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Leggenda e storia delle 7 sorelle

Dove è finito il corpo di Cristo?

di Ugo Cortesi

 

 

 

 

 Premessa
In questa esposizione, a volte un po’ romanzata, mi avvalgo più che mai, dello scindente valore della parola “verità”. Come sappiamo esistono cinque verità: la mia, la tua, quella degli altri (sua e loro), quella presunta e la verità vera.

Le prime tre sono di parte, quella presunta può essere simile ad una di parte o l’insieme di due o tre di queste, mentre la quinta, quella vera, difficilmente la si trova.

Non ho la pretesa della verità vera, quindi esprimerò i miei concetti e conclusioni sulla base di quanto fino ad oggi ho appreso documentandomi, comparando e ragionando sulle letture e gli eventi, formulandomi dei perché e dandomi delle risposte e quindi asserendo la mia verità che in sintesi non è altro che il mio pensiero.
Da sottolineare pure, sebbene non ce ne sia bisogno, del termine leggenda e storia poiché mentre la prima è principalmente frutto dell’immaginazione, la storia è documentata, confutabile quanto vogliamo, criticabile ma non sostituibile.

Nella mia parte di leggenda ho però tenuto conto di diverse documentazioni, derivanti a loro volta dal pensiero di altri scrittori. Intendiamoci, con questo non voglio dire che sono uno scrittore nel senso in cui si pensa, ma uno scrittore poiché scrivo, non altro. Mi ritengo invece uno scolaro attempato, abbastanza diligente che ha voglia di apprendere, con la certezza che il tutto apprendibile è mera illusione.


Questa “leggenda e storia delle sette sorelle” riguarda la morte di Yesuha ben Joseph detto Gesù, assassinato per mano romana su condanna del Sinedrio (nomenklatura clericale giudaica di quel tempo), con un successivo salto temporale a circa il 1115 quando alcuni cavalieri della Champagne scavarono sotto il Tempio di Salomone a Gerusalemme. Quegli stessi cavalieri che istituirono nel 1118 il più grande e potente ordine che la storia abbia mai conosciuto: i Templari.

   

  Indice:

Gli antefatti

Per capire le ragioni per le quali Yesuha fu condannato a morte c’è da dire che lo stesso era un esseno-nazoreo. Faceva parte di quella religione che in un certo senso osteggiava i vecchi dogmi della religione tradizionale ebraica e non accettava che un popolo, una religione o un potere politico potesse sopraffare un altro popolo, religione o potere politico.

Come principio gli esseni non accettavano e contrastavano duramente la prevaricazione dell’uomo sull’uomo. Addirittura, mentre l’antica religione mosaica permetteva che si potessero possedere gli schiavi, gli esseni invece li acquistavano per dar loro la libertà.

Yesuha fra le genti predicava questi insegnamenti, l’uguaglianza fra gli uomini, la semplicità nel vivere, la libertà degli schiavi e dei popoli. In pratica sia per il sinedrio (la congrega dei preti giudaici, capeggiata da Caifa) che per i Romani (potere politico ed invasore), Yesuha era considerato un sovversivo e quindi doveva essere eliminato. E così fu.

Con un processo farsa, Caifa, a nome del sinedrio, condannò a morte Gesù e lo pose nelle mani dei romani affinché eseguissero la pena.

Pur non ritenendo i vangeli, specialmente quelli canonici, rispecchianti la realtà del tempo, se non altro per le diverse manipolazioni avute nei secoli, mi riferirò egualmente agli stessi perché poi non si dica che non è stata ascoltata la voce “ufficiale” evangelica. Mi soffermo quindi un attimo sul principale motivo della condanna e cioè sulla domanda che Caifa fece a Gesù. Prendo spunto dal vangelo di Matteo:
- Allora il sommo sacerdote gli disse: “Ti scongiuro, per il Dio vivente, perché ci dica se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio”.

-          “Tu l’hai detto, gli rispose Gesù, anzi io vi dico: d’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra di Dio, e venire sulle nubi del cielo ”.

-          Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: “Ha bestemmiato! Perché abbiamo ancora bisogno di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia”.

Questo il punto principale dell’interrogatorio, sulla base del quale Gesù fu condannato. Ma è sbagliato, almeno nell’espressione dei vangeli. Nelle prime stesure dei vangeli in aramaico e greco, l’interrogatorio avviene in questo senso. Quando Caifa in pratica gli chiede:”allora tu saresti il figlio di Dio?”. Gesù non risponde “tu l’hai detto!”, ma risponde “lo dici tu?”. “Tu l’hai detto” è un’ammissione, mentre “lo dici tu” è una disapprovazione. Sta di fatto poi che nei passi del vangelo di Matteo riportati sopra, come del resto negli altri vangeli canonici, c’è una contraddizione. Perché se Gesù avesse ammesso di essere il figlio di Dio avrebbe poi detto:” ... d’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra di Dio”. Perché parla del figlio dell’uomo se avesse veramente asserito in precedenza di essere figlio di Dio?

