Sei nel sito dell'architetto Pino De Nuzzo - You are in the site of architect Pino De Nuzzo - Vous êtes dans l'emplacement de l'architecte Pino De Nuzzo - usted está en el sitio del arquitecto Pino De Nuzzo - sie sind im aufstellungsort des architekten Pino De Nuzzo

Sei nel sito dell'architetto Pino De Nuzzo - You are in the site of architect Pino De Nuzzo - Vous êtes dans l'emplacement de l'architecte Pino De Nuzzo - usted está en el sitio del arquitecto Pino De Nuzzo - sie sind im aufstellungsort des architekten Pino De Nuzzo

 

 

 

 

 

 

 

Stefano Cortese

Una ricerca che tratta il sistema tipologico abitativo di una città e che cerca di coglierne gli aspetti storico-sociali, non può essere effettuata con le semplici componenti della competenza e preparazione.

Tanti altri fattori insistono sulla “buona resa” del prodotto e il tutto prescinde dalla diretta conoscenza del territorio e dalle sue “archeologie del ricordo”, custodite gelosamente dagli anziani del posto.

Solo così si può cercare di individuare quella chiave di lettura che consenta al lettore di contestualizzare la vita di un tempo attraverso queste tracce di quotidianità che molto spesso nelle fonti mancano, ma che con l’archeologia stiamo recuperando, cercando di cogliere quei processi e fenomeni di lunga durata, di memoria braudeliana, che spesso i documenti non percepiscono.

Ecco che risulta fondamentale l’impatto storico-archeologico che ci sta restituendo questo spaccato di “vita comune”: dagli scavi neolitici a Serra Cicora (Nardò), agli scavi dell’età del bronzo e classica (Roca, Muro e Cavallino), sino agli scavi di età medievale (Muro, Quattro Macine, Apigliano), i dati emersi stanno cercando di colmare le lacune che le fonti ci hanno lasciato, soprattutto sulle comuni case.

Ecco quindi che lo studio di un sistema abitativo, soprattutto se si tratta di casa a corte, presuppone una importante conoscenza storica che spieghi l’evoluzione e l’esigenza della spazio privato.

Partendo con la sedentarietà dell’età neolitica, l’uomo inizia a sfruttare gli anfratti naturali, per poi man mano diventare padrone e rivelare, attraverso le prime dimore, la cultura abitativa. Dalle capanne con piante a forma circolare si passa a quella di forma quadrata, dalla capanna ad abside all’abitato di tipo protourbano d’età classica(VI-V sec. a. C.), sino a quella involuzione attestata nel VII secolo d. C. (ma che potrebbe essere retrodatata), che ha portato l’uomo a tornare al vivere in capanne e, già qualche secolo prima, alla vita “in rupe”.

Dalle evidenze archeologiche possiamo almeno crearci qualche idea delle case e degli altri edifici che facevano parte di un villaggio, in quanto i materiali stessi erano deperibili. Legno e bolo sembrano essere le componenti fondamentali del nucleo abitativo di un insediamento dall’alto medioevo sino almeno il XIII secolo, mentre i blocchi che notiamo nelle chiese sono state reimpiegate da monumenti classici.

Uno sviluppo urbanistico chiaro e visibile è riscontrabile solo nel XV secolo, sembra grazie all’apporto dei feudatari e alla nuova fase di rifeudalizzazione. La creazione di alcuni borghi fortificati, voluti dal feudatario ed eseguiti dal locator, permettono di evidenziare un aspetto urbanistico pianificato, che ha il proprio antecedente nelle bastides, e che consente al signore di avere un controllo diretto sugli abitanti al fine della tassazione.

Questa redistribuzione demografica porta alla scomparsa di tantissimi casali e contestualmente alla nascita di masserie, porta inoltre al passaggio all’agricoltura estensiva e quindi al pendolarismo contadino.

Nella “terra”, così come sono definiti gli insediamenti fortificati, le abitazioni così sono affiancate l’un l’altra e presentano soltanto un piccolo orticello, essendo il nucleo abitativo racchiuso dalle mura.

Dalle fonti sembra che la nascita delle case a corte fosse antecedente a questo sistema di pianificazione presente in alcuni paesi. Nella visita pastorale del 1452 del mons. De Epiphanis, numerose risultano le case attestate con l’elemento caratterizzante, cioè “cum curte, curtis e curticella” (tra cui anche a Casarano, Racale, Alliste e Felline), mentre nei grandi centri è già riscontrata la più complessa “domus palaciata” .

Uno sviluppo, quella della casa a corte, che va di pari passo con lo sviluppo urbanistico dell’insediamento: la differenza tra strada pubblica e spazio privato non sempre era evidente, anzi spesso l’ambiente è identico. Nonostante ciò, una volta varcato il portale, ci si imbatteva in questo spazio aggregante, la corte, che ha permesso di tramandare una cultura plurisecolare sino a quasi i nostri giorni. Era proprio qui che i saperi atavici si tramandavano di padre in figlio, era qui dove si lavavano gli indumenti in comune, dove si attingeva l’acqua dall’unica cisterna.

Solo chi ha una conoscenza diretta sul territorio e da anni analizza non solo i sistemi abitativi può segnalare nel giusto modo questi elementi oramai scomparsi.

In questo modo si riesce a trasmettere le sensazioni ed emozioni che chi, come l’autore, cerca quotidianamente con le sue passioni di far conoscere, con un filo di nostalgia, i tempi andati e cercare di sensibilizzare sempre più i cittadini al rispetto verso i beni culturali.

Stefano Cortese

 

 
 

Pino De Nuzzo

 

LA CASA A CORTE BIZANTINA

 

(Il sistema abitativo-tipologico nel centro antico di Casarano)

 

 

ed.CRSEC Le 46-Reg.Puglia

La presentazione del 22 novembre 2006

gli interventi

Il testo

 
 
 

 


Ultimo aggiornamento:

 25 novembre 2006

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