le dichiarazioni rese in Parlamento il 25 settembre 2002
1. In data 25 settembre 2002 il Presidente del Consiglio dei Ministri, on. Silvio Berlusconi, ha reso in Parlamento dichiarazioni di eccezionale gravità.
Dal testo ufficiale (disponibile sul sito del governo - www.governo.it - e dal quale citiamo) risulta chiaramente che in riferimento alla minaccia di una guerra degli Stati Uniti d'America contro l'Iraq il capo dell'esecutivo:
a) non solo non ha inteso esprimere una netta opposizione all'intenzione della Casa Bianca di scatenare una guerra di aggressione palesemente illegale e criminale sia secondo il diritto internazionale, sia secondo il comune sentire delle genti;
b) non solo non si è dichiarato vincolato al rispetto intransigente di quanto previsto dalla Costituzione della Repubblica Italiana che proibisce in modo assoluto che l'Italia appoggi una simile guerra o peggio ad essa prenda parte;
c) non solo, ma addirittura ha espresso un evidente appoggio alle sciagurate e capziose argomentazioni del governo statunitense finalizzate allo scatenamento della guerra;
d) non solo, ma addirittura ha sferrato un duro obliquo attacco alla Costituzione italiana in uno dei suoi principi fondamentali (l'art. 11);
e) non solo, ma addirittura ha esposto un punto di vista palesemente irresponsabile e agghiacciante (sebbene espresso nella forma sfumata della citazione) che lascia dedurre una effettiva disponibilità a sostenere ed a prendere parte alla guerra che si va preparando.*
2. Vediamo alcuni punti cruciali del discorso svolto alla Camera dei Deputati.
I. Il Presidente del Consiglio ricorda en passant quanto stabilito dall'articolo 11 della Costituzione, ma per revocarne implicitamente in dubbio l'adeguatezza a fronte della situazione presente […]
II. Afferma il Presidente del Consiglio che "L'Italia ha un preciso interesse nazionale nel seguire, in questa nuova crisi, linee d'intervento responsabili e indipendenti, ma lealmente collocate nel quadro della storica alleanza con gli Stati Uniti" […]
III. Infine il Presidente del Consiglio conclude citando una massima secondo cui "l'unica cosa di cui avere paura è la stessa paura" […]*
4. Le tesi sostenute dal Presidente del Consiglio dei Ministri in Parlamento confliggono flagrantemente con il giuramento di fedeltà alla Costituzione. Poiché la fedeltà alla Costituzione avrebbe voluto che il capo dell'esecutivo esponesse l'unica posizione legittima per lo stato italiano: l'opposizione assoluta alla guerra che si va preparando. […]
È quindi impossibile non prendere atto della assoluta gravità delle dichiarazioni rese dal capo del governo, e prima che lo stesso abbia la possibilità di porre in atto le intenzioni manifestate (di avallare la guerra, di violare trattati internazionali e legalità costituzionale, di rendere il nostro paese corresponsabile di nuove stragi) occorre impedire che possa commettere un atto incostituzionale e trascinare l'Italia in una nuova guerra di aggressione illegale e criminale.*
5. Siamo pertanto a chiedere con il presente esposto:
- che la competente magistratura accerti se nel discorso del Presidente del Consiglio dei Ministri vi siano elementi passibili di procedimento giudiziario; e qualora ve ne ravvisi proceda agli atti conseguenti;
- che il Presidente della Repubblica Italiana e i Presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati prendano pubblicamente posizione in difesa della Costituzione e contro l'appoggio e la partecipazione italiana alla guerra;
- che il governo esprima una posizione ufficiale che si dissoci dagli orientamenti espressi dal Presidente del Consiglio dei Ministri e riaffermi la fedeltà dell'esecutivo alla Costituzione della Repubblica Italiana;
- che il Parlamento approvi un ordine del giorno di biasimo per le esternazioni dell'on. Berlusconi e riaffermi la fedeltà dell'organo legislativo alla Costituzione della Repubblica Italiana.

