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In un libro e in vari quotidiani il pubblicista cattolico
Vittorio Messori, che non ha mai nascosto la propria
simpatia per il regime di Francisco Franco, si è sforzato di
minimizzare il massacro di Guernica, durante la guerra civile
spagnola, con dati a suo dire inoppugnabili. In realtà erano
oppugnabilissimi. Lo ha dimostrato, sul newsgroup
it.cultura.storia, con un intervento del 24 luglio 2002, un
certo Piero F.
Ci dispiace non poterne indicare il cognome per esteso, perché
così si firmava (lo faremo se si metterà in contatto con noi).
Il suo testo, che proponiamo quasi integralmente, merita di essere
conosciuto, perché smonta implacabilmente e con estremo rigore le
tesi di Messori, che di sicuro non fa una bella figura. Lodata sia
Internet, che consente che storici magari non accademici come
Piero F. possano esprimersi e, se necessario, facciano a pezzi un
opinionista influente e ospitato dalla grande stampa. |
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IL TESTO DI VITTORIO MESSORI
[in
kattoliko.it] |
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[...] Una "verità" codificata una volta per sempre anche nella
Storia della guerra civile spagnola (stampata, in Italia, da
Einaudi) di Hugh Thomas. È significativo che questo storico, nella
edizione "rivista" della sua Storia, abbia poi ridotto a 200 il
numero dei morti: 1454 in meno da una ristampa all'altra. E senza
dare spiegazioni. (1)
La realtà è del tutto diversa, come hanno stabilito anche
commissioni internazionali di inchiesta (2).
Come andò davvero lo si sa da decenni (3),
ma la forza della propaganda sembra ancora invincibile. Guernica
costituiva un normale obiettivo militare, come ben sapeva anche il
governo rosso" che vi aveva installato pezzi contraerei e scavato
sette rifugi collettivi (4). In effetti,
la città era sede di due importanti fabbriche, d'armi leggere e di
bombe d'aviazione (5).
Inoltre era nodo stradale e ferroviario (6)
per i repubblicani che combattevano a una dozzina di chilometri
dalla città, che rigurgitava di soldati e di mezzi militari. Non
si dimentichi che l'importanza strategica di Guernica veniva anche
dalle fortificazioni che i baschi vi avevano costruito (la cintura
di ferro", come la chiamavano (7)) per
marcare l'indipendenza della loro regione nei confronti delle
altre etnie spagnole.
Non era affatto, dunque, il "bucolico, sacro villaggio dove
mercanti e villici portavano pacificamente le loro povere cose",
per dirla con Thomas. Alcuni bombardieri (di vecchio tipo
(8)) inviati dalla Germania e 18 aerei, tra
pesanti e leggeri, del Corpo di spedizione italiano, nel
pomeriggio di quel 26 aprile 1937 fecero alcuni passaggi per
distruggere il ponte di Renteria, sul fiume Oca e ostacolare così
i movimenti dei repubblicani (9).
La maggioranza dell'esplosivo italo-tedesco cadde sul nodo
stradale attorno al ponte e solo alcune bombe sulla città: su 39
crateri individuati dalla ricognizione aerea, solo 7 risultano
nell'abitato (10). I morti accertati -
anche da accurati controlli all' anagrafe - furono 93, cui è forse
da aggiungere qualcun altro tra soldati isolati
(11).
Quasi la metà di quei 93 morì per il crollo di un rifugio appena
costruito ma evidentemente inadeguato: Forse, gli appalti truccati
esistevano anche tra i baschi "rossi" (12).
In ogni caso, non si supera il centinaio, com'è provato da
ripetute indagini sull'anagrafe della città, che contava 5.000
abitanti in tutto (13): bilancio tragico
ma, purtroppo, di routine nella più sanguinosa guerra civile della
storia che, alla fine, contò quasi un milione di morti.
In ogni caso, si è abissalmente lontani dai 1654 caduti (e 889
feriti) che sono entrati nella leggenda sempre ripetuta. E si è
ben lontani anche dalle migliaia di cadaveri che furono il tragico
prezzo da pagare - in quella lotta spietata - per la conquista di
tanti altri obiettivi militari. É vero che documenti fotografici e
cinematografici mostrano la città semidiroccata. Ma questo perché
(come dimostrò una commissione internazionale (2);
e come fu appurato persino dal tribunale di Norimberga che giudicò
i generali nazisti (14)) prima di
ritirarsi i socialcomunisti e gli anarchici cosparsero di benzina
tutto ciò che poterono e vi diedero fuoco (15).
Non un solo cratere di bomba fu trovato tra le rovine bruciate del
centro storico (10). Fu provato, inoltre,
che i minatori anarchici delle Asturie, fuggendo, fecero saltare
con la dinamite, di cui disponevano in abbondanza, molti edifici
per creare ostacoli alle truppe franchiste (15).
Ma come nacque la leggenda giunta sino a noi, malgrado le
risultanze delle inchieste internazionali (2)
e il lavoro - inascoltato, per lo più - di qualche storico con il
rispetto della sua professione (16)?
All'inizio della manipolazione della verità c'è un corrispondente
di guerra inglese, George L. Steer, il quale, pur non essendo sul
posto quel giorno (17), spedì da Bilbao
(dopo essersi accordato con tre colleghi e connazionali per non
smentirsi a vicenda (18)) una cronaca
fantasiosa al suo giornale di Londra.
