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I Protocolli
dei Savi (Anziani) di Sion sono un'opera letteraria che, nella
forma di un presunto "documento" segreto, descrive un ipotetico
piano per la conquista del dominio del mondo da parte degli ebrei.
A partire
dalla prima pubblicazione nell'Impero Russo nel 1903, diverse
ricerche obiettive hanno - in più di un'occasione - dimostrato che
si tratta di un falso; in particolar modo, una serie di articoli
pubblicati sul The Times di Londra nel 1921 ha provato che
gran parte del materiale è frutto di plagio da precedenti opere di
satira politica, non correlate agli ebrei. A dispetto di ciò
alcuni continuano a considerare il testo autentico, soprattutto in
quelle aree dove l'antisemitismo, l'antigiudaismo o l'antisionismo
sono diffusi. Frequentemente citato e pubblicato da antisemiti,
tuttora il testo viene considerato una prova della cospirazione
ebraica, soprattutto in Medio Oriente.
I Protocolli
sono considerati la prima opera della moderna letteratura
cospirativa. Presentata come una esposizione di un piano operativo
degli "anziani" ai nuovi membri, descrive i metodi per ottenere il
dominio del mondo attraverso il controllo dei media e la finanza e
la sostituzione dell'ordine sociale tradizionale con un nuovo
sistema, basato sulla manipolazione delle masse. L'opera è stata
divulgata inizialmente da coloro i quali si opponevano al
movimento rivoluzionario russo, e diffusa ulteriormente dopo la
rivoluzione russa del 1905. Dopo la rivoluzione d'ottobre l'idea
che il bolscevismo fosse una cospirazione ebraica per il dominio
mondiale segnò un rinnovato e più diffuso interesse per i
Protocolli. Anche se dopo la seconda guerra mondiale l'uso
sistematico dei Protocolli come strumento di propaganda
antisemita è diminuito, il testo è tuttora un'arma largamente
diffusa, nell'arsenale dell'antisemitismo contemporaneo.
Nel 1999 le ricerche di un importante storico russo, Mikhail
Lepekhine, negli archivi da poco aperti al pubblico, hanno portato
alla scoperta che il falso è stato opera di Mathieu Golovinski,
rampollo di una famiglia aristocratica ma ribelle, che si dedicò
ad una vita di spionaggio e propaganda. Dopo aver lavorato per il
servizio segreto zarista, cambiò sponda e si unì ai Bolscevichi.
La scoperta di Lepekhine, pubblicata nella rivista francese
L'Express sembrerebbe chiarire l'ultimo mistero che ancora
circondava i Protocolli. |
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Indice:
VI
PROTOCOLLO VII
PROTOCOLLO VIII
PROTOCOLLO IX
PROTOCOLLO X
PROTOCOLLO XI
PROTOCOLLO XII
PROTOCOLLO XIII
PROTOCOLLO XIV
PROTOCOLLO XV
PROTOCOLLO XVI
PROTOCOLLO XVII
PROTOCOLLO
XVIII
PROTOCOLLO XIX
PROTOCOLLO XX
PROTOCOLLO XXI
PROTOCOLLO XXII
PROTOCOLLO
XXIII
PROTOCOLLO XXIV
EPILOGO DI
SERGYEI NILUS
Appendice:
RESOCONTO
DEGLI AVVENIMENTI ISTORICO-POLITICI
AVVERATISI
NEGLI ULTIMI DIECI ANNI
III
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INTRODUZIONE |
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Uomini siate,
e non pecore matte,
Sì che 'l
giudeo tra voi di voi non rida.
(Dante: Par.
c. V; v. 80, 81)
Il Times
di Londra l'8 maggio 1920 dava un largo sunto dei "Protocolli
dei Savi Anziani di Sion", annunziando che questi furono
pubblicati in Russia a Tsarkoye Sielo nel 1905 e che la biblioteca
del British Museum ne possedeva una copia col timbro di entrata
del 10 agosto 1906, n. 3926 d 17.
L'autorità
del giornale richiamava sulla pubblicazione l'attenzione degli
studiosi e degli uomini politici, l'opinione pubblica ne fu
commossa e le edizioni si vennero moltiplicando mentre quelle
esistenti si diffondevano rapidamente. Tra queste le più notevoli
sono: quella tedesca di Gottfried Zur Beek:
Die Geheimnisse der Weisen von Zion
(I misteri dei saggi di Sion) edita a Charlottenburg dall'Auf
Vorposten (1919, 4° piccolo pp. 256) con una importante
bibliografia sulla questione ebraica, e due edizioni inglesi, la
prima edita sui primi del 1920 a Boston (Small Majnard and C.), la
seconda edita a Londra (The Britons: 62 Oxford Street)
Protocols of the Learned Elders of
Zion. Sono poi seguite numerose edizioni in Francia, Polonia,
ecc. Una grave questione si è dibattuta recentemente
sull'autenticità dei Protocolli. Noi non vogliamo dissimularla,
sia per omaggio alla verità, sia perché i poco scrupolosi non ne
abusino. Anzi noi eviteremo di voler risolvere quella quistione
nel senso formale, e d'altronde la discussione è troppo lunga e
complessa perché qui possiamo riprodurla, tanto più che vi sono
sempre convinti sostenitori d'ambo le parti. A mo' di esempio
rammenteremo questo punto: il fatto indiscutibile innanzi
accennato che i Protocolli furono pubblicati in Russia nel 1905
(l'anno seguente il British Museum ne registrava una copia) è
citato dagli assertori dell'autenticità come una prova, giacché
nessuno potrà dire che la prodigiosa realizzazione odierna dei
Protocolli sia il volgare trucco di una opera stampata
après coup con una data
anteriore. I negatori dell'autenticità citano questo stesso fatto
per la loro tesi, dicendo che quando in Russia comparvero i
Protocolli, e poi furono ripubblicati, essi non furono presi in
considerazione dagli stessi giornali e circoli antisemiti russi
che pur avevano tutto l'interesse di farlo: segno, dicono i
negatori della autenticità, che si sapeva esser quello un prodotto
della celebre "Okhrana". Come vedono i nostri lettori, c'è da
continuare per un pezzo sulla stessa strada. Ebbene noi taglieremo
corto con questa semplice affermazione: il suddetto dibattito
verte materialmente sull'autenticità propriamente detta del
documento, cioè se realmente gli "Anziani di Sion" si siano
radunati nel tale anno e luogo, ed abbiano redatto, parola per
parola, quei Protocolli. Ma un'altra quistione, meno formale e più
sostanziale, s'impone:
quella della loro veridicità.
