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I giovani ricercatori:
Oreste Caroppo
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INTERVENTI:
MONOGRAFIE:
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Antichi
legami tra il Salento e l’Arcipelago Maltese nell’età del
bronzo.
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Considerazioni finali sulla numerosità dei menhir
pugliesi
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Antichi
sacrifici all’ombra dei menhir
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Influssi maltesi nei menhir del Salento.

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Ricerca
e analisi di petroglifi incisi sulle superfici di alcuni menhir
salentini
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riguardo
al dolmen (doppio) di Corigliano
d'Otranto (e-mail del 24.03.03) |
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Sono un ragazzo di Maglie da diversi anni
sono interessato al fenomeno del megalitismo pugliese,e ho scoperto, con
gioia, l'esistenza di questo vostro sito. Già all'età di 15 anni
cominciavo le mie ricerche di megaliti nelle campagne intorno a Maglie.
Con grande gioia nell'estate del 1993 ritrovai dopo numerose ricerche,
(attratto dalle caratteristiche morfologiche dei luoghi sulla dorsale
rocciosa tra Maglie e Corigliano) i due dolmen che nel vostro elenco
compaiono come dolmen senza nome nell'agro di Corigliano. Nel 1994 dopo
averne informata la Sovrintendenza di Taranto e aver fatto un
sopralluogo con un gruppo di studiosi che appurarono l'evidente valore
del sito,ne fu data comunicazione alla stampa e con un lungo articolo
del "Quotidiano di Lecce" si comunicava per la prima volta al
grande pubblico la scoperta. Il primo testo in cui si accennò a questa
scoperta è la monografia "Maglie" del professore Emilio
Panarese. Qui insieme alle foto del sito vi si indica il mio nome,Oreste
Caroppo (Maglie 22/03/1977) come quello del legittimo scopritore. Ma i
risultati delle mie ricerche nel fruttuoso territorio salentino non si
fermano qui. Sul "Gallo" giornale distribuito gratuitamente
nella zona tra maglie Tricase e Casarano , ho segnalato negli ultimi
anni in più articoli: una struttura dolmenica in agro di Giurdignano e
un menhir in agro di Supersano dalla caratteristica sezione rettangolare
e presentante numerose croci incise sulle sue facce, entrambi non ancora
segnalati. Di questi ed altri ritrovamenti non ancora segnalati mi
impegno a darvene comunicazione e materiale fotografico; nell'interesse
della loro tutela il primo passo e' la conoscenza e il censimento di
tutte queste strutture.
P.S.: gradirei che nell'interesse della storia dei Dolmen di Corigliano
colmaste la lacuna relativa al nome dello scopritore:"Oreste
Caroppo". Gli stessi dolmen sono stati battezzati "dolmen
Caroppo I "il più grande e caratteristico per la presenza di più
lastroni adiacenti e "dolmen Caroppo II" il più piccolo a
struttura perfettamente trilitica.
Vi segnalo l'interesse di tutta la zona in cui sono ubicati i dolmen,
per la presenza di numerosi lastroni e pietrame di antica cavatura,
resto del tumulo che copriva i dolmen e di altri tumuli/dolmen presenti
in quella che era una vera e propria necropoli megalitica. Interessanti
sono anche i segni dell'antica estrazione in loco di materiale litico e
interessante e' la morfologia del luogo che sorge su un altura nonché
la presenza di un foro rettangolare ipotizzabile base di un antico
menhir immediatamente di fronte al dolmen II.
Il sito merita una più attenta tutela, purtroppo dopo la mia scoperta
il proprietario ha asportato dal sito alcuni degli antichi lastroni lì
presenti e tumuli di pietrame di cui fortunatamente conservo alcune
foto,e ha apportato terreno tufaceo che ha coperto lo strato roccioso
precedentemente affiorante.
distinti saluti e grazie per l'attenzione che spero dedicherete a questa
mia lettera.
vedi dolmen Caroppo I e II |
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un
nuovo
menhir a Supersano (e-mail del 26.03.03) |
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La ringrazio per la
rapidità con cui ha aggiornato il suo prezioso archivio telematico con
i dati che le ho fornito sui dolmen in agro di Corigliano.