Da soldati baschi, Steer (che secondo molti apparteneva allo
spionaggio inglese (19)) aveva appreso
che il lunedì, a Guernica, si teneva un affollato mercato; e
poiché quel 26 aprile era, appunto, un lunedì, lavorò di fantasia
immaginando le inermi massaie e i vecchi contadini spappolati
dalle bombe tedesche (tra l'altro, visto che il mito esige
"cattivi" che lo siano davvero, da allora, parlando di Guernica,
si disse solo dei tedeschi, tacendo degli italiani che furono
invece presenti in forze sul ponte (20)
con tre moderni bombardieri S79 e con 15 caccia CR32). Per tornare
al corrispondente inglese e ai colleghi che gli tenevano bordone:
non sapevano che il mercato quel lunedì non si era svolto, poiché
il Delegato militare del governo basco lo aveva vietato
(21), temendo appunto azioni di guerra. In
ogni caso, non avrebbe potuto essere colpito, visto che il mercato
terminava sul mezzogiorno (22) e l'azione
italo-tedesca si svolse a partire dalle 16,15.
Della corrispondenza fantasiosa di Steer e dei colleghi si
impadronirono subito due propagande: quella anarco-comunista,
naturalmente; ma anche quella britannica, poiché il nuovo governo
di Chamberlain doveva convincere l'opinione pubblica della
necessità di affrontare grandi spese per il riarmo
(23), vista la barbarie tedesca e la potenza
delle sue armi (da qui, l'invenzione che Guernica fosse stata
colpita da modernissimi velivoli (8)). Il
lucroso falso di Picasso (24) completò la
leggenda che tutti, sino a qui, hanno preso per storia vera |
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NOTE AL TESTO
(Nota #1) |
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Non ho l'edizione 1977 della Spanish Civil War di H.Thomas,
ma sono certo che nell'introduzione alla nuova edizione c'è, come
d'uso, la motivazione che l'ha resa necessaria. La cifra di 1654
morti, citata da George L. Steer non nell'immediato resoconto, ma
in successivi reportages e in The Tree of Guernica (1938),
era stata diramata alle agenzie di stampa dal governo autonomo di
Euskadi, e probabilmente era riferita alle perdite del 26 aprile
su tutto il fronte.
Ma negli archivi di Stato si trova un dispaccio del premier basco
Aguirre al ministro della difesa della Repubblica Spagnola, nel
quale si parla di 200 vittime a Guernica per l'incursione aerea.
[Fonte: Ten.Col. Martinez Bande, "Vizcaya", Editorial S. Martin]
Hugh Thomas si recò in Spagna nel 1959 per raccogliere dati e
testimonianze sulla guerra civile spagnola, e fu osteggiato in
tutti i modi dal regime franchista. Sul bombardamento di Guernica
poté raccogliere notizie e testimonianze da esponenti religiosi
baschi [Fonte: link Catholic Critics] ma in mancanza di
documenti ufficiali fu costretto ad attenersi a quanto scriveva
Steer. Verso il 1970 furono finalmente aperti gli archivi sulla
guerra civile, e in Spagna iniziarono a circolare nuove e più
fedeli ricostruzioni dell'accaduto (tra le quali proprio quella
del colonnello Martinez Bande, capo del servizio storico militare
della Difesa). Thomas, che aveva pubblicato il suo libro nel 1961,
dopo la morte di Franco tornò in Spagna per revisionare il proprio
testo alla luce dei documenti d'archivio. Non fu solo il numero
delle vittime, l'oggetto di questa revisione, pubblicata nel 1977,
ma anche - per esempio - la distanza che separava Guernica dal
fronte quel 26 aprile 1937. [Fonte: link Emory, nelle note al
testo]
Insomma, è una normale revisione dovuta alla disponibilità di
nuovo materiale, come è d'obbligo per qualsiasi storico serio, e
l'ironia di Messori certifica una volta di più che egli non ha la
minima dimestichezza con le metodologie storiche |
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(Nota #2) |
torna al
testo di Messori |
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Messori nomina in più punti queste fantomatiche "commissioni
internazionali d'inchiesta", come se il potere evocativo delle
parole bastasse a rendere indiscutibili le affermazioni che si
vorrebbero far passare. Figlia della stessa tecnica, gira negli
ambienti di ufologia una frase celebre, "eminenti studiosi hanno
provato...", un tormentone dietro il quale si nascondono i
mitomani e i visionari. Messori dica quali commissioni indagarono,
quando lo fecero, e dove si riunirono. Non per semplice amore
della precisione, ma perché durante il regime franchista non era
consentito a nessuno (e meno che mai agli stranieri) ficcare il
naso negli orrori della guerra civile, come ben sa Hugh Thomas. |
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(Nota #3) |
torna al
testo di Messori |
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La "verità" ha avuto due facce, dal 1937 fino al 1970: la versione
franchista e quella del resto del mondo. Poiché Messori nega
validità alla seconda, è ovvio che per lui la verità è quella che
si raccontava in Spagna quand'era vivo Franco. Nel 1970 iniziarono
a cadere i paraventi intorno a Guernica, e dopo la morte del
Generalissimo gli spagnoli si affrettarono a denunciare che quella
"verità" era solo un cumulo di menzogne per nascondere le
responsabilità di Franco e dei suoi alleati.
«Tutti sapevamo di chi era la responsabilità del bombardamento,
quali e quanti, 43, erano gli aerei che la "spianarono": però
nessuno si azzardava ad aprire la bocca in pubblico. Era tabù.