Nessuno nega che un programma reso pubblico nel 1905 abbia oggi il
suo pieno, stupefacente, spaventoso adempimento, e non solo in
genere ma in molti punti particolari. O il documento è formalmente
autentico, od esso fu compilato su varii documenti autentici e su
informazioni sicure, dando a queste membra sparse una unità di
corpo. Ora, ogni onesto e intelligente lettore troverà che
nell'uno e nell'altro caso il documento è prezioso. E come tale lo
presentiamo al pubblico italiano.
Quando nel
1905 il professor Sergyei Nilus rivelava, con la pubblicazione dei
Protocolli, il piano di conquista politica del Sionismo ribelle ed
oppresso, era ben lungi dal supporre che - quindici anni dopo - la
sua pubblicazione sarebbe apparsa come la voce profetica alla
quale il mondo ebbe il torto di non dare a suo tempo ascolto. Oggi
una parte del terribile piano è attuata. |
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PREFAZIONE ALLA
TRADUZIONE INGLESE
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Londra, 2
dicembre 1919.
In questo
momento in cui tutta l'Europa Occidentale si occupa dei benefici
derivanti dai governi costituzionali e discute da un lato i meriti
e dall'altro le iniquità del Massimalismo (Bolscevismo), ritengo
di poter presentare con profitto al pubblico la traduzione di un
libro stampato a Tsarkoye Sielo in Russia, nell'anno 1905. Si può
vedere una copia del documento originale alla biblioteca del
British Museum, sotto il N. 3926 d 17, che porta il bollo di
entrata: "10 agosto 1906 British Museum".
Quante altre
copie di questo libro si trovino per il mondo non sono in grado di
dire, giacché sembra, che poco dopo la sua comparsa, nel I905,
quasi tutte le copie esistenti siano state comperate
simultaneamente ed apparentemente con uno scopo prefisso. Debbo
inoltre prevenire i miei lettori, che non devono portare una copia
di questa traduzione in Russia, giacché chiunque ivi ne fosse
trovato in possesso sarebbe immediatamente fucilato dai
Bolscevichi, quale portatore di "propaganda reazionaria". Il libro
fu presentato al popolo russo dal professore Sergyei Nilus. Esso
consiste di::
1)
Un'introduzione al testo principale, scritta dal Sergyei Nilus nel
1905;
2) Appunti
su conferenze fatte a studenti ebrei a Parigi nell'anno 1901;
3) Una parte
di un epilogo scritto dallo stesso Sergyei Nilus
che non ho
ritenuto necessario riprodurre totalmente, giacché in gran parte
non interesserebbe il pubblico e non riguarda il tema che mi
propongo e cioè: il Pericolo Ebraico.
Chiedo ai
miei lettori di tener presente, che le conferenze sopra accennale
furono fatte nel 1901, e che l'introduzione di Nilus, nonché
l'epilogo furono scritti nel 1905. È impossibile leggere qualsiasi
parte di questo volume, oggi, senza esser colpiti dalla nota
fortemente profetica che lo domina; non solo per quanto riguarda
la ex Santa Russia, ma anche rispetto a talune sinistre evoluzioni
che si osservano in tutto il mondo nel momento attuale. Gentili. -
In guardia! |
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INTRODUZIONE DEL PROF. SERGYEI
NILUS (1905) |
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Mi è stato
dato, da un amico personale ora defunto, un manoscritto il quale,
con una precisione e chiarezza straordinaria, descrive il piano e
lo sviluppo di una sinistra congiura mondiale, che ha il preciso
scopo di. determinare lo smembramento inevitabile del mondo non
rigenerato [Dal punto di vista ebraico, s'intende. - N. d. t.].
Questo documento venne nelle mie mani circa quattro anni fa (1901)
insieme con l'assoluta garanzia che è la traduzione verace di
documenti (originali), rubati da una donna ad uno dei capi più
potenti, e più altamente iniziati della Massoneria [Massoneria
Orientale]. Il furto fu compiuto alla fine di un'assemblea segreta
degli "Iniziati" in Francia - paese che è il nido della
"cospirazione massonica ebraica". A coloro che desiderano di
vedere e udire oso svelare questo manoscritto col titolo di
"Protocolli degli Anziani di Sionne". Chi esamina questi appunti
può, a prima vista, riportarne l'impressione che essi contengano
ciò che di solito chiamiamo assiomi; vale a dire delle verità più
o meno conosciute, quantunque espresse con un'asprezza ed un
sentimento d'odio che di solito non accompagnano le manifestazioni
di simili verità. Ribolle fra le righe quell'arrogante e profondo
odio di razza e di religione che per lungo tempo è riuscito a
nascondersi; ora questo odio gorgoglia, si riversa e sembra che
trabocchi da un recipiente colmo di furore e di vendetta, odio
pienamente conscio della meta agognata che si avvicina!
Debbo
avvertire che il titolo di questo libro non corrisponde
esattamente al contenuto. Non si tratta precisamente di verbali di
adunanze, ma bensì di. un rapporto, diviso in sezioni non sempre
logicamente seguentisi, presentate da un potente personaggio. Il
documento dà l'impressione di essere una parte di un complesso
minaccioso e di maggiore importanza, del quale manca il principio.
L'origine,
già menzionata, di questo documento è evidente. Secondo le
profezie dei Santi Padri, le gesta degli Anti-Cristo devono sempre
essere una parodia della vita di Cristo, ed essi pure debbono
avere il loro Giuda. Ma, ben inteso, dal punto di vista terrestre
questo Giuda non raggiungerà il suo scopo; e perciò, - benché di
breve durata, - una vittoria completa di questo "Sovrano del
mondo" (l'Anti-Cristo) è assicurata. Si comprende che questo
accenno alle parole di W. Soloviev non è adoperato qui come prova
della loro autorità scientifica. Dal punto di vista escatologico,
non è la scienza che lavora, ma bensì il destino che eseguisce la
propria parte importante. Soloviev ci fornisce il canovaccio, sarà
il manoscritto che eseguirà il ricamo. Ci si potrà rimproverare la
natura apocrifa di questo documento, ma se fosse possibile di
provare l'esistenza di questo complotto mondiale per mezzo di
lettere e di testimonianze, e di smascherare i capi tenendone i
fili sanguinolenti per le mani, i "Misteri dell'iniquità"
sarebbero violati. Secondo la tradizione non devono essere
smascherati completamente sino al giorno della incarnazione del
"Figlio della perdizione" (l'Anticristo). Non
possiamo,
nell'attuale complicazione di procedimenti delittuosi, sperar di
avere prove dirette, ma dobbiamo contentarci della certezza
acquistata mediante l'insieme delle circostanze, per cui non
rimarrà alcun dubbio nella mente di ogni osservatore cristiano.