Le riporto per il momento, per intero, l'articolo
pubblicato l'anno scorso sul "Il Gallo" relativamente ad un
menhir da me individuato in territorio di Supersano.
Oggetto: segnalazione di
“un nuovo menhir a Supersano"
Approfitto dello spazio
gentilmente concessomi da "Il Gallo" per segnalare la scoperta
di un nuovo menhir nell'agro di Supersano.Sono uno studente di
ingegneria ,di Maglie,e da diversi anni mi occupo della ricerca e dello
studio dei monumenti megalitici nel Salento. La scoperta che sto per
annunciare risale al 4/12/1993 ma solo oggi nell'interesse della tutela
di queste antiche testimonianze, che rischiano di scomparire prima
ancora di essere conosciute, ho deciso di divulgarne la notizia e
l'occasione è stata un'escursione condotta in zona domenica 4
novembre,con un gruppo di appassionati, alla scoperta delle antiche
neviere salentine. Ma ritorniamo al menhir : il luogo dove è ubicato è
la splendida piana che si domina da Casale Sombrino,ad alcune
centinaia di metri da questo in direzione NE , poco distante da un
piccolo campo d'aviazione di proprità privata.La struttura è
costituita da un parallelepipedo calcareo. La sezione rettangolare
misura circa cm.37x23. Le superfici del monolite sono coperte da un
vetusto strato di licheni. Sulle pareti maggiori ,orientate SSE-NNW,si
contano numerose croci incise, probabile segno dell'opera di
cristianizzazione attuata dai primi amministratori del culto cristiano
in zona;e proprio a questi si deve forse l'abbattimento della parte
superiore (oggi il menhir è alto circa 1,00m. Il monumento è inclinato
a ENE ed è profondamente conficcato nel terreno. Sulla sommità si
osserva una scanalatura profonda cm.10 circa che corre parallela ai lati
minori. Fu uso diffuso cristianizzare questi simboli pagani anche
apponendovi delle croci sulla parte superiore trasformandoli in "osanne"
(questo forse il motivo della scanalatura).
Dimenticato
il suo originale significato i contadini lo hanno utilizzato per legarvi
gli animali nelle pause durante l'aratura dei campi; un taglio su uno
spigolo per meglio assicurare una ipotetica fune fa supporre questo.
Propongo
che il nuovo menhir sia chiamato con il nome dell'antica palude che
sorgeva nella zona : Menhir Sombrino.
Distinti
saluti e grazie alla redazione de "Il Gallo" ,sempre
attento alle segnalazione delle nuove scoperte che arricchiscono il
nostro patrimonio culturale.
Oreste Caroppo
P.S.: tale menhir potrebbe avere un più ampio
interesse per la studio del significato di questi monoliti per le
evidenti correlazioni spaziali con gli altri menhir di Supersano, penso
al menhir di Coelimanna con il quale forma un interessante allineamento
parallelo alla vicina "serra".
Segnalo anche come nei pressi del menhir era
presente una buca rettangolare di ampie dimensione e profonda più di un
metro e mezzo provvista di una scalinata che ne permetteva la discesa.
Oggi purtroppo è stata riempita di rifiuti e coperta da terreno. Ma
almeno è ancora lì benché coperta e sarà interessante studiare anche
questa struttura quanto si procederà ad una rilettura dell' intero
sito.
Sui dolmen di Corigliano le invierò la particella
catastale in mio possesso e alcune foto che mostrano il sito prima dei
dannosi lavori effettuati dal proprietario nonché alcuni dati
dimensionali e di orientamento cardinale dei megaliti.