Erano stati i "gudaris" baschi in ritirata, i minatori asturiani,
tanto abili con la dinamite, tutti tranne i tedeschi, tanto
carini, tanto rispettosi. La menzogna tardò anni ad essere
scoperta, almeno in forma ufficiale. Gli archivi si erano chiusi
ermeticamente: e Joseba Elosegui, comandante dei Gudaris che
rimase tre ore nella cinta urbana della città incendiata, scrisse:
- Il 19 giugno 1950, Franco, nel 13 anniversario dell'occupazione
di Bilbao e alla cena di gala offerta per la Delegazione di
Vizcaya, ripeté la sua accusa: "Guernica fu distrutta e incendiata
dai marxisti prima della loro fuga".- Poco a poco, la verità si
fece strada.»[Fonte: Link Gernika Vasca]
«I crimini dei fascisti. Il più ovvio di questi fu il
bombardamento nazista di Guernica. I fascisti spagnoli lo negarono
e fino agli anni '70 dichiararono che non c'era stato alcun
bombardamento, o se c'era stato, dovevano essere stati gli stessi
repubblicani a compierlo. Tuttavia l'evidenza storica, scoperta da
Preston e da Thomas nei loro autorevoli studi, è
incontrovertibile.»
[Fonte: Richard Pond, link Capitol Hill] |
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(Nota #4) |
torna al
testo di Messori |
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«Guernica era una cittadina di 5000/7000 abitanti che nell'aprile
del 1937 era situata vicino alla linea del fronte. La Legione
Condor germanica colpì Guernica per un'operazione puramente
tattica.»
L'unico documento "neutrale" che afferma l'importanza di Guernica
come obiettivo tattico, è uno studio pubblicato nel 1998 dalla
U.S. Air Force (Air University/Air War College presso la Base
Aerea Maxwell,.
Alabama), intitolato Inflated By Air Common Perceptions Of
Civilian Casualties From Bombing [link USAF]. Su
Guernica esprime opinioni per certi versi simili a quelle
franchiste, ma almeno sono dichiaratamente opinioni, come
annunciato in questo «Disclaimer: The views expressed in this
academic research paper are those of the author(s) and do not
reflect the official policy or position of the US government or
the Department of Defense.»
In realtà, leggendo tutto il lunghissimo documento, ciò che preme
ai militari americani è di salvare l'onore dell'aviazione come
entità "metafisica", respingendo tutte le accuse di barbarie e di
infamia che a essa vengono rivolte per i bombardamenti della II
guerra mondiale: anche a costo di assolvere la Legione Condor da
quelle stesse accuse, che come vedremo in un'altra nota, sono
comprovate da documenti inoppugnabili. In realtà Guernica era
completamente decentrata rispetto alla direzione dell'assalto
nazionalista al "Cinturon de Hierro".
Durango, bombardata qualche settimana prima, era in posizione
strategica, e ben difesa. Lì la Legione Condor non andò per il
sottile nello sganciare bombe, ma non colpì deliberatamente le
abitazioni. Infatti nessuno ha mai gridato all'eccidio per i 127
morti di Durango, la maggior parte dei quali civili: c'est la
guerre. Ma per Guernica fu una sorpresa assoluta. I preparativi
per la difesa si erano limitati a sacchetti di sabbia, trincee e
un solo rifugio collettivo. Ci si aspettava che fosse la fanteria
nazionalista a tentare di espugnare la città, con ogni probabilità
preparando l'assalto con un fuoco d'artiglieria. Ma la distruzione
dal cielo non l'aspettava nessuno.
«I guernicani si erano posti all'opera, più per iniziativa propria
che per esortazione del sindaco José de Labauria, un ufficiale di
marina in pensione, per costruire rifugi, accumulare sacchi di
sabbia e materiale di scarto alle porte della città, e rinforzare
porte e finestre.»
Ogni cantina d'abitazione diventava "rifugio", e allora erano ben
oltre i sette citati da Messori. Ma quanti erano i rifugi
collettivi, predisposti dalle autorità? La giovane Karmele,
testimone del bombardamento, racconta che fu sorpesa dalla prima
incursione mentre accudiva il suo orto, e il suo primo istinto fu
quello di dirigersi "al rifugio", non a "un rifugio":
«La idea fija de Karmele era dirigirse hacia el refugio, escapar
de aquella zanja al descubierto.
Cuando los aviones desaparecieron, aprovechó la ocasión para
correr hacia la cuesta del Cojo, en la que estaba situado el
refugio de Duran, en una casa solariega»
[Fonte di entrambe le citazioni: Link Gernika Vasca] |
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(Nota #5) |
torna al
testo di Messori |
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Se non basta asserire che Guernica aveva una sua importanza
tattica, si accenna allora alla sua importanza strategica:
possedeva due fabbriche di armi che dovevano essere distrutte. La
fabbrica d'armi Unceta y Cia fabbricava armi leggere: da caccia,
ma anche mortai, pistole mitragliatrici e revolver. Era famosa nel
mondo, ed era l'orgoglio dell'imprenditoria basca. Si trovava
all'estrema periferia di Guernica, a fianco dello scalo
ferroviario. Si era dotata di rifugio antiareo per la previdenza
di Don Rufino Unceta, che temeva un'azione dei nazionalisti contro
la sua fabbrica. In realtà, non fu nemmeno sfiorata dalle bombe.
Si ritiene che il generale Mola abbia raccomandato alla legione
Condor di risparmiarla, perché entro due o tre giorni avrebbe
continuato a produrre le sue eccellenti armi, ma per l'esercito
nazionalista. Una fabbrica distrutta non sarebbe servita a
nessuno.