Ciò che segue dovrebbe esser prova sufficiente per tutti coloro
che hanno "orecchi per sentire": è lo scopo che ci siamo prefissi,
di spingere tutti a proteggersi a tempo e a tenersi in guardia. La
nostra coscienza sarà soddisfatta se, coll'aiuto di Dio, potremo
raggiungere il nostro scopo, senza tuttavia suscitare ira contro
il popolo accecato d'Israele. Confidiamo che i Gentili non
nutriranno sentimenti di odio verso la massa credenzona degli
israeliti, inconsapevole del peccato satanico dei suoi capi - gli
Scribi e i Farisei - i quali hanno di già una volta dato la prova
di essere la distruzione di Israele. Per scansare l'ira di Dio
rimane una sola via - l'unione di tutti i cristiani in Nostro
Signore Gesù Cristo, il pentimento nostro e degli altri - oppure
lo sterminio totale. Ma è questo possibile date le condizioni
attuali del mondo non rigenerato? Non è possibile per il mondo, ma
lo è ancora per la Russia credente. La condizione politica degli
Stati Europei Occidentali e dei loro possedimenti o domini in
altri continenti, fu profetizzata dal Principe degli Apostoli.
L'umanità che aspira al perfezionamento della sua vita
terrestre va
in cerca di una realizzazione maggiore dell'idea di potenza, che
dovrebbe assicurare il benessere di tutti; e brama un regno di
sazietà universale, essendo questo diventato il più alto ideale
della vita umana. Essa ha cambiato l'indirizzo dei suoi ideali,
dichiarando completamente screditata la Fede Cristiana perché essa
non ha giustificato le speranze che si riponevano in essa.
L'umanità rovescia i suoi idoli di ieri, ne crea dei nuovi,
innalza nuovi Dei sugli altari, erige loro tempî, più lussuosi e
magnifici gli uni degli altri; poi li depone e li distrugge
nuovamente. Il genere umano ha perduto perfino il concetto del
potere dato da Dio ai suoi Eletti e si avvicina sempre più allo
stato di anarchia. Fra poco il pernio della bilancia repubblicana
e costituzionale sarà consumato; la bilancia crollerà, e crollando
trascinerà tutti i Governi nell'abisso dell'anarchia furente.
L'ultima barricata, l'ultimo rifugio del mondo contro l'uragano
che viene è la Russia. In essa la vera fede vive ancora e
l'Imperatore consacrato rimane il suo protettore sicuro.
Tutti gli
sforzi di distruzione dei servi sinistri e palesi dell'Anticristo,
tutti gli sforzi dei suoi lavoratori coscienti e incoscienti, sono
concentrati contro la Russia. Le ragioni di questo sforzo sono
conosciute, l'obiettivo è conosciuto e deve essere conosciuto
dalla Russia fedele e credente. Quanto più è minaccioso il momento
che si approssima e più spaventevoli sono gli avvenimenti che si
avvicinano nascosti nelle dense nubi, tanto più devono battere con
coraggio e determinazione sempre maggiore i cuori russi intrepidi
ed audaci. Devono coraggiosamente unirsi intorno allo stendardo
sacro della loro Chiesa ed al Trono del loro Imperatore. Fintanto
che vive l'anima, fintanto che il cuore batte nel petto non deve
trovar posto lo spettro mortale della disperazione; tocca a noi
con la nostra fede di ottenere la misericordia dell'Onnipotente e
di ritardare l'ora della caduta della Russia. |
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PROTOCOLLO I |
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Parleremo
apertamente, discuteremo il significato di ogni riflessione e, per
mezzo di paragoni e deduzioni, arriveremo a dare una spiegazione
completa esponendo così il concetto della nostra politica e di
quella dei Goys (parola ebraica per definire tutti i Gentili). Si
deve anzitutto notare che gl'individui corrotti sono assai più
numerosi di coloro che hanno nobili istinti, perciò nel governare
il mondo i migliori risultati sono ottenuti colla violenza e
l'intimidazione, anziché con le discussioni accademiche. Ogni uomo
mira al potere, ognuno vorrebbe essere un dittatore e sono, in
vero, assai rari coloro che non sono pronti a sacrificare il
benessere altrui pur di raggiungere le proprie finalità. Che cosa
ha frenato quelle belve che chiamiamo uomini? Che cosa li ha
governati? Nei primordi della civiltà si sono sottomessi alla
forza cieca e brutale, poi alla legge la quale - in realtà - è la
stessa forza, ma mascherata. Da ciò debbo dedurre che, secondo la
legge della natura, il diritto sta nella forza. La libertà
politica non è un fatto, ma una idea.
Si deve
sapere come applicare questa idea quando necessita, allo scopo di
servirsene come di un'esca per attirare la forza della plebe al
proprio partito, se detto partito ha deciso di usurpare il potere
di un rivale. Il problema viene semplificato, se questo rivale
diventa infetto da idee di "libertà" - dal cosiddetto liberalismo
- e se per questo ideale cede una parte del suo potere. In queste
circostanze trionfa il nostro concetto. Una nuova mano afferra le
abbandonate redini del Governo, secondo vuole la legge vitale,
perché la forza cieca del popolo non può esistere per un solo
giorno senza un Capo che la guidi, ed il nuovo Governo non fa che
sostituire il vecchio indebolito dal suo liberalismo.
Oggi giorno
la potenza dell'oro ha sopraffatto i regimi liberali. Vi fu un
tempo in cui la religione governava. Il concetto della libertà non
è realizzabile perché nessuno sa adoperarla con discrezione.
Basta dare
l'autonomia di governo ad un popolo, per un periodo brevissimo,
perché esso diventi una ciurmaglia disorganizzata. Da quel momento
stesso cominceranno i dissidi, i quali presto si trasformano in
guerre civili, l'incendio si appicca ovunque e gli Stati cessano
virtualmente di esistere.
Lo stato,
sia che si esaurisca in convulsioni interne, sia che la guerra
civile lo dia in mano a un nemico esterno - può considerarsi
definitivamente e totalmente distrutto e sarà in nostro potere. Il
dispotismo capitalista, che è interamente nelle nostre mani, gli
tenderà un fuscello al quale lo Stato dovrà inevitabilmente
aggrapparsi per evitare di cadere inesorabilmente nell'abisso.