Se così fosse stato, avrebbe invece detto. “d’ora innanzi vedrete il figlio di Dio seduto alla destra del Padre”. Ma non lo ha detto. Infatti non ho trovato alcun punto della Bibbia in cui Gesù asserisca di essere il figlio di Dio, ma sempre figlio dell’uomo o figlio del Padre, dove Padre era il padre di tutti gli esseri viventi e quindi tutti erano figli del padre. Figlio di Dio gli è stato attribuito da altri, ma non per sua ammissione specifica e cioè “si io sono il figlio di Dio”. E perché allora se fu condannato per quella frase ritenuta blasfema nei confronti della religione, ma io ritengo invece irriverente nei confronti di Caifa, fu indicato come re dei giudei e non come figlio di Dio? Riprendo i passi del vangelo di Matteo “Al di sopra del suo capo, posero la motivazione scritta della sua condanna: “ Questi è Gesù, il re dei Giudei”. E quindi perché non hanno scritto: “Questi è Gesù, il figlio di Dio” ?. Agli storici e ricercatori questo compito.

La morte di Gesù

Ritorniamo all’argomento a quando dopo la condanna Gesù venne crocifisso sul monte calvario e sulla croce muore, probabilmente per arresto cardiaco dovuto al soffocamento del peso del corpo che “tirava” sulle braccia. Scompariva così il primo grande rivoluzionario della storia. La data probabile della morte di Gesù viene indicata nel venerdì 7 aprile dell’anno 30 (Parascevé di Pasqua) quando lo stesso aveva circa 35 anni.

E’ improbabile, come molti sostengono che la sua età fosse di 33 anni, poiché nacque prima del 4 a.C. quando ancora era vivente Erode il Grande. Anche la chiesa indica in 33 anni la vita di Gesù, ma come visto le date non collimano. L’ufficialità ecclesiastica della nascita di Gesù deriva dallo studio fatto nel VI secolo da Dionigi il piccolo, monaco della Dubrigia, che venne incaricato da papa Giovanni I di mettere ordine nelle cronologie storiche. Dionigi asserì che Gesù era nato nell’anno 753 di Roma, che sarebbe il punto zero dell’attuale nostro calendario, ovvero l’anno 1. Ci si riferisce ad uno studio avvenuto oltre 500 anni dopo la morte di Gesù. Matteo colloca la nascita di Gesù “al tempo di re Erode” e quindi sarebbe nato prima dell’anno 4 a.C. poiché è in quell’anno che re Erode muore. Ricercatori e storici asseriscono che Gesù morì un anno prima di re Erode, e così si deduce la data di nascita almeno nell’anno 5 a.C.. Ad inconfusionare le date c’è poi il cronista del tempo, Giuseppe Flavio, che indica la morte di Erode nell’anno 750 di Roma (quindi nel 3 a.C. e non nel 4) e anche per Giuseppe Flavio, se Gesù morì nel 30, avrebbe avuto 34 anni. Comunque, poca importanza hanno queste date che differenziano in uno o due anni nell’età di Gesù ed in tre-quattro anni dal punto zero del nostro calendario, ma saranno tema di discussione più avanti.

Le pie donne

Matteo cita il nome delle donne che erano presenti vicino alla croce al momento della morte di Gesù:

…..C’erano anche là molte donne che stavano a osservare da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra costoro Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedèo.”.

Giovanni invece nel suo vangelo dice: “Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala.

Marco asserisce: “..anche alcune donne, che stavano ad osservare da lontano, tra le quali Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Joses, e Salomé.

Mentre Luca, cita le donne solo nel capitolo successivo però senza indicarne i nomi.
Su questo evento personalmente ritengo che il vangelo di Matteo sia quello più vicino alla realtà. Facciamo peraltro una analisi delle tre indicazioni. Vediamo che i tre evangelisti riportano un nome in comune che è quello di Maria Maddalena, mentre in tre modi diversi indicano un’altra Maria:

- madre di Giacomo e di Giuseppe (in Matteo), sua madre (in Giovanni),

- Maria Madre di Giacomo il minore e Joses (in Marco).
Questa Maria è la madre di Gesù poiché Giacomo e Giuseppe (in Matteo) sono i suoi fratelli, e Giacomo il minore e Joses (in Marco) sono sempre Giacomo e Giuseppe fratelli di Gesù, mentre Giovanni la indica chiaramente come: sua madre.

-  La terza Maria presente era Maria di Cleofa, sorella di Maria madre di Gesù e quindi zia di Gesù.
Salomé, madre di Giacomo il maggiore, da alcuni chiamata pure Maria Salomé ebbe pur essa un ruolo, come indicherò di più avanti.