Per il momento mi limito ad osservare quanto sia
originale il Dolmen Caroppo I: consta di ben 4 lastroni delimitanti
altrettante celle,un sorta di dolmen galleria più propri questi del
barese e della Sardegna, ma in cui le celle sono raggruppate intorno ad
un fulcro centrale al fine di riprodurre una pianta ellittica o
vagamente circolare della quale sarà interessante lo studio
dell'orientazione dell'asse maggiore.
Nel sito vi è una
pagliara a pochi metri dai dolmen ,all'ingresso della quale è presente
una struttura dalle caratteristiche dolmenica probabilmente coetanea
della pagliara ma che forse è stata costruita con un lastrone locale,
anticamente copertura di un altro dolmen. Il piccolo lastrone quasi
perfettamente circolare presenta un piccolo foro passante sul margine
forse la struttura fu usata come canile e il foro fu praticato per
assicurarvi una corda; ma non escudo altre interpretazioni.
La invito a masterizzare tutte le preziose
informazioni che sta raccogliendo nel suo archivio telematico per
evitare che incivili navigatori danneggino con stupidi virus tale
materiale. In un epoca in cui l'ignoranza sta distruggendo quanto secoli
di storia ci hanno tramandato la meritevole opera di persone come lei
che affannosamente e amorevolmente si impegnano nel raccogliere ogni
informazione che possa essere importante per gettare luce sul nostro
passato e sulle nostre origini ha un valore così grande che stentiamo a
rendercene conto!
Appena avrò a disposizione in formato digitale le
foto su altri miei ritrovamenti mi impegnerò a recapitargliele con le
relative informazioni.
Distinti saluti e ancora grazie per il suo lavoro.
vedi menhir Sombrino |
| N.d.R.: grazie a questa segnalazione del Signor Caroppo è stato
possibile ritrovare da parte del sottoscritto un ulteriore menhir a
Supersano (vedi nuovi
rinvenimenti). P.De Nuzzo |
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due
menhir nei pressi di Otranto (e-mail del 22.07.03) |
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Finalmente trovo un po’ di tempo
libero per inviarle ulteriori segnalazioni su altre strutture
megalitiche da me individuate.
Data la grande diffusione di megaliti
monoliti in tutto il basso Salento, sin ora appariva alquanto strano che
proprio in Otranto e in tutto il suo vasto areale non vi fossero menhir.
Otranto è
certamente una delle più antiche città salentine e se oggi non si
trovano menhir in essa come invece nella vicina città di Giurdignano,
ciò si deve solo alla graduale distruzione cui sono stati sottoposti
per opera antropica e soprattutto per mano di officianti del culto
cristiano, che nei secoli passati hanno cercato di estirpare gli antichi
credi pagani a favore della nuova religione. Fortunatamente qualcosa si
è salvata ed e giunta sino ai nostri giorni!
Nella zona degli Alimini a Nord di
Otranto ho avuto la fortuna di imbattermi in due Menhir.
La presenza umana nell’area risale
già al paleolitico. Si ritrovano insediamenti in grotta (Grotta Sacara
e Grotta Marisa), ripari sotto roccia e insediamenti all’aperto di
tipo capannicolo, come rivelano i numerosissimi reperti litici
(strumenti in selce e ossidiana) ritrovati in zona, ed esposti nel museo
paletnologico di Maglie; addirittura negli ultimi anni è stato ivi
rinvenuto, da un mio amico, un
chopper, purtroppo fuori
strato, donato da questi al su menzionato museo.