Se qualcuno
per motivo di liberalismo asserisce che simili discussioni sono
immorali farò una domanda: perché non è immorale per uno Stato che
ha due nemici, uno esterno e l'altro interno, il servirsi contro
l'uno di mezzi difensivi diversi da quelli che usa contro l'altro,
formando cioè piani segreti di difesa, e di attacco di notte o con
forze superiori? Dunque, perché dovrebbe essere immorale per lo
Stato di servirsi di questi medesimi mezzi contro ciò che rovina
le sue fondamenta ed il benessere della sua stessa esistenza? Può
una mente sana e logica sperare di governare una massa con
successo per mezzo di argomenti e ragionamenti, quando sussiste la
possibilità che essi siano contraddetti da altri i quali, anche se
assurdi e ridicoli, vengano presentati in guisa attraente a quella
parte della plebe, che non è capace di ragionare o di
approfondire, guidata come è interamente da piccole passioni e
convenzioni, o da teorie sentimentali?
Il grosso
della plebe, non iniziata ed ignorante, assieme a coloro che sono
sorti e saliti da essa, vengono avviluppati in dissensi di
partito, che rendono impossibile qualsiasi accordo anche sulla
base di argomenti sani e convincenti. Ogni decisione della massa
dipende da una maggioranza casuale o predisposta la quale, nella
sua totale ignoranza dei misteri politici, approva risoluzioni
assurde, seminando in questo modo i germi dell'anarchia. La
politica non ha niente di comune con la morale; un sovrano che si
lascia guidare dalla morale non è un accorto politico,
conseguentemente non è sicuramente assiso sul trono. Chi vuol
regnare deve ricorrere all'astuzia ed all'ipocrisia. L'onestà e la
sincerità, grandi qualità umane, diventano vizi in politica. Esse
fanno perdere il trono più certamente che non il più acerrimo
nemico. Queste qualità devono essere gli attributi delle nazioni
Gentili, ma noi non siamo affatto costretti a lasciarci andare da
esse. Il nostro diritto sta nella forza. La parola "diritto"
rappresenta un'idea astratta senza base alcuna, e significa né più
né meno che: "datemi quello che voglio perché io possa dimostrarvi
in conseguenza che io son più forte di voi".
Dove
principia il diritto e dove termina? In uno Stato dove il potere è
male organizzato, ove le leggi e le personalità del regnante sono
resi inefficaci dal continuo liberalismo invadente, io mi servo di
una nuova forma di attacco usando del diritto della forza per
distruggere i canoni e i regolamenti già esistenti, impadronirmi
delle leggi, riorganizzare tutte le istituzioni, e diventare così
il dittatore di coloro i quali hanno spontaneamente rinunciato al
loro potere conferendolo a noi. La nostra forza, nelle attuali
traballanti condizioni dell'autorità civile, sarà maggiore di
qualsiasi altra, perché sarà invisibile, sino al momento che
saremo diventati tanto forti da non temere più nessun attacco per
quanto astutamente preparato. Dal male temporaneo, al quale siamo
obbligati a ricorrere, emergerà il benefizio in un regime
incrollabile che reintegrerà il funzionamento dell'esistenza
naturale, distrutto dal liberalismo.
Il fine
giustifica i mezzi.
Nel
formulare i nostri piani, dobbiamo fare attenzione non tanto a ciò
che è buono e morale, quanto a ciò che è necessario e vantaggioso.
Abbiamo
davanti un piano dove è tracciata una linea strategica dalla quale
non dobbiamo deviare, altrimenti distruggeremo il lavoro di
secoli. Per stabilire uno schema d'azione adeguato, dobbiamo tener
presente la meschinità, l'incostanza e la mancanza di equilibrio
morale della folla, nonché l'incapacità sua di comprendere e di
rispettare le condizioni stesse del suo benessere e della sua
esistenza. Si deve comprendere, che la forza della folla è cieca e
senza acume; che porge ascolto ora a destra ora a sinistra. Se il
cieco guida il cieco, ambedue cadranno nella fossa.
Conseguentemente quei membri della folla che sono venuti su da
essa, non possono, anche essendo degli uomini d'ingegno, guidare
le masse senza rovinare la Nazione. Solamente chi è stato educato
alla sovranità autocratica può leggere le parole formate con
l'alfabeto politico. Il popolo abbandonato a sé stesso, cioè in
balìa di individui saliti su dalla plebe, viene rovinato dai
dissensi di partito che hanno origine dall'avidità di potere e
dalla bramosia di onori, generatrici di agitazioni e disordini.
È forse
possibile che le masse possano giungere tranquillamente ed
amministrare senza gelosia gli affari di Stato che non devono
confondere con i loro interessi personali? Possono le masse
organizzare la difesa contro il nemico esterno? Ciò è
assolutamente impossibile, perché un piano suddiviso in tante
parti quante sono le menti della massa, perde il suo valore e
quindi diventa inintelligibile ed ineseguibile. Soltanto un
autocrate può concepire piani vasti, assegnando la sua parte a
ciascun ente del meccanismo della macchina statale. Quindi
concludiamo essere utile per il benessere del paese, che il
governo del medesimo sia nelle mani di un solo individuo
responsabile. Senza il dispotismo assoluto la civiltà non può
esistere, perché la civiltà può essere promossa solamente sotto la
protezione del regnante, chiunque egli sia, e non dalla massa.
La folla è
barbara, ed agisce barbaramente in ogni occasione. La turba,
appena acquista la libertà, rapidamente la trasforma in anarchia,
la quale è per sé stessa la massima delle barbarie. Date uno
sguardo a quei bruti alcoolizzati ridotti all'imbecillità dalle
bevande il cui consumo illimitato è tollerato dalla libertà!
Dovremo noi permettere a noi stessi ed ai nostri simili di fare
altrettanto? I popoli della Cristianità sono fuorviati
dall'alcool; la loro gioventù è resa folle dalle orgie classiche e
premature alle quali l'hanno istigata i nostri agenti - e cioè i
precettori, i domestici, le istitutrici, gli impiegati, i commessi
e via dicendo -; dalle nostre donne nei loro luoghi di
divertimento; ed a queste ultime aggiungo anche le cosiddette
"Signore della Società" - loro spontanee seguaci nella corruzione
e nella lussuria.
Il nostro
motto deve essere: "Qualunque mezzo di forza ed ipocrisia!".
In politica
vince soltanto la forza schietta, specialmente se essa si nasconde
nell'ingegno indispensabile per un uomo di Stato. La violenza deve
essere il principio; l'astuzia e l'ipocrisia debbono essere la
regola di quei governi che non desiderano di deporre la loro
corona ai piedi degli agenti di una potenza nuova. Il male è
l'unico mezzo per raggiungere il bene. Pertanto non dobbiamo
arrestarci dinanzi alla corruzione, all'inganno e al tradimento,
se questi mezzi debbono servire al successo della nostra causa.