Un amico di Gesù, Giuseppe d’Arimatea, mise a disposizione, per la celebrazione del rito funebre, una tomba nuova che aveva fatto costruire per se, proprio nelle vicinanze del Golgota. Andò da Pilato e chiese il corpo di Gesù, che gli venne consegnato verso sera. Gesù fu portato nella tomba, fu svestito completamente, fu lavato, cosparso di oli, avvolto in un lenzuolo, in attesa di ufficiare il rito funebre nel giorno successivo, poiché la religione ebraica vietava qualsiasi attività nel giorno del sabato. La tomba fu chiusa e rimasero a vegliarla le stesse tre Marie che l’avevano visto morire sulla croce.

Dato che vicino alla tomba si aggiravano alcuni di quelli che durante l’ascesa al calvario e successivamente sulla croce lo avevano deriso e gli avevano volto segni di disprezzo, Pilato ordinò a due soldati di vigilare affinché la gente non inveisse sul corpo del morto. Così fu fin verso la mezzanotte quando rimasero solo le tre Marie a vegliare la tomba e visto che non c’era più necessità, le guardie tornarono al loro comando.

 

Trafugamento e resurrezione del corpo di Gesù

 

Maria Maddalena vista la furia del popolo (aizzato dal sinedrio) nei confronti di Gesù e pensando che il giorno dopo, durante il previsto rito funebre, potessero succedere tumulti da parte di facinorosi, concorda con le altre due Marie (la madre e la zia di Gesù) di spostarne il corpo in un luogo più tranquillo e sicuro.
Mentre lei continua a vegliare la tomba la madre e la zia di Gesù vanno a cercare le altre quattro pie donne che avevano assistito alla crocifissione e dopo averle trovate si riuniscono tutte, unitamente a Giuseppe d’Arimatea, presso la tomba dove il Nazareno era stato collocato.

Le altre quattro pie donne erano:

  • Salomè : moglie di Zebedeo e madre di Giacomo il maggiore e di Giovanni, una delle donne che, assieme alla Maddalena, aveva seguito Gesù nel suo predicare alle genti;

  • Giovanna: moglie di Chuza (sovrintendente del palazzo di Erode) che pure essa aveva seguito Gesù;

  • Marta: sorella di Maria Maddalena;

  • Rachele di Tiro che anch’essa seguì Gesù nel suo predicare.

Queste erano le sette sorelle.

Per completezza, ma non erano presenti al momento della crocifissioni, le altre donne che seguirono Gesù durante i suoi spostamenti in Galilea e Palestina, erano: Giuditta e Susanna di Cesarea.
Le pie donne aprono la tomba, prelevano il corpo di Gesù, lo caricano su di un carretto trainato a mano e si dileguano nella notte portando quel corpo in un luogo lì vicino, ma molto più sicuro, lasciando aperta la tomba.
Rimane solo Maria Maddalena a vegliare di fronte alla tomba, per non dare nell’occhio, ma la tomba è vuota.
Di prima mattina del giorno successivo al sabato, Maria Maddalena inizia ad urlare richiamando gente sul luogo che, constatano che la tomba è aperta e vuota.

Allora la Maddalena spiega agli intervenuti che poco dopo l’alba si era recata alla tomba per preparare la funzione funebre, trovando il masso che chiudeva l’ingresso, spostato di lato e all’interno anziché il corpo di Gesù la presenza di un angelo che le comunicava la resurrezione di Gesù, invitandola a portare la notizia agli altri discepoli.
La gran parte degli intervenuti si inginocchia in preghiera e con questo il trafugamento, da sparizione diventa resurrezione.

Temporalmente siamo al secondo giorno dalla morte di Gesù.

Dell’evento e delle parole dell’angelo, Luca ad un certo punto dice: “…Non è qui, è risuscitato. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea, dicendo che bisognava che il Figlio dell’uomo fosse consegnato in mano ai peccatori, che fosse crocifisso e risuscitasse il terzo giorno. Ed esse si ricordarono delle sue parole.

Cosa ha voluto dire Luca con quel “ed esse si ricordarono delle sue parole”?

In pratica le sette sorelle si attennero alle volontà di Gesù (ed esse si ricordarono delle sue parole) e probabilmente nella nottata successiva fu portato all’interno del Tempio, dove nessuno si sarebbe mai immaginato di cercare.

Siamo quindi al terzo giorno e Gesù ha trovato la sua giusta collocazione nel Sancta Sanctorum (… isolato da una spessa cortina, il Santo dei Santi, un locale cubico di nove metri di lato, spoglio e senza finestre, ove solo il sommo sacerdote nel giorno delle espiazioni poteva penetrare, vestito di semplice abito di lino bianco - Lev. 16,12).

Dopo l’ingiustizia verso l’uomo era sta fatta giustizia per la sua salma.