Percorrendo la provinciale
Otranto-Alimini si svolti a sinistra per Martano, la strada transita su
un ponticello sotto cui scorre il canale “Strittu” che collega il
lago Alimini Grande con il lago Alimini Piccolo. Dopo un centinaio di
metri si svolti a destra, si imbocca una stradina in terra battuta che
si snoda lungo il lato ovest del lago Alimini Grande. A sinistra della
stessa i terreni sono interessati da
uliveti mentre a destra la strada confina con una pineta che è
interposta tra questa e il lago. La si percorra finchè la strada non
curva a sinistra. A questo punto si guardi a destra tra i cespugli di
lentisco e si osserverà, come accadde a me nel pomeriggio del 18 luglio
del 1993, un monolite bianco, alto 65 cm, di sezione rettangolare con
dimensioni approssimativamente di 22 cm per 33 cm, con i lati maggiori
orientati est-ovest, come in numerosissimi menhir salentini. Si tratta
di un blocco di calcare-argillo-magnesifero, “pietra leccese”
volgarmente detta; per le caratteristiche geologiche del luogo, si
tratta di una pietra trasportata in situ da altre località del Salento.
Il blocco è solidamente impiantato
nel terreno e forse nella roccia. Nella parte alta si osservano dei
piani di frattura. Il blocco era in origine più alto e certamente per
mano umana, come fanno pensare i numerosi segni di frattura sulla sommità,
fu abbattuto. Quello che oggi vediamo è solo la base di un antica “pietrafitta”.
Le dimensioni, la forma, l’orientazione fanno pensare ad un menhir.
Ma se ciò non bastasse ricordiamo che spesso i menhir furono
cristianizzati oltre che con l’incisione di croci che forse erano
nella parte alta oggi divelta, anche con lo scavo in blocchi di roccia
siti nelle vicinanze, di grotte votive dedicate al Cristo o a santi
cristiani; noti menhir di Giurdignano e di Bagnolo del Salento,
presentano queste caratteristiche.
Nel monolite in analisi, che
battezziamo “Menhir Alimini”, si ritrova la medesima situazione. A
nord-est della struttura, a non più di sette metri, è sita una cripta,
scavata nel costone roccioso che dalla strada scende sino al lago. Nella
piccola cripta sono incise croci di piccole dimensioni, dominate da una
grande croce scolpita in altorilievo sulla volta della cavità
pseudo-rtificiale.
Non
escludo che anche queste cavità possano essere coeve ai menhir e
connesse al loro culto; luoghi sacri, o tombe, poi riutilizzati e
sottoposti ad opera di cristianizzazione. E ricordando che il simbolo
della croce è ampiamente attestato nell’area mediterranea, millenni
prima della diffusione del cristianesimo, non possiamo neppure a priori
escludere, che già in antichità si apponessero questi simboli sui
nostri menhir, ben prima dell’arrivo nelle nostre terre degli
apostoli Pietro e Paolo.
Percorrendo la strada statale che da Otranto mena alle località
turistiche degli Alimini, nel tratto
compreso tra il mare Adriatico e il Lago di Fontanelle o Alimini
piccolo, si guardi a sinistra; un centinaio di metri prima di una
stradina che mena direttamente al lago suddetto, si osserverà, come
accadde a me il 9 ottobre del 1993, a 5-6 m dal ciglio della strada, un
blocco monolitico che si eleva dal piano per circa 85 cm. La forma è
quella di un parallelepipedo. La sezione rettangolare ha dimensioni di
circa 32 cm per 21 cm, i lati maggiori sono orientati est-ovest, secondo
il percorso solare, così come tipico nei nostri menhir, e analogamente
ad altri menhir sulla sommità si osserva scolpita una bacinella, sul
cui significato molto si teorizza (forse base di croci lignee). Inoltre
lo spesso strato di licheni che ne rivestono le superfici, lascia
intravedere alcune croci incise sui lati maggiori. Il menhir è in
pietra leccese. Pare profondamente incastonato nella roccia e alla base
si osservano alcuni grossi massi di calcarenite (la pietra locale).
Propongo di battezzare il menhir: “Menhir Fontanelle”.
I menhir sono sempre associati ad
antichi tracciati viari, e viene dunque da pensare che il prolungamento
della via Appia che conduceva da Brindisi ad Otranto passasse proprio
lungo
un ben più antico tracciato, il cui
percorso ci è oggi indicato dai due menhir dei laghi Alimini.