In politica
dobbiamo saper confiscare le proprietà senza alcuna esitazione, se
con ciò possiamo ottenere l'assoggettamento altrui e il potere per
noi. Il nostro Stato, seguendo la via della conquista pacifica, ha
il diritto di sostituire agli orrori della guerra le esecuzioni,
meno appariscenti e più utili, che sono i mezzi necessari per
mantenere il terrore, producendo una sottomissione cieca. La
severità giusta ed implacabile è il fattore principale della
potenza dello Stato. Non solo perché è vantaggioso, ma altresì per
dovere e per la vittoria, dobbiamo attenerci al programma della
violenza e dell'ipocrisia.
I nostri
principi sono altrettanto potenti quanto i mezzi coi quali li
mettiamo in atto. Questo è il motivo per cui non solo con questi
mezzi medesimi ma anche con la severità delle nostre dottrine,
trionferemo ed assoggetteremo tutti i Governi al nostro
Super-Governo. Basta che si sappia che siamo implacabili per
prevenire ogni recalcitranza. Anche nel passato noi fummo i primi
a gettare al popolo le parole d'ordine: "Libertà, uguaglianza,
fratellanza". Parole così spesso ripetute, da quel tempo in poi,
da pappagalli ignoranti accorrenti in folla da ogni dove intorno a
quest'insegna. Costoro, ripetendole, tolsero al mondo la
prosperità ed all'individuo la vera libertà personale, che prima
era stata così bene salvaguardata, impedendo alla plebaglia di
soffocarla.
I Gentili
sedicenti dotti e gli intelligenti, non percepirono quanto fossero
astratte le parole che pronunciavano e non si accorsero che queste
parole non solo non si accordavano, ma si contraddicevano
addirittura.
Essi non
seppero vedere che l'eguaglianza non esiste nella natura, la quale
crea calibri diversi e disuguali di mente, carattere e capacità.
Così è d'uopo assoggettarsi alle leggi della natura. Questi
sapientoni non seppero intuire che la massa è una potenza cieca e
che coloro i quali, emergendo da essa, vengono chiamati al
governo, sono ugualmente ciechi in fatto di politica; che un uomo
destinato a regnare può governare, anche se sia uno sciocco, ma
che un uomo il quale non è stato preparato a tale compito, non
comprenderebbe nulla di politica anche se fosse un genio. I
Gentili hanno messo da parte tutto ciò, mentre è su questa base,
che fu fondato il governo dinastico.
Il padre
soleva istruire il figlio nel significato e nello svolgimento
delle evoluzioni politiche in maniera tale che nessuno, fuorché i
membri della dinastia, potesse averne conoscenza e che pertanto
nessuno potesse svelarne i segreti al popolo governato. Col tempo
il significato dei veri insegnamenti politici, quali erano
trasmessi nelle dinastie da una generazione all'altra, andò
perduto, e questa perdita contribuì al successo della nostra
causa. Il nostro appello di: "libertà, uguaglianza, fratellanza",
attirò intiere legioni nelle nostre file dai quattro canti del
mondo attraverso i nostri inconsci agenti, e queste legioni
portarono i nostri stendardi estaticamente. Nel frattempo queste
parole rodevano, come altrettanti vermi, il benessere dei
Cristiani e distruggevano la loro pace, la loro costanza, la loro
unione, rovinando così le fondamenta degli Stati. Come vedremo in
seguito, questa azione determinò il nostro trionfo. Esso ci dette,
fra l'altro, la possibilità di giocare l'asso di briscola, vale a
dire di ottenere l'abolizione di privilegi; ossia, in altre
parole, l'abolizione dell'aristocrazia dei Gentili, la quale era
l'unica difesa che le Nazioni ed i paesi possedevano contro di
noi. Sopra le rovine di una aristocrazia naturale ed ereditaria,
costruimmo un'aristocrazia nostra a base plutocratica. Fondammo
questa nuova aristocrazia sulla ricchezza, che noi controllavamo,
e sulla scienza promossa dai nostri dotti. Il nostro trionfo fu
facilitato dal fatto, che noi, mediante le nostre relazioni con
persone che erano indispensabili, abbiamo sempre agito sulla parte
suscettibile della mente umana; cioè sfruttando l'avidità di
guadagno delle nostre vittime, la loro ingordigia, la loro
instabilità, nonché profittando delle esigenze naturali dell'uomo,
poiché ognuna di queste debolezze, presa da sé, è capace di
distruggere l'iniziativa, ponendo così la potenza volitiva del
popolo in balìa di coloro che vorrebbero privarlo di tutto il suo
potere di iniziativa. Il significato astratto della parola libertà
rese possibile di convincere le turbe che il Governo non è altro
che un gerente rappresentante il possessore - vale a dire la
Nazione -; e pertanto può essere messo da parte come un paio di
guanti usati. Il fatto che i rappresentanti della Nazione possono
essere destituiti li diede in nostro potere e fece sì che la loro
nomina è praticamente nelle nostre mani. |
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PROTOCOLLO II |
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Per il
nostro scopo è indispensabile che le guerre non producano
modificazioni territoriali. In tal modo, senza alterazioni
territoriali, la guerra verrebbe trasferita sopra una base
economica. Allora le nazioni dovranno riconoscere la nostra
superiorità per l'assistenza che sapremo dare ad esse, e questo
stato di cose metterà entrambe le parti alla mercè dei nostri
intermediarii internazionali dagli occhi di lince, i quali hanno
inoltre mezzi assolutamente illimitati. Allora i nostri diritti
internazionali cancelleranno le leggi del mondo e noi governeremo
i paesi nello stesso modo che i singoli governi governano i loro
sudditi.
Sceglieremo
fra il pubblico amministratori che abbiano tendenze servili. Essi
non avranno esperienza dell'arte di governare, e perciò saranno
facilmente trasformati in altrettante pedine del nostro giuoco;
pedine che saranno nelle mani dei nostri astuti ed eruditi
consiglieri, specialmente educati fino dall'infanzia nell'arte di
governare il mondo. Come già sapete, questi uomini hanno studiato
la scienza del governo dai nostri piani politici, dall'esperienza
dataci dalla storia e dalla osservazione degli avvenimenti che si
susseguono. I Gentili non traggono profitto da costanti
osservazioni storiche, ma seguono una routine teorica senza
considerare quali possano esserne le conseguenze, quindi non
occorre prenderli in considerazione. Lasciamo che si divertano
finché l'ora suonerà, oppure lasciamoli vivere nella speranza di
nuovi divertimenti, o nel ricordo di godimenti che furono.
Lasciamoli nella convinzione che le leggi teoriche, che abbiamo
ispirato loro, siano per essi di suprema importanza.