[Fonte: Link Gernika Vasca - ma lo scrive anche Cesar Vidal
su "El Mundo" del 30-6-1999, vedi link El Mundo]
Purtroppo Mola morì poche settimane dopo questi eventi, e non è
possibile avere una conferma diretta circa le sue intenzioni. Però
il fatto che 721 edifici di Guernica andarono distrutti, mentre le
due fabbriche rimasero illese, rende altamente credibile una
deliberata intenzione di appropriarsene in perfetto stato di
funzionamento. Quanto all'altra fabbrica, le Officine di Guernica
(Talleres de Guernica), si sa con certezza che durante la
guerra civile produceva bombe per l'aviazione. Quello che non si
sa è quando questa produzione iniziò. Le Officine, fondate nel
1916, producevano attrezzi e macchinari per l'agricoltura, in
origine. Il sito di questa azienda, nel ricapitolarne la storia, è
molto evasivo.
La produzione di materiale bellico viene affrontata con la
circonlocuzione «has been able to allow for the constant
changes within the industry, adapting its manufacturing technology
and its range of products to the needs of the market».
Sembra improbabile che una fabbrica di bombe, che ovviamente
doveva accumulare alte quantità di esplosivo, fosse così vicina
all'abitato: era posta a fianco della "Unceta", e se fosse
esplosa, avrebbe spazzato via tutta la città. Non si può credere
che fosse questo l'intento strategico di Mola: ma nemmeno le
raccomandazioni ai piloti della Condor erano una garanzia
sufficiente per evitare un disastro immane, che avrebbe privato i
nazionalisti anche della produzione di armi della Unceta. E'
altamente probabile che la fabbrica di utensileria sia stata
convertita alla produzione di bombe dopo la conquista di
Guernica da parte dei nazionalisti, i quali ebbero la possibilità
di sfruttarne i prodotti per i due anni di guerra successivi
(oltre a venderli ai paesi belligeranti durante la II GM). A
sostegno di questa ipotesi, c'è un riferimento nel testo
guernicano:
«Guernica.
La ciudad ideal, (...) con UNA fábrica de armas...»
[Fonte: Link Gernika Vasca].
Rimane perciò in sospeso, e tutta da dimostrare, la questione se
le Talleres de Guernica fossero o meno una fabbrica di armi
nell'aprile 1937. |
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(Nota #6)
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torna al
testo di Messori |
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Non esistono "nodi ferroviari" a Guernica. C'è solo una linea, di
importanza locale, che va da Durango al mare, fino a Bermeo. Per
fare un paragone con l'Italia, ha la stessa importanza della linea
Fossombrone-Fano. Quanto al nodo stradale, quello c'è, ma di
importanza risibile. La strada principale è sempre quella che
dall'interno va al mare, accanto al fiume e alla ferrovia. Del
resto il territorio è aspro, e la valle del fiume Oca è piuttosto
angusta. Appena fuori città (verso est) il ponte di Renteria
attraversa il fiume Oca (larghezza una ventina di metri) e la
strada, prima di proseguire verso Lequeitio, si dirama in altre
due direttrici, che raggiungono solo vicini villaggi e che
all'epoca non erano nemmeno asfaltate. Verso ovest, si può
raggiungere Bilbao cambiando direzione almeno tre volte, essendo
necessario aggirare i colli di quella costa montuosa. In realtà,
Guernica non è per nulla un nodo di comunicazione, e non è
raggiungibile facilmente nemmeno dal capoluogo.
[Fonte: qualsiasi carta geografica dettagliata, minimo 1 :
250.000]. |
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(Nota #7) |
torna al
testo di Messori |
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El Cinturon de Hierro era una linea fortificata che correva
ad almeno 25 km. di distanza da Guernica. Come già dimostrato, la
città non era in posizione strategica, né geograficamente né in
termini strettamente militari. La tragedia di Guernica fu un fatto
imprevisto e casuale: il 25 aprile una parte delle truppe di Mola
(la Primera Brigada de Navarra) sfondò il fronte in un punto poco
protetto, a metà strada tra Durango e Guernica, e avanzò fino alle
falde del monte Oiz, a una dozzina di km. da Guernica
[Fonte: Francesco Pedriali in "Rivista Storica", N.2, Marzo1994]
Steer non lo sapeva quando scrisse che il fronte distava 25 km, e
nemmeno Thomas al tempo della sua prima edizione. Secondo il
ricordo dei testimoni, l'unica unità militare che presidiava
Guernica era un battaglione di Gudaris (fanteria), il "18
de Loyola".
«Però la sua capacità difensiva era nulla. Né contraerea, né
artiglieria, leggera o pesante: una mitragliatrice, vecchi
fucili...» [Fonte: Link Gernika Vasca]
Tuttavia transitavano truppe in ritirata, le quali, dopo aver
abbandonato la difesa dei monti Inchortas, si stavano disponendo
alle spalle della "Cintura di Ferro". Perciò altre fonti [Martinez
Bande, in Vizcaya] citano fra le truppe presenti
momentaneamente attorno a Guernica, anche i battaglioni "Saseta",
"Liola", "Guernikako Arbola". Ma nessuno di questi era disposto in
difesa della città, erano accampati in attesa di schierarsi dove
l'Alto Comando Basco avrebbe loro indicato. |
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(Nota #8) |
torna al
testo di Messori |
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Gli aerei che parteciparono alla spedizione su Guernica sono stati
descritti in numerosi testi, tra i quali J. Salas Larrazabal,
Guernica, el bombardeo, Industria graficas Espana. Oltre alla
scorta di caccia (inoperosa, non ci fu alcuna opposizione da parte
dell'aviazione basca) c'erano i seguenti tipi di bombardieri:
1) Heinkel He-111. Bombardiere tattico bimotore, carico:
2500 kg. di bombe, velocità 415 km/h. Non solo era nuovissimo, ma
fu il bombardiere di punta della Germania nella battaglia
d'Inghilterra. [Fonte:Andrew Kershaw, War Aircraft 1939-45
(Aerei da guerra 1939-45), Ed.AID]
2) Dornier Do-17. Bombardiere bimotore dalla caratteristica
linea a matita. Debuttante anch'esso, non soddisfece i vertici
della Luftwaffe e fu poco usato nella II GM. Portava solo 1000 Kg.