Il segreto

Che i resti mortali di Gesù fossero nel Sancta Sanctorum doveva restare segreto anche per alcuni degli apostoli, visto il cambiamento che certuni avevano avuto durante il peregrinare. A ciò pensò Giuseppe d’Arimatea, l’amico che mise a disposizione la sua tomba. Costituì un piccolo gruppo di persone fidate che doveva vegliare su questo segreto e quindi controllare che non vi fosse profanazione di quanto il Sancta Sanctorum accoglieva. Questo piccolo gruppo di persone che dapprima si pensa fossero in numero di sette e successivamente di dodici, fu una delle prime confraternite gnostiche che più che predicare aveva il compito di custodire e quindi non doveva esporsi. Presero il nome di “Savi di Sion” e cioè i saggi illuminati di Gerusalemme. Fra i primi che fecero parte dei “Savi” oltre a Giuseppe d’Arimatea, c’erano pure due apostoli, Giacomo figlio di Zebedeo e Simone lo zelota, e poi Gamaliele ed il giovane Menahem figlio di Giuda il Galileo.

Questi dagli insegnamenti di Gesù avevano appreso e condividevano il principio che ogni popolo dovesse essere libero, che era inammissibile la dominazione di popoli sugli altri e che gli schiavi, in quanto uomini, dovevano essere liberati. Per il suo predicare e per sostenere le libertà degli uomini, Giacomo, fu fatto decapitare da Erode Agrippa, nel 42 d.C. perché considerato un sobillatore. (Atti degli Apostoli: 12 - Persecuzione di Erode Agrippa - In quel tempo il re Erode cominciò a perseguitare alcuni membri della Chiesa e fece uccidere di spada Giacomo, fratello di Giovanni. Vedendo che questo era gradito ai Giudei, decise di arrestare anche Pietro.).

Menahem e Simone, facevano parte di quella frangia “estremista” esseno-nazorea e furono fra i primi a partecipare alla guerra giudaica contro i Romani nel 66 d.C. Di Menahem si sa che morì nello stesso anno 66, ucciso da una sollevazione popolare. Di Simone si hanno meno notizie, ma si sa che all’inizio della guerra combatté contro il potere costituito dei nobili e del clero dominante, lo stesso che aveva condannato Gesù. Simone morì in battaglia durante la presa di Masada da parte dei Romani. Per quanto riguarda Gamaliele, probabilmente è lo stesso Gamaliele che scrisse un vangelo gnostico appunto chiamato “Vangelo di Gamaliele”, non riconosciuto dalla chiesa. Gamaliele che aveva fatto parte dei “legislatori” del Sinedrio, si convertì agli insegnamenti di Gesù , su predicazioni di Paolo ed aveva pure difeso gli Apostoli di fronte al Consiglio. Riporto anche per lui un passo degli Atti degli Apostoli – Cap. 5 :

Al momento i cristiani possono soltanto ricevere il consenso di Gamaliele, maestro di Paolo e rappresentante in vista dell’ala più progressista dei farisei. La soluzione ch’egli propone ai membri del sinedrio è semplice ma convincente:

  • se il Cristo predicato dagli apostoli è come i due messia Giuda il Galileo e Teuda (che si ribellarono a Roma verso la fine del regno di Erode il Grande), allora non c’è da preoccuparsene, poiché come i discepoli di quelli, alla morte dei loro leader, si sono dispersi, così accadrà dei cristiani;

  • se invece Gesù è più grande dei due leader, sarà il tempo a deciderlo, e se il tempo sarà a lui favorevole, allora significa che il suo messaggio meriterà d’essere preso in considerazione, ma anche in questo caso Israele non avrà nulla da temere, poiché il messaggio degli apostoli non è contro le istituzioni del paese.

Questo passo, ci da un’ulteriore indicazione. Se Gamaliele aveva due ruoli e cioè quello di “legislatore” del Sinedrio (che in pratica è l’attuale Avvocato) e componente dei “Savi di Sion”, vuol dire che la confraternita aveva un carattere iniziatico.

Altra considerazione che è una “conseguenza” sta nel fatto che i nomi Menahem e Gamaliel li si troveranno successivamente legati alle parole sacre e di passo di un’altra confraternita iniziatica: la Massoneria.

Nel frattempo dove erano andate le pie donne?

Su ciò si conosce poco anche perché la documentazione è scarsa; si riferisce e si ferma al momento della morte di Gesù.

Quella più seguita è stata Maria Maddalena, compagna di Gesù , ed alcuni ritengono che assieme alle altre pie donne fuggisse per mare ed approdasse sulla costa tirrenica della Gallia, nei pressi di Marsiglia. Oggi la parte meridionale della Francia è quella che più di qualsiasi altra parte del mondo, venera Maria Maddalena. Altri addirittura asseriscono che la Maddalena quando fuggì dalla Palestina fosse incinta e che appunto partorisse in Gallia e che dall’erede di Gesù iniziasse la discendenza tramite il “sang real” della dinastia dei Merovingi.

Sulla fuga e sulla maternità della Maddalena, personalmente nutro forti dubbi poiché se così fosse stato avremmo trovato una documentazione consistente e diffusa, ma su quest’argomento non esiste alcuna documentazione del tempo, ma solo mistificazioni nate circa un secolo e mezzo fa con il cosiddetto e presunto “Priorato di Sion”, una delle più grosse bufale che la storia possa ricordare.