Londra contro Blair. In 400.000 per la pace

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 Riportiamo una testimonianza diretta della manifestazione di Londra del 28 settembre 2002 che ha registrato una partecipazione mai vista prima nel Regno Unito. Ci sembra un chiaro segno delle posizioni di gran parte dell’opinione pubblica europea che tuttavia non ha ricevuto il giusto risalto nel panorama della nostra informazione televisiva. Si è svolta oggi pomeriggio a Londra la manifestazione nazionale contro la guerra all'Iraq e in solidarietà con il popolo palestinese. Organizzata da Stop the War Coalition e dalla Muslim Association of Britain, ha raccolto l'adesione di partiti, associazioni pacifiste ed ecologiste, comunità di immigrati, sindacati e decine di parlamentari. Secondo gli organizzatori più di 400.000 persone hanno partecipato a quella che rappresenta, con questi numeri, la più grande manifestazione nella storia del Regno Unito. Un fiume di gente si è riversato per le strade del centro di Londra, passando davanti al Parlamento e a Downing Street fino a raccogliersi a Hyde Park, e ha praticamente bloccato il centro della capitale per un pomeriggio intero; quando la testa del corteo stava prendendo posto a Hyde Park e gli oratori cominciavano a parlare, la coda del corteo doveva ancora partire da Embankment, punto iniziale di ritrovo. La marcia era stata indetta da par ecchio tempo per manifestare, in concomitanza con l'anniversario della seconda intifada, solidarietà al popolo palestinese. Visti i recenti eventi e le intenzioni bellicose di Bush e Blair, la giornata ha assunto poi un particolare significato per esprimere la contrarietà del popolo britannico a un'ennesima guerra sanguinaria nel nome degli interessi militari/economici/energetici statunitensi e britannici. D'altronde i due temi (la guerra in Iraq e il conflitto arabo/israeliano) sono intimamente legati nel complesso scenario medio-orientale e storicamente la Gran Bretagna ha parecchie responsabilità nell'area: la colonizzazione, lo sfruttamento delle risorse energetiche, la dichiarazione di Balfour, l'appoggio militare ed economico al regime iniziale di Saddam, la vendita di armi ad Israele, la partecipazione alle guerre nel golfo, gli attuali quotidiani bombardamenti in Iraq. Inoltre, proprio pochi giorni fa, Blair ha presentato in parlamento il dossier sull'Ira q, atteso come prova det erminante e dimostratosi in realtà ben poco consistente; in quell'occasione 56 membri del partito laburista hanno espresso la loro contrarietà alla guerra. Oggi era attesa la risposta della gente, ed è stata ben chiara negli slogan e nei cartelli dei 400.000 manifestanti, accompagnati anche da una sorprendente giornata di sole (per Londra in questo periodo dell'anno è abbastanza raro). Straordinaria anche la composizione multietnica dei partecipanti: oltre a tutte le principali comunità di immigrati (iracheni, palestinesi, libanesi, iraniani, algerini, arabi, afgani, pakistani, indiani, ecc.) è stata particolarmente significativa la presenza dei cittadini britannici, che evidentemente non si sentono rappresentati dal governo attuale e sentono il dovere di prendere posizione contro la guerra. Altrettanto importante la caratteristica pacifica e non violenta della manifestazione (non è stato segnalato alcun incidente) e la varietà generazionale: famiglie intere, anziani e bambini (anche se ciò ha creato qualche imprevisto problema per gli organizzatori e per la polizia, che hanno avuto parecchio da fare per rimettere insieme i bambini e i genitori che si erano persi a vicenda). Gli oratori hanno parlato per più di due ore sul palco in Hyde Park; molto attesi (ed applauditi) gli interventi del sindaco di Londra Ken Linvingstone, dell'ex-parlamentare Tony Benn, dell'ex-ispettore dell'ONU Scott Ritter e dei rappresentanti della comunità palestinese. I prossimi appuntamenti sono le manifestazioni di fronte alle basi militari statunitensi coinvolte nell'eventuale guerra, Lakenheath (6 ottobre) e Menwith Hill (12 ottobre), e un'altra manifestazione nazionale il 31 ottobre. [Francesco, PeaceLink].

Tiziano Terzani. Leggere per la pace

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"Eppure, dinanzi alla complessità di meccanismi disumani - gestiti chi sa dove, chi sa da chi - l'individuo è sempre più disorientato, si sente al perso, e finisce così per fare semplicemente il suo piccolo dovere nel lavoro, nel compito che ha dinanzi, disinteressandosi del resto e aumentando così il suo isolamento, il suo senso di inutilità."
Lettere scritte da chi conosce davvero la realtà di cui parla, che ha vissuto e vive all'interno di quel mondo contro cui il mondo occidentale si è armato, contro cui si è aperta una campagna troppo spesso ideologica a partire da quel tragico 11 settembre in cui un terrorismo brutale ha segnato la storia del mondo. "Il mondo non è più quello che conoscevamo, le nostre vite sono definitivamente cambiate", scrive l'autore da Orsigna il 14 settembre 2001. Questa constatazione porta però ad una riflessione diversa da quella che la politica internazionale ha imposto: quanto è accaduto può essere anche l'occasione "per reinventarci il futuro e non rifare il cammino che ci ha portato all'oggi e potrebbe domani portarci al nulla".
Lettere da Kabul, da Peshawar, ma anche da Firenze e dal "rifugio" sull'Himalaya in cui Terzani ha deciso di vivere gran parte dell'anno, lettere contro corrente (particolarmente intensa quella rivolta alla Fallaci) in cui vengono fatte affermazioni apparentemente ovvie ("per proteggersi non c'è bisogno d'ammazzare", "per punire con giustizia occorre il rispetto di certe regole"), oggi taciute.
Il lettore a cui il libro è rivolto è quello che cerca, sentendosi troppo spesso disorientato e solo, di capire non solo il mondo in cui gli è capitato di vivere, ma anche quello popolato da milioni di persone che per cultura, per storia e soprattutto per condizioni economiche rappresenta la diversità, "l'altro", ma che non deve e non può essere identificato con "il nemico". Tiziano Terzani, fiorentino, è stato per trent'anni il corrispondente del settimanale tedesco Der Spiegel dall'Asia e collaboratore della Repubblica prima e del Corriere della Sera poi. Ora vive in India, per lo più nell'Himalaya. Tiziano Terzani, Lettere contro la guerra, Milano, Longanesi Editore, 2002. [Di Grazia Casagrande e Giulia Mozzato]
Scott Ritter: "Questa guerra è un errore"