di bombe e volava a 434 km/h .[Fonte:Andrew Kershaw, War
Aircraft 1939-45 (Aerei da guerra 1939-45), Ed.AID]
3) Junkers Ju-52. Progettato nel 1931, era il più classico
aereo degli anni 30, "il trimotore" per eccellenza. Per questo
modello si può parlare di relativa obsolescenza nel 1937, ma solo
in rapporto agli altri modelli della Luftwaffe. In campo
internazionale era ancora un mostro di efficienza, pur con i suoi
290 km/h. Fu l'aereo più impiegato nella guerra spagnola, con
13000 ore complessive di volo e 6000 tonnellate di bombe
sganciate. [Fonte: link Aircraft]
I testimoni oculari non riportano quasi mai la presenza dei
Dornier, scambiati per varianti dell'He-111, tristemente noto da
qualche mese nei cieli di Spagna. La maggior efficienza di questi
nuovi bimotori era rappresentata dalla velocità, impensabile per
dei bombardieri: essendo più veloci dei caccia spagnoli, era
praticamente impossibile intercettarli.
Del resto, l'aviazione germanica era la più moderna del mondo, e
per un motivo ben preciso: il trattato di Versailles vietava la
costituzione in Germania di un'aeronautica militare, e nei primi
anni '30 gli aerei venivano costruiti di nascosto, in fabbriche
estere. I piloti erano addestrati in Russia (!) e in Italia, e la
Lufthansa, l'aviazione civile, faceva loro da copertura. Nel 1934
Goering annunciò l'esistenza della Luftwaffe, che contava già 2000
apparecchi, e ben presto i nuovi modelli Junkers, Heinkel,
Focke-Wulf e Messerschmidt diedero alla Germania la più
formidabile flotta che avesse mai solcato i cieli.
Infatti la riluttanza a sostituire i vecchi gloriosi modelli, era
causa di grave ritardo tecnologico negli altri paesi, che
cominciarono a correre ai ripari proprio dopo aver visto la
Luftwaffe all'opera nella guerra civile spagnola. Troppo tardi per
tutti, tranne che per gli inglesi, che con lo Spitfire seppero
fare anche di meglio rispetto ai progetti tedeschi.
[Fonte: J.M.Moulton: Le forze in campo, in History of the 20th
Century, Mondadori] L'accenno di Messori a bombardieri "di
vecchio tipo" potrebbe sembrare una semplice carenza di conoscenze
in campo aeronautico, un'annotazione errata gettata lì con
superficialità. Invece più avanti diventa chiarissima la sua
intenzionalità, quando cita "l'invenzione che Guernica fosse stata
colpita da modernissimi velivoli". Stabilito senza ombra di dubbio
che si trattava di quanto di meglio potesse disporre l'aviazione
più avanzata del mondo, resta da capire lo scopo di questa
reiterata insistenza sulla vetustà degli aerei impiegati su
Guernica.
Forse Messori vuole veicolare, attraverso una pretesa obsolescenza
degli apparecchi, l'idea che questi non erano abbastanza
efficienti per provocare danni seri a una città? Fossero anche
stati triplani Fokker, erano comunque in grado di portare un buon
numero di spezzoni incendiari da 2 kg. ciascuno (ne furono gettati
almeno 2500 in pieno centro della città: ordigni di alluminio
ripieni di miscele esotermiche, con un marchio, RhS, e un anno di
fabbricazione, 1936). Il fatto è che la Legione Condor (che aveva
base a Burgos, a poche decine di km.) potè fare indisturbata il
suo raid andando e venendo più volte, e tornando ogni volta con un
nuovo carico. Poteva riempire di bombe qualsiasi bagnarola in
grado di volare, quale differenza potrebbe fare se anche gli aerei
fossero stati di vecchio tipo? Quale motivo può spingere Messori a
sottolineare un particolare così palesemente inutile, oltre che
falso? |
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(Nota #9)
|
torna al
testo di Messori |
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In realtà potevano esserci motivi tattici, sia pur di modesta
importanza, per giustificare una richiesta di missione alla
Legione Condor da parte del generale Mola. Si trattava appunto di
un'azione di puro ostruzionismo. Come già detto, il giorno
precedente la Primera Brigada de Navarra aveva sfondato il fronte
in corrispondenza del monte Oiz. Lo sfondamento in quel punto non
avrebbe portato alcun beneficio alla marcia su Bilbao (e infatti
non fu sfruttato da Mola, che fermò l'inutile avanzata della sua
Brigata). Però le truppe basche schierate lungo la costa del golfo
di Biscaglia temevano un'avanzata nazionalista verso il mare, il
che le avrebbe rinchiuse in una sacca, impedendo loro di ripiegare
su Bilbao per contribuire alla sua difesa. Due brigate di
Gudaris baschi si mossero dunque per rientrare dietro la linea
di sfondamento: provenivano dalle strade di Lequeitio, Arrazua e
Ayanquiz, che convergevano appena fuori Guernica per attraversare
il ponte sul fiume Oca.