Con questa
mèta in vista e coll'aiuto della nostra stampa, aumentiamo
continuamente la loro cieca fiducia in queste leggi. Le classi
istruite dei Gentili si vanteranno della propria erudizione e
metteranno in pratica, senza verificarle, le cognizioni ottenute
dalla scienza che i nostri agenti scodellarono loro allo scopo
prefisso di educarne le menti secondo le nostre direttive. Non
crediate che le nostre asserzioni siano parole vane: notate il
successo di Darwin, di Marx e di Nietsche, che fu intieramente
preparato da noi. L'azione demoralizzatrice di queste scienze
sulle menti dei Gentili dovrebbe certamente esserci evidente. Per
evitare di commettere errori nella nostra politica e nel nostro
lavoro di amministrazione, è per noi essenziale di studiare e di
tener presente l'attuale andamento del pensiero, le
caratteristiche e le tendenze delle nazioni.
Il successo
del nostro piano consiste nella sua adattabilità al temperamento
delle nazioni colle quali veniamo a contatto. Esso non può
riuscire se la sua applicazione pratica non è basata
sull'esperienza del passato, integrata con le osservazioni
dell'ora presente. La stampa è una grande forza nelle mani dei
presenti Governi, i quali per suo mezzo controllano le menti
popolari. La stampa dimostra le pretese vitali della popolazione,
ne rende note le lagnanze e talvolta crea lo scontento nella
plebe. La realizzazione della libertà di parola nacque nella
stampa, ma i governi non seppero usufruire di questa forza ed essa
cadde nelle nostre mani. Per mezzo della stampa acquistammo
influenza pur rimanendo dietro le quinte. In virtù della stampa
accumulammo l'oro: ci costò fiumi di sangue ed il sacrificio di
molta gente nostra, ma ogni sacrificio dal lato nostro, vale
migliaia di Gentili nel cospetto di Dio. |
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PROTOCOLLO III |
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Oggi vi
posso assicurare che siamo a pochi passi dalla nostra mèta. Rimane
da percorrere ancora una breve distanza e poi il ciclo del
Serpente Simbolico - emblema della nostra gente - sarà completo.
Quando
questo ciclo sarà chiuso, tutti gli Stati Europei vi saranno
costretti come da catene infrangibili.
La bilancia
sociale ora esistente andrà presto in isfacelo, perché noi ne
alteriamo continuamente l'equilibrio, allo scopo di logorarla e
distruggerne l'efficienza al più presto possibile.
I Gentili
credettero che tale bilancia fosse forte e resistente e
confidavano di tenerla sempre accuratamente in equilibrio, ma i
suoi sostegni, cioè i capi degli Stati, trovano un impedimento nei
loro servitori i quali non giovano nulla ad essi, perché sono
trascinati dalla loro illimitata forza d'intrigo, causata dai
terrori che prevalgono nelle Corti. Il Sovrano, siccome non ha i
mezzi per penetrare nel cuore del suo popolo, non può difendersi
contro gli intriganti avidi di potere. Dacché noi abbiamo scisso
il potere vigile dal potere cieco della popolazione, entrambi
hanno perduto il loro significato, perché una volta divisi, sono
spersi l'uno e l'altro come un cieco al quale manchi il suo
bastone. Per indurre gli amanti del potere a fare cattivo uso dei
loro diritti, aizzammo tutte le Potenze, le une contro le altre,
incoraggiandone le tendenze liberali verso l'indipendenza. Abbiamo
fomentato ogni impresa in questo senso, ponendo così delle armi
formidabili nelle mani di tutti i partiti, e abbiamo fatto sì che
il potere fosse la mèta di ogni ambizione. I governi li abbiamo
trasformati in arene dove si combattono le guerre di partito. Fra
poco il disordine ed il fallimento appariranno ovunque.
Chiacchieroni irrefrenabili trasformarono le assemblee
parlamentari ed amministrative in riunioni di controversia.
Giornalisti audaci, e sfacciati scrittori di opuscoli, attaccano
continuamente i poteri amministrativi. L'abuso del potere
preparerà definitivamente il crollo di tutte le istituzioni e
tutto cadrà sotto i colpi della popolazione inferocita. Il popolo
è assoggettato nella miseria dal sudore della sua fronte in un
modo assai più formidabile che non dalle leggi della schiavitù. Da
quest'ultima i popoli poterono affrancarsi in un modo o in un
altro, mentre nulla li potrà liberare dalla tirannide della
completa indigenza. Ponemmo cura di inserire nelle costituzioni
molti diritti che per le masse sono puramente fittizi. Tutti i
cosidetti "diritti del popolo" possono esistere solo in teorie le
quali non sono praticamente applicabili. Qual vantaggio deriva ad
un operaio del proletariato, curvato dalle sue dure fatiche ed
oppresso dal destino, dal fatto che un ciarlone ottiene il diritto
di parlare, od un giornalista quello di stampare qualsiasi
sciocchezza? A che giova una costituzione al proletariato, se da
essa non riceve altro benefizio che le briciole che gli gettiamo
dalla nostra tavola quale ricompensa perché dia i suoi voti ai
nostri agenti? I diritti repubblicani sono un'ironia per il
povero, perché la dura necessità del lavoro quotidiano gli
impedisce di ricavare qualsiasi beneficio da diritti di tal genere
e non fa che togliergli la garanzia di uno stipendio fisso e
continuo rendendolo schiavo degli scioperi, di chi gli dà lavoro e
dei suoi compagni. Sotto i nostri auspici la plebe ha
completamente distrutto l'aristocrazia, la quale sempre la
sovvenne e la custodì per il vantaggio proprio, che era
inseparabile dal benessere della popolazione. Oggi giorno il
popolo, avendo distrutto i privilegi dell'aristocrazia, è caduto
sotto il giogo di furbi sfruttatori e di gente venuta su dal
nulla. Noi abbiamo l'intenzione di assumere l'aspetto di
liberatori dell'operaio, venuti per affrancarlo da ciò che lo
opprime, quando gli suggeriremo di unirsi alla fila dei nostri
eserciti di socialisti, anarchici e comunisti. Sosteniamo i
comunisti, fingendo di amarli giusta i principii di fratellanza e
dell'interesse generale dell'umanità, promosso dalla nostra
massoneria socialista. L'aristocrazia, la quale - per diritto -
spartiva il guadagno delle classi operaie, si interessava perché
queste classi fossero ben nutrite, sane e robuste. Il nostro scopo
è invece l'opposto, vale a dire che ci interessiamo alla
degenerazione dei Gentili. La nostra forza consiste nel tenere
continuamente l'operaio in uno stato di penuria ed impotenza,
perché, così facendo, lo teniamo assoggettato alla nostra volontà
e, nel proprio ambiente, egli non troverà mai la forza e l'energia
di insorgere contro di noi. La fame conferirà al Capitalismo dei
diritti sul lavoratore infinitamente più potenti di quelli che il
legittimo potere del Sovrano potesse conferire alla aristocrazia.