Per quanto riguarda invece l’unione fra la Maddalena e Gesù , la cosa potrebbe essere possibile e fattibile per diverse ragioni. Innanzitutto perché un “Rabbi” predicatore, per la legge giudaica era quasi obbligato a prendere moglie. Anche il Vangelo gnostico di Filippo, non riconosciuto dalla chiesa, contiene indicazioni precise che vi riporto:

32.) Erano tre (Maria), che andavano sempre con il Signore: sua madre Maria, sua sorella, e la Maddalena, che è detta sua consorte. Infatti era "Maria": sua sorella, sua madre e la sua consorte.

55.) La Sofia, che è chiamata sterile, è la madre degli angeli. La consorte di Cristo è Maria Maddalena. Il Signore amava Maria più di tutti i discepoli e la baciava spesso sulla bocca. Gli altri discepoli allora dissero: "Perché ami lei più di tutti noi? "Il Salvatore rispose e disse loro: "Perché, non amo voi tutti come lei?

56.) Un cieco e un uomo che vede, quando sono tutti e due nelle tenebre, non sono differenti l’uno dall’altro. Ma quando viene la luce, allora quello che vede vedrà la luce e quello che è cieco rimarrà nelle tenebre.
Anche se non scontato, il fatto sembra abbastanza evidente.

D’altro canto, sia dal punto di vista storico che religioso che importanza avrebbe se Gesù fosse stato sposato o avesse convissuto con Maria Maddalena? Ritengo che nulla sarebbe cambiato nei confronti della persona, anche perché si sarebbe trattato di una cosa normale.

L’apprezzamento sulla persona sia da parte dei credenti che dei laici non sarebbe certamente cambiato in senso negativo, casomai in senso positivo poiché la sua morte avrebbe provocato un dramma non solo per la famiglia paterna, ma anche per la sua.

Ci sono altre due cose da dire su questo argomento:

La prima: che una parte degli esseni i più votati all’ascetismo praticavano il celibato in quanto perseguivano un ideale di castità. Peraltro la condizione matrimoniale non vietava l’accesso alla comunità.
La seconda: In nessuna parte della Bibbia (nuovo testamento) che riguarda il cristianesimo, compreso quindi i Vangeli, viene mai indicato di non praticare il matrimonio, anzi la parola casto o castità non viene mai citata.

Profanazioni del Sancta Sanctorum

 

Dal momento della sua costruzione (circa 940 a.C.), il Tempio di Salomone è stato saccheggiato e distrutto diverse volte, come diverse volte è stato ricostruito.

Per quanto riguarda l’argomento di questo “scritto” considererò le due profanazioni avvenute prima della nascita e dopo la morte di Gesù, poiché le ritengo di basilare importanza. Le cause di queste due distruzioni furono sempre gli antagonismi fra giudei.

Comincio con la prima distruzione del Tempio.

Nel 67 a.C. dopo la morte della regina Alessandra Salomé, vedova del re e sommo sacerdote Alessandro Janneo, della dinastia degli Asmonei, i figli Arcano II e Aristobulo II si combatterono ed Aristobulo ebbe la meglio impadronendosi del trono. Ci fu in seguito un periodo di guerra civile ed ambedue i fratelli chiesero l’aiuto dei romani. Nell’autunno del 63 a.C. intervenne nella disputa il generale Gneo Pompeo, che ne approfittò per mettere le mani sulla Palestina.

Pompeo, una volta entrato in Gerusalemme, massacrò i sacerdoti, saccheggiò il Tempio e ne distrusse una parte, entrò nel Sancta Sanctorum, alla ricerca dell’Arca dell’Alleanza, ma lo trovò vuoto.

Quindi, prendiamo nota, che nel 63 a.C. il Sancta Sanctorum era vuoto.

Durante il regno di Erode detto il Grande (37 – 4 a.C.) furono costruiti nuovi palazzi e fu iniziata la ristrutturazione del Tempio (anno 20 a.C.), che terminò nel 63 d.C sotto la dominazione romana.

Durante la prima amministrazione romana della Giudea (6 – 41 d.C.) non si hanno notizie particolari sugli accadimenti del Tempio se non un breve cenno dello scrittore e storico Giuseppe Flavio che cita una profanazione del Tempio da parte di alcuni samaritani che vi introdussero delle ossa umane nel giorno di Pasqua. Di chi erano queste ossa?

Ma andiamo avanti con la storia e con la seconda distruzione del Tempio.