[Fonte: Francesco Pedriali in "Rivista Storica", N.2,
Marzo1994. Inoltre vedasi mappa del fronte]
Essendo l'ultimo prima del mare, quel ponte di Renterìa
rappresentava un punto di passaggio obbligato, e l'unica azione
sensata, tatticamente, sarebbe stata quella di distruggere il
ponte, e non la città. Invece Guernica fu distrutta, e il ponte
rimase illeso, proprio come le fabbriche. Non c'è male, per degli
"importanti obbiettivi strategici". Sembrano giustificate, se pur
ovviamente interessate, le proteste dei guernicani [Fonte:
ancora Link Gernika Vasca]
«Nell'aprile del 1937, non si sa per quale calcolo tattico o
strategico, quel ponticello di Renterìa era diventato per il
generale Mola e per la Legione Condor, regalo di Hitler a Franco,
un obbiettivo primario. Dopo un'incursione aerea devastatrice, con
il lancio di circa 50.000 chili di bombe, il ponte restò intatto.
Attraverso esso il 29 aprile passarono le truppe di Franco per
occupare Guernica. Era, questo sì, un crocevia, una confluenza di
tre strade, l'ultimo ponte prima del mare. (...) Guernica si era
trasformata per il generale Mola, capo delle operazioni nel Nord,
in un falso nodo gordiano. (...) Però non una sola bomba cadde sul
ponte di Renterìa. Era una scusa, un falso scopo? Una brigata di
pontieri ne avrebbe improvvisato un altro in questione di ore. Non
era un obiettivo strategico, quantunque la città entrasse
nell'area delle operazioni in corso nella guerra del Nord.»
La prova dell'assoluta inutilità di martirizzare quella città è
data dalla flemma con la quale Mola si decise infine ad occupare
Guernica: tre giorni dopo il bombardamento mandò la II brigata
italo-spagnola "Frecce Nere" a prendere possesso di quanto
rimaneva della disgraziata città. Utilizzando proprio quel ponte
che sembrava così vitale distruggere... |
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(Nota #10) |
torna al
testo di Messori |
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Poiché l'aviazione repubblicana era in condizioni di inferiorità
tali da non potersi nemmeno avvicinare a Guernica, la ricognizione
aerea fu effettuata alcuni giorni dopo dalla Condor: prima era
impossibile, gli incendi producevano troppo fumo per poter
scattare fotografie. Nessuno, all'infuori dello Stato Maggiore di
Franco, vide quelle foto, e dunque il conteggio dei crateri è un
atto di fede nei confronti della versione che ne diede il regime.
Si potrebbe obbiettare che le condizioni non erano certo ottimali
per un conteggio accurato, che le fotografie dall'alto non sono in
grado di evidenziare la profondità verticale, che magari i crateri
erano stati riempiti dai guernicani nei giorni successivi... Ma
non è necessario contestare questa faccenda dei crateri. Le bombe
incendiarie non ne fanno. Né servono per distruggere ponti.
Le bombe dirompenti andarono tutte fuori bersaglio, e quante ne
caddero nell'abitato non avrebbero comunque fatto il danno che
invece fecero le "termiti" incendiarie. Il risultato
dell'operazione fu giudicato "formidabile" da Wolfram Von
Richthofen, capo di S.M. della Legione Condor, che si affrettò a
telegrafare a Goering e ricevette personali complimenti da Hitler.
Stupefacente per una "normale operazione bellica", no?
Come si sospettava, e come si seppe per certo dopo il 1945, quando
gli alleati poterono mettere le mani sugli archivi della Luftwaffe,
a Richthofen era stato affidato il compito di eseguire un test
sulle potenzalità strategiche di un bombardamento indiscriminato.
«Da telegrammi requisiti (dopo la guerra, NdR) fra Hitler e
Wolfram von Richthofen, il comandante tedesco di quell'operazione,
il bombardamento fu ritenuto un deterrente per demoralizzare i
difensori della vicina Bilbao.»
[Fonte: link Tamu]
Da oltre un decennio si parlava, negli ambienti militari, delle
teorie del generale italiano Douhet, che profetizzava guerre
future decise dalla SOLA aviazione, in virtù dell'effetto
psicologico demoralizzante della distruzione delle città
dall'alto. Benché condannata moralmente nelle convenzioni
internazionali del 1932/34, questa pratica era una tentazione per
tutte le aviazioni, e alcuni paesi (tra cui l'Italia) la
sperimentarono su piccola scala in repressioni coloniali. La
Germania non aveva più colonie, e la guerra di Spagna si presentò
come l'occasione giusta per verificarne gli effetti.
Questi furono apparentemente decisivi per avallare la teoria di
Douhet, ma erano destinati a essere ridimensionati, nella II
guerra mondiale, dagli accorgimenti difensivi messi in atto dalle
aviazioni da caccia. Proprio quelli che mancarono a Guernica.
« Guernica mise praticamente fine alle polemiche sui bombardamenti
strategici. La tragedia che devastò quella cittadina fece
dimenticare che la situazione spagnola era del tutto eccezionale.