Noi
governiamo le masse mediante i sentimenti di gelosia ed odio
fomentati dall'oppressione e dalla miseria. Ed è facendo uso di
questi sentimenti che togliamo di mezzo tutti coloro che ci
ostacolano.
Quando verrà
il giorno dell'incoronazione del nostro Sovrano Mondiale,
provvederemo con questi stessi mezzi, e cioè servendoci della
plebe, a distruggere tutto ciò che potrebbe ostacolare il nostro
cammino. I Gentili non sono più capaci di ragionare in materia di
scienza, senza il nostro aiuto. Per questo motivo essi non
comprendono la necessità vitale di certe condizioni, che noi ci
facciamo un dovere di tener nascoste sino al momento in cui
giungerà la nostra ora; specialmente, che nelle scuole si dovrebbe
insegnare la sola vera e più importante di tutte le scienze, e
cioè la scienza della vita dell'uomo e delle condizioni sociali,
le quali richiedono entrambe la spartizione del lavoro e
conseguentemente la classificazione degli individui in caste e
classi.
È
indispensabile che tutti sappiamo che la vera eguaglianza non può
esistere, data la natura diversa delle varie qualità di lavoro; e
che pertanto coloro i quali agiscono a detrimento di tutta una
casta incorrono in una responsabilità ben diversa, davanti alla
legge, di quelli che commettono un delitto nocivo soltanto al loro
onore personale.
La vera
scienza delle condizioni sociali, ai segreti della quale non
ammettiamo i Gentili, convincerebbe il mondo che il lavoro e gli
impieghi si dovrebbero assegnare a caste ben distinte, allo scopo
di evitare insofferenze umane derivanti da una educazione non
corrispondente al lavoro che gli individui sono chiamati ad
eseguire. Se essi studiassero questa scienza, il popolo si
sottometterebbe volontariamente ai poteri governativi e alle caste
di governo classificate da essi.
Date le
condizioni attuali della scienza, che segue una linea tracciata da
noi, la plebe, nella sua ignoranza, crede ciecamente nelle parole
stampate e nelle illusioni erronee opportunamente ispirate da noi,
ed odia tutte le classi che crede più elevate della sua. Ciò
perché essa non comprende l'importanza di ogni singola casta.
Questo odio diventerà ancora più acuto quando si tratterrà di
crisi economiche, perché allora arresterà i mercati e la
produzione. Determineremo una crisi economica universale con tutti
i mezzi clandestini possibili coll'aiuto dell'oro, che è tutto
nelle nostre mani. In pari tempo getteremo sul lastrico folle
enormi di operai, in tutta l'Europa. Allora queste masse si
getteranno con gioia su coloro dei quali, nella loro ignoranza,
sono stati gelosi sin dall'infanzia, ne saccheggeranno gli averi e
ne verseranno il sangue. A noi non recheranno danno, perché il
momento dell'attacco ci sarà ben noto, e prenderemo le misure
necessarie per proteggere i nostri interessi. Siamo riusciti a
persuadere i Gentili che il liberalismo avrebbe dato loro il regno
della ragione. Il nostro dispotismo sarà di questa specie perché
avrà il potere di sopprimere le ribellioni e di sradicare con
giusta severità ogni idea liberale dalle istituzioni.
Quando la
plebe si avvide che in nome della libertà le venivano concessi
diritti di ogni genere, si immaginò di essere la padrona e tentò
di assumere il potere. Naturalmente s'imbatté come un cieco
qualsiasi, in ostacoli innumerevoli. Allora, non volendo tornare
al regime di prima, depose il suo potere ai nostri piedi.
Ricordatevi
della rivoluzione francese, che chiamiamo la Grande Rivoluzione:
ebbene, tutti i segreti della sua preparazione organica ci sono
ben noti, essendo lavoro delle nostre mani. Da allora in poi
abbiamo fatto subire alle nazioni una delusione dopo l'altra,
cosicché esse dovranno perfino rinnegarci, in favore del Re
Despota, uscito dal sangue di Sionne, che stiamo preparando al
mondo.
Nel momento
attuale noi come forza internazionale siamo invulnerabili, perché
quando siamo assaliti da uno dei governi dei Gentili, altri ci
sostengono. Nella loro immensa bassezza, i popoli Cristiani
aiutano la nostra indipendenza. Ciò fanno quando si prosternano
davanti alla forza; quando sono senza pietà per i deboli; crudeli
per le colpe e indulgenti per i delitti; quando si rifiutano di
ammettere le contraddizioni della libertà; quando sono pazienti
fino al martirio nel sopportare la violenza di una tirannia
audace.
Essi
tollerano da parte dei loro attuali dittatori, Presidenti dei
Consigli e Ministri, degli abusi per il più piccolo dei quali
avrebbero ucciso cento re. Come si spiega questo stato di cose?
Perché le masse sono tanto illogiche nel farsi un concetto degli
avvenimenti? La ragione è che i despoti persuadono il popolo, per
mezzo dei loro agenti, che l'abuso del potere con evidente danno
allo Stato è compiuto per uno scopo elevato, vale a dire per
ottenere la prosperità della popolazione e per l'amore della
fratellanza internazionale, dell'unione e dell'eguaglianza. Si
capisce che questi agenti non dicono al popolo, che tale
unificazione può essere ottenuta soltanto sotto il nostro dominio;
di modo che vediamo la popolazione condannare gl'innocenti ed
assolvere i colpevoli, convinta che potrà sempre fare ciò che le
pare e piace. La plebe, data questa sua condizione mentale,
distrugge tutto ciò che è stabile e crea lo scompiglio ovunque. La
parola "libertà" porta la società a lottare contro tutte le
potenze, persino contro le potenze della Natura e di Dio. Questo è
il motivo per cui, quando noi arriveremo al potere, dovremo
cancellare la parola "libertà" dal dizionario umano, essendo essa
il simbolo della forza bestiale che trasforma le popolazioni in
belve assetate di sangue. Occorre però tener presente che queste
belve si addormentano appena saziate di sangue e che in quel
momento è facile affascinarle e ridurle in ischiavitù. Se non si
procura ad esse del sangue, non si addormenteranno ma lotteranno
fra di loro. |
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PROTOCOLLO IV |
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Ogni
Repubblica attraversa varie fasi. La prima fase è rappresentata
dai primi giorni di furia cieca, quando le turbe annientano e
distruggono a destra e a sinistra. La seconda è il regno del
demagogo che promuove l'anarchia ed impone il potere assoluto.