Siccome una gran parte dei Giudei mal tollerava le prepotenze romane, cominciò a metà dell’anno 66 ad attaccare dei capisaldi romani sì che, nello stesso anno, il legato romano in Siria, Cestio Gallio, fu costretto ad intervenire con una legione e si abbandonò a razzie e saccheggi tentando pure un assalto al Tempio, ma venne respinto dai Giudei i quali, durante la ritirata di Cestio, uccisero circa seimila soldati romani.
Quando l’imperatore Nerone venne a conoscenza della disfatta subita da Cestio, inviò, nel 67 Vespasiano coadiuvato da suo figlio Tito, per sedare i rivoltosi e riportare la pace nella regione. Ci furono due anni di lotte intestine fra i Giudei che si scannarono fra di loro e mentre Vespasiano, nel 69 fu proclamato imperatore e ritornò a Roma, il figlio Tito attaccò i contendenti e nel luglio del 70 occupò Gerusalemme. Il Tempio fu saccheggiato, devastato e bruciato mentre Tito entrava nel Sancta Sanctorum e diversamente da Pompeo trovò in detto luogo la Menorah il sacro candelabro d’oro a 7 braccia, simbolo dell’ebraismo, che fu dapprima custodito, assieme all’Arca dell’Alleanza, nel Sancta Sanctorum del Tempio di Re Salomone, ma che Pompeo nel 63 a.C. non trovò. Della Menorah portata in trionfo a Roma, ne abbiamo testimonianza visiva poiché è ancora oggi ben riconoscibile in un bassorilievo sull’arco di Tito proprio a Roma . Tito non trovò altro nel Sancta Sanctorum, altrimenti ne avremmo avuto conferma sia dai bassorilievi che da Giuseppe Flavio.

Dove erano finite le ossa che i samaritani avevano depositato precedentemente nel Tempio?

C’è da dire che nel 70 prima dell’occupazione romana di Gerusalemme, diverse centinaia di giudei esseni, zeloti e nazorei fuggirono portando con loro diverse cose prelevate dal Tempio, e si rifugiarono nella fortezza di Masada. Solamente nel 73 i romani riuscirono a espugnare la fortezza di Masada dopo un lungo assedio. Un certo numero di Zeloti fuggì, in parte ritornando a Gerusalemme, ed in parte in Egitto.

Perché una parte di Zeloti tornò a Gerusalemme col pericolo di essere uccisa? Cosa dovevano fare a Gerusalemme e cosa portavano con loro? Perché correre un simile rischio se non per qualcosa di molto importante o sacro?

Successivi eventi a Gerusalemme

Passano gli anni e di Gerusalemme si sente parlare sempre meno, fino a quando nel 360, Elena, madre di Costantino, si reca in Palestina a visitare i luoghi santi ormai entrati nelle memorie del cristianesimo.

Arrivata a Gerusalemme, Elena fa distruggere il tempio pagano di Venere, costruito secoli prima dai Romani ed “abilita” il Tempio di Salomone ai riti della cristianità ortodossa.

La leggenda dice poi che Elena trovasse la croce sulla quale fu crocefisso Gesù, assieme ad altre reliquie, si che Costantino iniziò la costruzione della chiesa dell’Anastasia per contenervi le reliquie che sua madre aveva portato da Gerusalemme.

Di queste reliquie e del fatti si diffonde la notizia in tutto il mondo cristiano. Gerusalemme (l’Aelia Capitolina dei romani) diventa meta di pellegrinaggi, e Costantino la dichiara città santa del cristianesimo greco-ortodosso.
L’anno successivo dopo aver occupato Costantinopoli, Giuliano si proclama imperatore per conto del Senato Romano. Preoccupato dalla potenza e dalla invadenza del Cristianesimo, Giuliano reintroduce il paganesimo come religione di stato pur senza procedere a persecuzioni contro i cristiani. I templi pagani sono riaperti ed ordina pure che le chiese cristiane restituiscano, ai templi, tutti i beni confiscati. Riedifica il tempio di Gerusalemme che diventa anch’esso tempio pagano.

Nel maggio del 614 d.C. i persiani occupano Gerusalemme, ma nel marzo del 629 l’imperatore bizantino Eraclio riconquista la città santa.

Nel 638, Gerusalemme viene assediata dall’esercito arabo del califfo Omar Ibn al-Kahttab ed i bizantini sono costretti a chiedere la resa. Da questo momento Gerusalemme diventa musulmana.

Passa ancora un secolo e mezzo e Gerusalemme ritorna bizantina e quindi cristiana, rafforzandosi con un accordo fatto, ai primi dell’800, dal bizantino Niceforo con il Califfo d’Oriente.

Pure Carlomagno a difesa del Santo Sepolcro e della Chiesa gerosolimitana, sottoscrive un accordo con il Califfo Harun er-Rascid, con il quale si stabilisce la salvaguardia dei beni della chiesa e dei cristiani in Palestina.

Il periodo intermedio

Arriviamo agli anni che vanno dal 1070 al 1080 quando dopo diversi eventi precedenti, Gerusalemme torna in mano ai Musulmani.

In particolare, a seguito dei ripetuti attacchi dei Turchi Selgiuchidi alle città dell’Armenia, interviene l’esercito dell’ Impero Bizantino, ma nel 1071, l’imperatore Romano Diogene, viene sconfitto a Manzinkert, a seguito del tradimento da parte dei mercenari turchi ed anche da una parte degli altri mercenari scandinavi, franchi e normanni.

Questa sconfitta fa nascere nel mondo cristiano la volontà di porre sotto il dominio della cristianità le terre del medio oriente.