Altri
ceppi monolitici sono stati da me individuati nella stessa zona, ma di
questi non ne faccio menzione poiché non presentano le stesse evidenze
di arcaicità dei precedenti (croci, associazioni con cripte, spessi
strati di licheni, bacinelle sulla sommità e soprattutto orientazione
est-ovest) e potrebbe pertanto trattarsi di semplici pietre miliari o
ceppi di confine |
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Sulla destra “Menhir Alimini”. Si
noti sulla sinistra l’ingresso della Grotta della Croce. |
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il menhir "Croce
di Marrugo" a Serrano (e mail del 11.8.04) |
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Caro Pino ti invio la descrizione e alcune foto
di un menhir da me scoperto nel 1993 di cui non ho trovato alcuna
precedente segnalazione. Alcuni giorni fa sono tornato nella zona in cui
era ubicato, è ho felicemente osservato che la struttura è rimasta
inviolata.
Il menhir si erge in un incolto ad alcune
decine di metri sulla sinistra dalla strada vicinale che porta da Cursi a
Serrano ( frazione di Carpignano Salentino ) ad alcune centinaia di metri
a Nord di Masseria Marrugo. La scoperta risale al 28/11/1993. La struttura
si distingue dagli altri menhir salentini per una particolarità unica :
sorge al centro di un cumulo di pietre informi di pianta ellittica molto
allungata. Il menhir è un blocco monolitico di pietra leccese , di sezione
rettangolare (circa 43cmX23cm ), alto circa 1,5m, profondamente conficcato
nel cumulo litico e forse anche nel terreno sottostante. Un antico strato
di licheni ne riveste le superfici. Nella parte superiore del blocco è
presente una scanalatura ampia che corre parallelamente ai lati minori,
larga 13cm e profonda 5cm. Un ulteriore elemento di singolarità è la
presenza di un foro cieco profondo circa 12cm, di forma quadrata ( 13cm di
lato circa ) posto sulla faccia maggiore rivolta a Sud-Est a 56 cm dalla
base della scanalatura superire. Le facce maggiori sono orientate (Nord-
Ovest)-(Sud-Est). A Nord del menhir in prossimità della specchia si
osserva nel terreno l’apertura di una cisterna, o forse antica grotta
naturale poi riutilizzata dall’uomo. Rispettando una consolidata
tradizione il menhir dovrà assumere il nome che la toponomastica locale
assegnala luogo di ubicazione. Per il momento in mancanza di una ricerca
più accurata chiamo il menhir : “Croce di Marrugo” o “Pietrafitta Marrugo”
in virtù del nome della più vicina masseria e di alcuni dei nomi
utilizzati nel Salento per i menhir: pietrefitte o croci.
La struttura presenta in definitiva tutte le
caratteristiche proprie dei menhir salentini: sezione rettangolare,
discrete dimensioni, orientazione delle facce maggiori secondo il percorso
del Sole nel cielo, uno spesso strato di licheni sulle superfici, e
superfici di taglio irregolari. Si riscontra anche la correlazione con una
vicina cavità (che merita una molto più attenta indagine e che potrebbe
rivelare delle sorprese data la presenza di cripte e laure basiliane
spesso realizzate dai monaci medioevali in prossimità di antichi menhir,
luoghi di culto pagani per le nostre genti molto probabilmente ancora nel
basso medioevo), caratteristica questa comune ad altri menhir e che
ritengo di fondamentale importanza per la comprensione del significato di
questi vetusti monoliti. Le caratteristiche nuove sono la presenza del
foro cieco citato, e la collocazione della struttura al centro di un
cumulo litico. Non escludo possa trattarsi dei resti di una più recente
costruzione realizzata a ridosso del menhir al fine di utilizzarne lo
stesso a mo' di pilastro, si osserva infatti la presenza accennata di
antichi muri crollati nelle immediate vicinanze, ma l' irregolarità del
pietrame non ci permette di escludere una contemporaneità del sottostante
cumulo col menhir. Se si trattasse di una arcaica correlazione
menhir-specchia-grotta, quella di Marrugo sarebbe una struttura di estremo
interesse.