Perfino il comandante dell'aviazione tedesca, esaltato dal
successo, dimenticò che le forze repubblicane avevano solo
un'aviazione antiquata e pochi cannoni, e praticamente non avevano
dispositivi d'allarme per proteggere le loro città, che del resto
si trovavano a pochi minuti di volo dagli aeroporti nemici. [...]
Nessuno fece notare che la Legione Condor e l'aviazione italiana
avevano aiutato Franco non attaccando la popolazione civile ma
soprattutto appoggiando le operazioni di terra.»
[Fonte: J.M.Roberts: Illusioni e realtà, in History of the 20th
Century, Mondadori] |
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(Nota #11) |
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testo di Messori |
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Messori sostiene che "da accurati controlli all'anagrafe" i morti
di Guernica furono 93. Cosa significa un controllo all'anagrafe?
Significa che il numero dei decessi, quel 26 aprile 1937, fu
registrato in 93 unità. Con nomi e cognomi, naturalmente. Ma
altrettanto naturalmente si tratta dei residenti di
Guernica. Quel giorno a Guernica c'erano almeno 3000 persone non
residenti. C'erano i soldati dei vari battaglioni già elencati (Messori
parla di "qualche vittima tra i soldati isolati": ma la città non
"rigurgitava di soldati e di mezzi militari"?)
C'erano poi gli sfollati di Guipuzcoa, un numero imprecisato ma
sufficiente a sconvolgere la quotidianità di Guernica.
«La popolazione, dai suoi 7000 abitanti, era cresciuta in modo
anormale con il flusso dei rifugiati, soprattutto guipuzziani che
fuggivano davanti all'avanzata del gen. Mola. Guipuzcoa era caduta
nelle sue mani, e i ribelli, gli italiani, e le truppe marocchine
avanzavano verso Bilbao. Guernica, per tutto ciò, ferveva di
attività in quei giorni. I forni dei panettieri funzionavano a
pieno ritmo, le taverne erano piene di parrocchiani, le mercerie
vendevanoperfino la tela per tende per confezionare vestiti. C'era
denaro contante, ma mancavano i generi di prima necessità.»
[Fonte: Link Gernika Vasca]
E infine c'erano gli abitanti del contado, convenuti per il
mercato. (Di questo mercato mi occuperò più avanti). Tutta gente
allo scoperto, cui le cantine dei residenti non potevano offrire
sufficiente rifugio. Poiché quelli fra costoro che morirono nel
bombardamento non erano iscritti all'anagrafe di Guernica, è del
tutto inutile fare "accurate indagini" negli uffici comunali. La
questione del numero delle vittime è irrisolta, è accettato ormai
da tutti che ci si debba affidare alle stime.
«The exact number killed is not known although 45 people died
in the hospitable» [Fonte: link Tamu]
«Gli storici non si mettevano d'accordo sul numero dei morti:
1600, 800, i 200 di Vicente Talon fino alla "dozzina" di Ricardo
de la Cierva. Si trastullavano con i morti per nascondere le
responsabilità della Storia.» [Fonte: Link Gernika Vasca]
Come già detto alla nota #1, il premier basco Aguirre comunicò a
Madrid una cifra estimativa di 200 vittime. Lo storico
contemporaneo Cesar Vidal parla di 250/300 [Fonte: "La
destruccion de Guernica" cap.9, vedi link Basque History]. Ma
lo studio della Air University sugli effetti dei bombardamenti
(già citato in nota #4) compie un'analisi approfondita sul
problema, nell''intento di smentire il numero di 1654
vittime riportato da Thomas nell'edizione 1961. Gli autori
sembrano non sapere che lo storico inglese ha rettificato questo
numero, che da anni non è più sostenuto da nessuno.
«Tuttavia la cifra ufficiale delle vittime di Guernica merita
un'esame più approfondito. Se le cifre ufficiali sono corrette,
allora il bombardamento di Guernica da parte della Legione Condor
risulterebbe aver causato approssimativamente 41 vittime per
tonnellata di bombe 1654 morti per circa 40 tonnellate di bombe).
Questa è una cifra incredibile se si compara Guernica con le più
devastanti incursioni aeree eseguite in europa nella II guerra
mondiale. Nel raid su Amburgo del luglio 1943, la RAF sganciò 4644
tonnellate di bombe per produrre circa 7,5 vittime per tonnellata
di bombe. (...) Comunque, anche una stima realistica basata sulla
massima efficacia dei bombardamenti (7-12 vittime per tonnellata
di bombe) produrrebbe una cifra di forse 300-400 vittime a
Guernica. Questo è certamente un evento abbastanza sanguinoso, ma
annunciare che una piccola città era stata bombardata con poche
centinaia di vittime, non aveva lo stesso effetto che annunciare
che una città aveva subìto un bombardamento con quasi 1700 morti.»