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"Per fare un albero ci vuole il seme", recitava il testo di una celebre canzone. E per fare una guerra? Ci vuole una ragione. E visto che la guerra che Bush vuole ad ogni costo contro l’Iraq non può avere le motivazioni di una guerra "umanitaria", allora il governo statunitense sta lavorando alla costruzione di una legittimazione, e i suoi contorni si sono ormai delineati.
Bush e Blair hanno presentato una serie di dossier che inchioderebbero Hussein alle sue responsabilità. Il dittatore iracheno possederebbe armi chimiche e batteriologiche, armi di distruzione di massa, e si appresterebbe a entrare in possesso dell’atomica entro pochi mesi. Come se non bastasse lo si accusa di aver venduto armi chimiche ad Al-Qaeda. E a nulla sembra valere la disponibilità del regime ad accogliere gli ispettori delle nazioni Unite su tutto il territorio dell’Iraq, senza riserve. Stati Uniti e Inghilterra stanno infatti premendo affinché la risoluzione Onu contenga condizioni e clausole inaccettabili per il regime, inaccettabili forse per qualsiasi Stato di diritto. E Kofi Annan vede così svanire nel nulla i suoi sforzi di mediazione. E dove i dossier non convincono, ci pensa il sistema televisivo a riempire le lacune, con documentari su Hussein, speciali sull’Iraq, che da settimane si accavallano nelle programmazioni televisive, in Italia i n particolar modo sulle reti Mediaset.
Una voce autorevole che afferma con decisione l’inesistenza di una minaccia "Hussein" proviene invece da dove meno te lo aspetti. Dagli Stati Uniti. Guerra all’Iraq è un libro-intervista a Scott Ritter, ufficiale statunitense eroe dei marines, che ha partecipato per sette anni alla missione di disarmo in qualità di ispettore Onu e per di più è un fervente repubblicano. Il libro è edito in Italia da Fazi Editore. Scott Ritter dimostra chiaramente che se proprio si vuole quantificare la minaccia rappresentata dall'Iraq in termini di armi di distruzione di massa, essa equivale a zero. E Ritter ne è talmente convinto da aver invitato e accompagnato i giornalisti della stampa estera proprio a Baghdad nelle ultime settimane, per visitare i tanto famigerati "siti di armi di distruzione di massa".
Questa guerra, in definitiva, sembra nascere da una serie di falsità, di accuse ingiustificate, di ribaltamenti della realtà. Si vuole dimenticare e far dimenticare che fu il governo Reagan ad armare il dittatore in funzione antisovietica e antiiraniana, fornendogli quelle armi chimiche e batteriologiche che ora Bush rivuole indietro. Armi che hanno provocato milioni di morti durante la guerra contro l’Iran. Dov’erano allora gli appelli degli Stati Uniti alla sicurezza mondiale?
Ma oggi l’Iraq, dopo le azioni ispettive degli anni precedenti, è inoffensivo. "Ritengo a questo punto fondamentale un problema di cifre – risponde Scott Ritter nel libro -. L'Iraq ha distrutto il 90-95% delle sue armi di distruzione di massa. Dobbiamo ricordare che il restante 5-10% non costituisce necessariamente una minaccia né un programma di armamento, se non siamo in grado di dire quella percentuale minima che fine ha fatto, non significa che l'Iraq ne sia ancora in possesso", dopo il massiccio embargo e il passaggio degli ispettori.
E i legami con Al Qaeda? Scott Ritter non ha dubbi e definisce la "connessione" con Al Qaeda "una faccenda palesemente assurda". "Saddam Hussein - ricorda - è un dittatore laico, ha passato gli ultimi trenta anni a dichiarare guerra al fondamentalismo islamico, facendolo a pezzi. A parte la guerra all'Iran degli ayatollah, in Iraq sono in vigore leggi che sentenziano la pena di morte per il proselitismo in nome del wahabismo, la religione di Osama bin Laden.
Resta un solo interrogativo: "Lei è un veterano dei marine, un ufficiale e un funzionario di intelligence. Eppure alcuni suoi concittadini la chiamano traditore perché parla così apertamente di tali argomenti. Come risponde?". "La gente può dire quello che vuo