Tutta la zona circostante comunque andrebbe più
accuratamente indagata, e non escluderei ulteriori piacevoli sorprese.
Quando avrai il tempo per visionare questa
struttura sarò felicissimo di accompagnarti anche al fine di una più
accurata indagine della cavità che è piuttosto profonda ma la cui apertura
troppo piccola non mi ha permesso di osservarla con attenzione.
a presto. Oreste Caroppo |
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circa il
menhir San Rocco di Maglie |
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(Articolo sospeso per
revisione avendo acquisito nuovi dati)
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Un nuovo dolmen che battezzo
Santa Barbara |
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“...Puo' apparire strano che alle soglie del nuovo millennio in un
territorio fortemente antropizzato quale quello salentino sia possibile
imbattersi in un dolmen non ancora identificato come tale, ma la nostra
terra sa' ancora regalare forti emozioni a chi come me coltiva l'interesse
per l'archeologia. Si pensi ad esempio ai numerosi dolmen scoperti negli
ultimi decenni nelle campagne di Maglie o ai dolmen in agro di Corigliano
d'Otranto che personalmente ebbi il piacere di scoprire.
A
prova della vastità del fenomeno megalitico nella nostra regione e della
incompleta conoscenza di queste strutture, voglio utilizzare questo spazio
per segnalare una mia nuova recente scoperta.
Si
tratta di una struttura dalle caratteristiche dolmeniche sita in agro di
Giurdignano, in un uliveto ubicato alla sinistra di una via vicinale che
porta dalla Statale Otranto-Maglie a Giurdignano.
La
struttura ha le seguenti dimensioni:
§
altezza massima di 1,10 m,
§
la pianta rettangolare ha dimension:i 1,75m(WSW-ENE) X 1,50m(NNW-SSE).
L'ingresso alla cella è a WSW. E' probabile che l' ingresso sia stato
rimaneggiato o fosse in origine del tutto inesistente come fanno pensare
alcuni ortostati posti a mo' di sportello e uno riverso all'interno della
"camera ". Singolare è la struttura di sostegno della lastra di copertura.
Si sovrappone infatti ad una perimetrazione basale ottenuta con dieci
ortostati di irregolare forma parallelepipeda e differente altezza, un
secondo ordine di massi irregolari che fungono da zeppatura per la
copertura piattabbandata ...”
Note
ulteriori:
§
Data della scoperta:
21/05/1999
§
Materiale di costruzione:
Il materiale litico con cui è realizzata la struttura dolmenica , è la
roccia locale, un calcare conchiglifero, con la quale in zona sono anche
costruiti caratteristici trulli.
§
Lastra di copertura, dimensioni:
-
spessore variabile da 11 a 20 cm,
-
lunghezza in direzione ENE-WSW 1,50 m,
-
lunghezza in direzione NNW-SSE 1,10 m.
§
Area circostante:
la struttura è in asse con un bassissimo muretto di separazione tra due
fondi coltivati a ulivo.
Analizzando
i muretti a secco locali, in alcuni tratti, si osservano alcune strutture
particolari: si tratta di piccoli ambienti coperti da volta a tholos e a
volte da ampie lastre monolitiche che si aprono a mò di camere ricavate in
punti in cui si inspessisce lo spessore dei muretti. Si osservano
soprattutto là dove l' altezza delle perimetrazioni si fa relativamente
molto alta. Forse solo pollai o canili o depositi per gli attrezzi di
lavoro nei campi, ma comunque in questo contesto, tipologie costruttive
molto interessanti.
§
Coordinate geografiche del sito rilevate con sistema GPS:
latitudine N 40-08,564,
longitudine E 18-27,890,
altitudine 45 m s.l.m.