Si cerca di organizzare una crociata, quando l’imperatore Michele VII, che rappresenta pure la chiesa bizantina, chiede aiuto al Papa Gregorio VII affinché lo stesso affianchi le sue truppe per scacciare dalla Siria gli Arabi Selgiuchidi.

Il Papa immediatamente pensa ad una guerra santa scuotendo il mondo cattolico. In questo modo avrebbe portato la chiesa greca in grembo a quella romana, la Siria liberata dagli infedeli ed il vessillo con la Croce di Cristo di nuovo sul Tempio di Gerusalemme. Sarebbe stato anche per lui un passare alla storia.
Allora Gregorio cerca di convincere la nobiltà europea dicendo che è necessaria e giusta una guerra santa "Non per spargere il sangue dei Cristiani . Noi vogliamo radunare un numeroso esercito, ma perché i nemici, temendo di affrontarlo, cedano più facilmente. E nutriamo speranza che possa derivarne qualche altra utilità, che cioè, pacificati i Normanni, possiamo noi recarci a Costantinopoli a soccorrere i fedeli di Cristo, i quali, dilaniati dai morsi ferocissimi dei Musulmani, ci chiedono con ansia di aiutarli".

Ma nulla si fa, almeno in questo momento, mentre Turchi ed Arabi occupano l’Anatolia e la quasi totalità del Medio Oriente e, con altri gruppi Musulmani, premono ai confini di Bisanzio e dell’Europa occidentale.

La prima crociata

Fu durante il Concilio di Clermont d’Auvergne, nel 1095, che Papa Urbano II rivolge un’appello alla cristianità.
"...E’ impellente che vi affrettiate a marciare in soccorso dei vostri fratelli che abitano in Oriente... I Turchi e gli Arabi si sono scagliati contro di loro e hanno invaso le frontiere della Romania (Impero bizantino) fino al luogo del Mar Mediterraneo detto Braccio di S.Giorgio (stretto dei Dardanelli)... Hanno messo a soqquadro tutte le chiese e devastato tutti i paesi sottoposti alla dominazione cristiana.....A coloro che, partiti per questa guerra santa, perderanno la vita sia durante il percorso di terra, sia attraversando il mare, sia combattendo gli idolatri, saranno rimessi per questo stesso fatto tutti i peccati..... Niente dunque ritardi la partenza di quanti parteciperanno a questa spedizione: diano in affitto le terre, raccolgano tutto il denaro necessario al loro mantenimento e non appena l’inverno sarà finito e cederà alla primavera, si mettano in cammino sotto la guida del Signore..." (Testo riportato da Fulcherio di Chartres).

La crociata ha inizio ufficialmente il 15 agosto 1096 dopo che Ademaro de Monteuil, vescovo di Le Puy, viene nominato capo spirituale del “pellegrinaggio in Terrasanta” (non viene nominata la Crociata) e unico rappresentante del Papa e della Chiesa di Roma.

Vengono quindi inviate in Terrasanta quattro armate:

◦ La prima: composta da Normanni, è guidata da Roberto duca di Normandia, Stefano conte di Blois e Roberto II conte di Fiandra.

◦ La seconda: chiamata esercito dei crociati franchi (fra i quali c’erano pure dei tedeschi), è guidata da Goffredo di Buglione, duca di Lorena. Con lui partono pure i suoi fratelli Eustachio di Boulogne e Baldovino di Boulogne, oltre ad altri suoi parenti e diversi cavalieri dell’aristocrazia franca e tedesca.

◦ La terza: chiamata esercito crociato di Provenza, è guidata da Raimondo di Saint-Gilles, conte di Tolosa. Con lui parte pure il vescovo Ademaro di Monteuil delegato della Chiesa.

◦ La quarta: chiamata esercito crociato italo-normanno, è guidata da Boemondo I d’Altavilla, conte di Taranto e di Bari, primogenito di Roberto il Guiscardo.

Le quattro armate crociate giungono separatamente a Costantinopoli.

L’imperatore bizantino Alessio Comneno, mette a disposizione la sua flotta per trasportare le armate in Terrasanta.
Una parte dell’armata crociata prosegue via terra occupando la Cilicia (Armenia) e il Principato d’Antiochia.
Solo nel novembre 1098 il grosso dei crociati comincia a marciare dall’interno verso Gerusalemme, mentre Goffredo di Buglione segue un percorso lungo la costa.

Nel maggio 1099, i crociati occupano Tripoli, Beyruth, Sidone, Acri e si fermano a Cesarea. Dopo un riposo di una settimana riprendono la marcia verso Gerusalemme che ben presto viene cinta d’assedio.
Il 13 giugno effettuano un primo attacco, ma vengono respinti dagli Arabi comandati dal generale Iftikhar.
Nello stesso momento arriva una flotta genovese a dare manforte, portando vettovaglie, attrezzature militari e macchine da guerra.