Nello "sfatare la leggenda" dei 1654 morti, i ragionieri della
morte dell'USAF finiscono per stimare una cifra anche superiore a
quella di Vidal. Il numero di 200 vittime è quindi da considerarsi
il "minimo" stimabile, data l'impossibilità di contarle con
esattezza, a tanti anni di distanza. |
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(Nota #12) |
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testo di Messori |
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Come già visto nella Nota #4, nel racconto della testimone Karmele
c'era un solo rifugio pubblico. E non crollò affatto, altrimenti
non sarebbe ancora viva per raccontarlo. Se ci fossero stati altri
rifugi per almeno 40 persone (quasi la metà dei 93 morti
"all'anagrafe") i guernicani dovrebbero ricordarlo, ma nessuno fa
menzione né della sua esistenza né tantomeno del crollo che
avrebbe provocato tutte quelle vittime. Con ogni probabilità, si
tratta di una di quelle invenzioni franchiste con le quali
pensavano di giustificare il disastro di Guernica. Quanto agli
appalti truccati, Messori sembra convinto che il sindaco, o chi
per esso, avesse avuto la lungimiranza di bandire per tempo un
appalto per un rifugio antiaereo, in una zona che fino a qualche
giorno prima non si sarebbe mai aspettata di diventare zona di
guerra. Sempre alla Nota #4 c'è un preciso resoconto
dell'impreparazione delle autorità all'avvicinarsi improvviso del
fronte, con i cittadini impegnati in iniziative individuali per
resistere a un attacco di forze terrestri. Se quella di Messori è
una battuta, è di pessimo gusto, gratuitamente lugubre. |
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(Nota #13) |
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testo di Messori |
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Il numero di abitanti di Guernica viene riportato da più fonti in
7000 unità. «La popolazione, dai suoi 7000 abitanti, era cresciuta
in modo anormale con il flusso dei rifugiati» (vedi Nota #11) "Guernica
was a small town of 5,000-7,000 people that in April,1937 was
located close to the front lines." (ancora Nota #11) Però
Cesar Vidal parla di 5000 abitanti [in link Basque History]
e la cosa non avrebbe tutta questa importanza se non fosse per le
polemiche sul numero delle vittime in rapporto alla popolazione
globale. Probabilmente il nucleo abitato, sul fondovalle, contava
5000 anime, e altre 2000 era sparse in frazioni, ivi compresa Luno,
sul fianco del monte. Infatti oggi il comune si chiama Guernica y
Luno, e la popolazione totale è di 8000 abitanti [Fonte:
Enciclopedia Geografica Mondiale, DeAgostini 1995]
La ridotta mortalità (se accettiamo un minimo di 200 vittime su un
massimo di 7000 abitanti) è al di sotto delle stime dell'USAF, ma
è dovuta all'uso prevalente delle bombe incendiarie, che
tendenzialmente non uccidono per onda d'urto, né fanno crollare le
case di schianto. La tragedia di Guernica non fu dovuta tanto agli
esplosivi da 50 kg, o ai mitragliamenti nelle strade, quanto
all'incendio (causato dalle bombe al fosforo) al quale c'era - per
fortuna - il tempo per sfuggire. Le "termiti" erano state già
adoperate in precedenza a Madrid, con scarsi risultati, [Fonte:
Herbert Southworth, "La destrucción de Guernica") ma Guernica
era il test ideale per questi nuovi ordigni: le case erano per la
maggior parte in legno ed erano ben ravvicinate, divise fra loro
da stretti vicoli medievali. [Fonte: Link Gernika Vasca]
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(Nota #14) |
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testo di Messori |
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Per una volta, Messori cita qualcosa di verificabile, e cioè il
processo di Norimberga. Con qualche malizia si potrebbe insinuare
che data la vastità di quel processo, qualunque cosa se ne dica
non potrà mai essere verificata. Quindi dire che a Norimberga si è
parlato di Guernica, cioè di fatti che precedettero la II guerra
modiale, può risultare poco credibile ma difficile da confutare. O
meglio, ERA difficile da confutare prima dell'avvento di
Internet...
Si dà il caso che tutti gli atti del processo siano consultabili
in rete, e precisamente sul sito
http://www.yale.edu/lawweb/avalon/imt/imt.htm. Di
più, quel sito dispone di un motore di ricerca, e cercando le
occorrenze di "Guernica", appare solo questo breve interrogatorio
di von Rundstedt, nell'udienza mattutina del 12 agosto 1946:
Comandante Calacoressi (PM): Può descrivere come "esecizi
difensivi" quelli che futrono effettuati con stukas e e altre armi
a Guernica in Spagna?
Von Rundstedt: Non sono in grado di dare alcuna
informazione su questo. uando fu deciso il riarmo nel 1935 o 1936,
credo, l'Aviazione introdusse anche gli stukas. Ma non lo so. Ad
ogni modo, ritenevo che a quel tempo ogni tipo di arma fosse
giustificata dalle esigenze di riarmo dell'Esercito.
Come sappiamo, gli Stuka non erano ancora entrati in servizio
all'epoca di Guernica. Pare che a Norimberga nè il PM né von
Rundstedt sapessero di cosa parlavano. Soprattutto il secondo, che
dà l'impressione di essere stato attendente alla mensa uffciali,
anziché Capo di Stato Maggiore... |
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(Nota #15) |
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testo di Messori |
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Ancora una volta la locuzione "è provato che" mi riporta alla
mente le amene teorie degli ufologi. Chi ha provato, e quando?
Dove sono le risultanze delle indagini? Quali prove sono emerse?
La storiella dell'incendio di Guernica da parte dei Baschi, e
della sua ulteriore distruzione con la dinamite per uso minerario,
è stata forse la più ridicola delle invenzioni del regime
franchista. Lo sostiene perfino un testo che, come si è visto, per
molti versi nega l'eccidio premeditato da parte della Legione
Condor:
«A questo punto, non sarà mai possibile ottenere una cifra esatta
per le vittime di Guernica, poiché i Nazionalisti spagnoli
dichiararono che la città non era mai stata attaccata dal cielo e
che i Repubblicani avevano fatto saltare la città con la dinamite
per una manovra propagandistica. Questo livello di stupidità fu
ufficialmente mantenuto dura | |