§
Ubicazione:
la struttura dolmenica sorge in prossimità di un area del feudo di
Giurdignano denominata Santa Barbara, da un omonima masseria. Procedendo
verso ovest si raggiunge la non distante Abbazia di Centoporte, sempre in
agro di Giurdignano.
§
Nome della struttura:
battezzo la struttura a tipologia dolmenica:
"Dolmen di
Santa Barbara"
§
Considerazioni:
rispetto agli altri dolmen dell'agro di Giurdignano, a ad un primo
sguardo, questa struttura si presenta alquanto differente.
Ma
a ben vedere la tipologia costruttiva è pur sempre quella architravata, e
la originalità si riduce solo alla presenza sopra gli ortostati basali, di
una zeppatura con pietre informi, che potrebbere essere anche frutto di un
intervento successivo, di recupero della costruzione ad uso agricolo,
attraverso l' elevazione della lastra che faceva da tetto al dolmen. Il
dolmen poteva così più agevolmente riparare un uomo in caso di pioggia e
fungere da deposito per gli attrezzi contadini. L'uso di una lastra tanto
sottile lo accomuna ad un altro antico dolmen di Giurdignano, il Gravasce
(vedi foto).
L'aspetto complessivo, differente rispetto agli altri dolmen di
Giurdignano, è riconducibile anche alla diversa roccia di costruzione. Il
Dolmen Santa Barbara è realizzato nella locale roccia calcarea
conchiglifera, presente negli strati superficiali dell' area di Santa
Barbara. Gli altri dolmen di Giurdignano, tra i più famosi e noti del
Salento, son ubicati a sud e ad ovest del paese, in un area molto distante
da questa e in cui cambia anche la geologia del primo strato di roccia
affiorante; un calcare compatto, in cui quei dolmen son stai costruiti;
una roccia che tende a levigarsi sotto l' azione degli agenti atmosferici
e ad ospitare uno spesso strato di licheni, elementi che conferiscono quel
senso di antichità che si potrebbe essere portati a non attribuire al
Santa Barbara, la cui pietra conchiglifera tende invece a sfaldarsi sotto
l' opera degli agenti esogeni e non a levigarsi, mantenendo sempre un
aspetto rugoso, come di pietra cavata relativamente di recente, anche se
con mezzi rudi. Tutte questa osservazioni le ritengo necessarie perchè l'
occhio inesperto dei locali (lo stesso che ha portato ad ignorare sin oggi
questa interessante struttura a pochi metri da una frequentata via
vicinale) potrebbe portate ad un rapida ed erronea considerazione: "il
Santa Barbara, un dolmen di serie B, forse una semplice costruzione
contadina dei secoli scorsi!", con il serio rischio di una bassa
considerazione di quello che potrebbe invece essere un antico dolmen della
protostoria di Terra d' Otranto.
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tre nuovi menhir in agro di
Palmariggi, in località Montevergine |
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Oggetto:
tre nuovi menhir in agro di Palmariggi, in località Montevergine, un
altura delle Serre Salentine su cui è ubicato un omonimo Santuario
mariano.
Note iniziali:
partendo dal Santuario di Montevergine descriverò il percorso da compiere
per raggiungere i nuovi menhir e volta per volta fornirò i dati della
scoperta e descriverò le caratteristiche rilevate delle strutture
mono-megalitiche.
Nei
pressi del Santuario sorge un noto Menhir, noto come 'Menhir di
Montevergine'. Riporto alcune sue caratteristiche prelevate da un articolo
dello studioso salentino Cosimo De Giorgi, pubblicato sulla "Rivista
Storica Salentina", nel numero di nov.-dic. del
1916 e
intitolato "I Menhir della Provincia di Lecce", in cui lo studioso
descrive quel menhir, da lui classificato tra le pietrefitte ricadenti
nell' agro di Palmariggi.