Questo dispotismo non è ufficialmente legale ed è, pertanto,
irresponsabile; esso è nascosto ed invisibile, ma nel medesimo
tempo si fa sentire. Esso è generalmente controllato da una
organizzazione segreta la quale agisce dietro le spalle di qualche
agente ed è conseguentemente tanto più audace e senza scrupoli. A
questa forza segreta non importerà di mutare gli agenti che la
mascherano. Questi mutamenti aiuteranno persino l'organizzazione,
la quale con questo mezzo si sbarazzerà dei suoi vecchi servitori,
ai quali avrebbe dovuto dare un forte premio, data la durata del
loro servizio. Chi o che cosa può detronizzare una potenza
segreta? Ebbene tale è appunto il nostro Governo. La loggia
massonica in ogni parte del mondo agisce inconsciamente da
maschera al nostro scopo. Ma l'uso che faremo di questa potenza
nel nostro piano di azione, come i nostri quartieri generali,
restano perpetuamente sconosciuti all'universo.
La libertà
potrebbe non essere danno e sussistere nei governi e nei paesi
senza pregiudicare il benessere del popolo, se fosse basata sulla
religione, sul timore di Dio e sulla fratellanza umana, scevra da
quei concetti di uguaglianza che sono in contraddizione diretta
con le leggi della creazione che hanno ordinato la sottomissione.
Retto da una fede simile, il popolo sarebbe governato dalle
parrocchie e vivrebbe tranquillamente ed umilmente sotto la tutela
dei suoi pastori spirituali, sottomettendosi all'ordinamento da
Dio stabilito sulla terra. Ed è perciò che dobbiamo cancellare
persino il concetto di Dio dalle menti dei Cristiani,
rimpiazzandolo con calcoli aritmetici e bisogni materiali. Allo
scopo di stornare le menti Cristiane dalla nostra politica è
assolutamente necessario di tenerle occupate nell'industria e nel
commercio. Così tutte le nazioni lavoreranno incessantemente per
il loro proprio vantaggio, ed in questa lotta universale non si
accorgeranno del nemico comune. Ma perché la libertà sconnetta e
rovini completamente la vita sociale dei Gentili, dobbiamo mettere
il commercio sopra una base di speculazione. Il risultato di ciò
sarà che le ricchezze della terra, ricavate per mezzo della
produzione, non rimarranno nelle mani dei Gentili, ma passeranno,
attraverso la speculazione, nelle nostre casseforti. La lotta per
la supremazia e la speculazione continua nel mondo degli affari,
produrrà una società demoralizzata, egoista e senza cuore. Questa
società diventerà completamente indifferente e persino nemica
della religione e disgustata dalla politica. La bramosia dell'oro
sarà l'unica sua guida. E questa società lotterà per l'oro,
facendo un vero culto dei piaceri materiali che esso può
procacciarle. Allora le classi inferiori si uniranno a noi contro
i nostri rivali - cioè contro i Gentili privilegiati - senza
neppur fingere di essere animate da un motivo nobile, e neppure
per amore delle ricchezze, ma unicamente per il loro odio schietto
contro le classi più elevate. |
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PROTOCOLLO V |
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Che genere
di governo si può dare ad una società nella quale il subornamento
e la corruzione sono penetrate ovunque; dove le ricchezze si
possono ottenere solamente di sorpresa o con mezzi fraudolenti;
dove il dissenso prevale in tutto, e la moralità si mantiene
unicamente per mezzo del castigo e di leggi severe, e non in
conseguenza di principi volontariamente accettati; dove il
sentimento patriottico e religioso affoga nelle convinzioni
cosmopolitane? Quale altra forma di governo si può dare a simili
società, fuorché quella despotica che vi descriverò ora?
Organizzeremo un governo fortemente centralizzato, in modo da
acquistare le forze sociali per noi. Per mezzo di nuove leggi
regoleremo la vita politica dei nostri sudditi come se fossero
tanti pezzi di una macchina. Tali leggi limiteranno gradatamente
tutte le franchigie e le libertà accordate dai Gentili. In questo
modo il nostro regno si svilupperà in un dispotismo così possente,
da essere in grado di schiacciare i Gentili malcontenti o
recalcitranti in qualunque ora ed in qualunque luogo.
Ci diranno
che il genere di potere assoluto che suggerisco non si confà col
progresso attuale della civiltà, ma vi dimostrerò, invece, che è
proprio vero il contrario. Allorquando i popoli consideravano i
loro sovrani come l'espressione della volontà di Dio, si
sottomettevano tranquillamente al dispotismo dei loro monarchi. Ma
dal giorno in cui infondemmo nelle popolazioni il concetto dei
loro diritti, esse cominciarono a considerare i Re come semplici
mortali. Al cospetto della plebe la Santa unzione cadde dal capo
dei monarchi, e quando ad essa togliemmo anche la religione, il
potere fu gettato sulla via come pubblica proprietà e venne
afferrato da noi. Oltre a ciò, fra le nostre doti amministrative
contiamo quella di saper governare le masse e gl'individui per
mezzo di fraseologie astute, di teorie confezionate furbamente, di
regole di vita e di ogni altro mezzo d'inganno allettante. Tutte
queste teorie, che i Gentili non comprendono affatto, sono basate
sull'analisi e sull'osservazione unite ad una così sapiente
argomentazione, che non trova l'uguale fra i nostri rivali, così
come essi non possono competere con noi nella costruzione di piani
di solidarietà e di azione politica. L'unica società da noi
conosciuta che sarebbe capace di farci concorrenza in queste arti
potrebbe essere quella dei Gesuiti.
Ma siamo
riusciti a screditare i Gesuiti agli occhi della plebe stupida per
la ragione che questa società è un'organizzazione palese, mentre
noi ci teniamo dietro le quinte, mantenendo il segreto della
nostra. Al mondo, in fin dei conti, importerà poco se diventerà
suo padrone il capo della Chiesa Cattolica, oppure un tiranno del
sangue di Sionne. Ma per noi "popolo prediletto" la questione non
è indifferente.
Per un certo
periodo i Gentili potrebbero forse esser capaci di tenerci testa.
Ma a questo riguardo non abbiamo da temere perché siamo
salvaguardati dall'odio profondamente radicato che nutrono gli uni
verso gli altri e che non si può estirpare. Abbiamo messo in
contrasto gli uni con gli altri tutti gli interessi personali e
nazionali dei Gentili, fomentandone tutti i pregiudizi religiosi e
nazionali per quasi venti secoli. A tutto questo lavorìo si deve
il fatto, che nessun governo troverebbe appoggio nei suoi vicini,
se si appellasse ad essi per opporsi a noi, perché ognuno di essi
sarebbe convinto che un'azione contro di noi potrebbe essere
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