Dopo diversi attacchi e tentativi di superare le mura di Gerusalemme, il 15 luglio, Goffredo di Buglione riesce a penetrare nella città incalzando gli arabi fino alla moschea di al-Aqsa dove vengono sopraffatti e si arrendono per poi essere imprigionati, compreso il generale Iftikhar.

Gli ebrei rifugiatisi nella sinagoga sono incolpati di aver aiutato i musulmani e così la sinagoga è data alle fiamme.
Il 22 luglio 1099 viene decretata la nascita del Regno di Gerusalemme, come Stato cristiano e nominato "Advocatus Sancti Sepulchri" Goffredo di Buglione. La presa di Gerusalemme fu un vero e proprio massacro di cristiani, musulmani ed ebrei.

Fra la prima crociata, terminata nel 1099 e l’inizio della seconda nel 1144, assistiamo ad una serie di eventi e quella che fu chiamata la Crociata di mezzo o Crociata ausiliaria del 1101, che in pratica fu un rafforzamento di truppe con il rincalzo di soldati franchi e tedeschi.

Quegli anni, fino al momento che interessa questo scritto, possono così essere sintetizzati:

◦ nel 1100 Baldovino succede al fratello Goffredo di Buglione e prende il nome di Baldovino I re di Gerusalemme.
◦ nel 1102 Baldovino riconquista Ramla e Cesarea che erano state invase dai Turchi.

◦ nel 1103 i crociati riconquistano Acri e Byblos mentre i Turchi occupano Harran.

◦ nel 1109 i crociati occupano Tripoli e Beirut che erano cadute nelle mani dei Musulmani e viene fondata la contea di Tripoli.

◦ nel 1110 Baldovino I conquista Sidone.

◦ nel 1113 Baldovino I viene sconfitto dai Turchi a Tiberiade.

◦ nel 1118 diventa re di Gerusalemme Baldovino II, cugino di Baldovino I.

E’ sotto Baldovino II che nel 1118 nasce l’Ordine dei templari.

Il mistero dei nove cavalieri

 

La storia racconta…… che nell’anno 1118 nove cavalieri francesi di nobili origini, lasciarono le loro terre per dirigersi verso la Terra Santa. Giunti a Gerusalemme si presentarono al Re Baldovino II, rivelandogli che avevano deciso di riunirsi in comunità per proteggere i pellegrini e di custodire le strade pubbliche che portavano al Santo Sepolcro. Il re li accoglie nella sua residenza, come se già li conoscesse o avesse avuto credenziali per dare loro assistenza e mette a loro disposizione una parte dell’antico Tempio di Salomone. Da questo momento i cavalieri prendono il nome di “Cavalieri del Tempio” o Cavalieri Templari.
Ma chi erano questi cavalieri?

1)      Il Conte Hugues de Payns che diverrà poi il primo Gran Maestro dell’Ordine.

2)      2)   Geoffry de Saint-Omer di origine fiamminga.

3)      Andrè de Mont Bard, zio (sembra più cugino) di Bernardo, abate di Clairvaux.

4)      Nivar de Montdidier

5)      Archambaud de Saint-Aignan

6)      Gondemar de Savignac

7)      Rossal (forse Timbaud)

8)      Jacques de Martignac (o Montignac)

9)      Philippe de Bordeaux

Il fatto che si fossero recati a Gerusalemme per proteggere i pellegrini è alquanto improbabile poiché non erano uomini d’arme e risulterebbe che mai hanno partecipato ad azioni militari.

Restarono nel Tempio per alcuni anni ed intrapresero (o continuarono) dei lavori senza che alcuno chiedesse loro più di tanto. Perché?

Probabilmente avevano un compito segreto da svolgere (o dovevano continuare nello svolgerlo) cercando in quel luogo qualcosa di molto importante.

C’è chi asserisce che cercassero l’Arca dell’Alleanza ed altri il Santo Gral, ma era proprio questo che cercavano? Si perché un qualcosa cercavano (o forse in parte l’avevano già trovato).

Esiste anche un’altra versione dei fatti che alla fine risulta la più plausibile.

Da quanto in precedenza indicato, i primi europei a difesa dei pellegrini in Terrasanta furono i Franchi Crociati che erano uomini d’arme e quindi combattenti; diversamente dai famosi nove cavalieri.

Nel 1118, quando Ugo di Payns e gli altri 8 cavalieri decidono di fondare l’Ordine, con l’accordo di Bernardo di Chiaravalle, le crociate erano in atto da oltre 20 anni.

Perché la costituzione dell’ordine avviene solamente dopo 20 anni e con un riconoscimento ufficiale altri undici anni dopo? Qual è stato il motivo che ha indotto i Cavalieri, con l’intermediazione di Bernardo e la Chiesa Romana a darsi un regolamento? Perché anche Baldovino II, re di Gerusalemme premeva affinché l’Ordine fosse ufficializzato?

C’è da dire che Baldovino I già nel 1114-1115, aveva messo a disposizione di quattro Cavalieri francesi della Champagne, fra i quali Ugo di Payns, una parte del suo palazzo: il Tempio di Salomone.