·
il menhir è alto 2,45 m;
·
ha forma parallelepipeda ed è ben squadrata;
·
è confitto nel calcare compatto ed è smussato in cima;
·
la sezione rettangolare misura 0,36cm X 0,21cm;
·
le facce maggiori sono esposte in direzione Est-Ovest e su di esse sono
incise alcune croci.
Chiamiamo questo:
"Menhir Montevergine I".
L'
adiacente santuario fu costruito su una grotta in parte di origine
naturale, utilizzata come chiesetta rupestre nel medioevo, da monaci
greco-bizantini dell'ordine di San Basilio. In quell'antico luogo di
culto ipogeo, si rinvenne in epoca moderna, un affresco bizantino della
Madonna. La scoperta della grotta e dell' icona ancor oggi conservata e
venerata, si racconta fu fatta da un pastorello. Successivamente al di
sopra fu edificata l' attuale chiesa barocca a protezione della sacra
cavità, oggi cripta del Santuario. L'associazione del menhir con una
grotta, è un particolare diffuso in numerosi menhir salentini.
Il
primo dei tre nuovi menhir
Ora
dall'area del Santuario, si percorra la via vicinale che conduce fino
all'abitato di Palmariggi; si tratta di una stradina asfaltata usualmente
utilizzata dai cittadini di Palmariggi per raggiungere il luogo di culto
mariano cui sono devotamente legati.
Mentre la si percorre si tenga lo sguardo sulla sinistra osservando i
muretti a secco che delimitano la strada dagli uliveti.
Ad un certo punto
la continuità dei muretti è interrotta dalla presenza di una
caratteristica 'icunneddha', una cappelletta votiva, dedicata in
questo caso al culto mariano. Come per molte cappellette rurali salentine,
all' interno di un grosso blocco parallelepipedo calcareo disposto
verticalmente, è scavato un ambiente con copertura arcuata che accoglie
sul piano di fondo, un affresco, un' icona appunto, da cui deriva il nome
dialettale di origine greca, diffuso soprattutto nella città di Maglie di
'icunneddha', cioè 'piccola icona', con cui si indicano nel
vernacolo locale, tali immagini e per estensione le cappellette votive che
le contengono. Nella cappelletta in questione, si osserva ancora in parte
conservato, l' affresco di una 'Madonna con Bambino'. Proseguendo poco
oltre, ma volgendo questa volta lo sguardo a destra, si scopre che la
continuità dei muretti a secco di cinta, viene anche qui interrotta da una
struttura monolitica questa volta di più antica origine, è infatti un
menhir non ancora segnalato, o ciò che resta di una pietrafitta più alta
dopo che crolli dovuti ad eventi naturali o antropici, ne hanno ridotto l'
altezza.
Scoperta:
notai per la prima volta, il monolite nel 2001, percorrendo di notte la
stradina, quando fui colpito dalla possente struttura che comparve sotto
la luce dei fari dell' auto.
Dimensioni e caratteristiche:
·
il monolite è in pietra leccese;
·
è disposto verticamente e par profondamente infisso nel terreno;
·
ha i lati maggiori disposti parallelamente alla stradina;
·
ha forma di parallelepipedo di altezza 1,30m e sezione rettangolare di
circa 75cm X 20cm;
·
ha uno spesso strato di licheni che ne ricopre le superfici;
·
sulla sommità ha un incisione centrale che corre parallela ai lati minori;
·
la parte sommitale appare smussata; è forse questa una traccia di un'
antica rottura della struttura un tempo più elevata;
·
sulla faccia rivolta alla strada, è profondamente incisa nella parte
centrale e alta una croce latina; segni di altre croci appaiono debolmente
sulla superficie.
Nome:
chiamo questo menhir, 'Menhir di Montevergine II', per distinguerlo
dal più noto menhir di Montevergine, che abbiamo indicato,
preventivamente, come 'Menhir di Montevergine I'.
Nota:
si osservi la continuità di culto nella zona, testimoniata dalla vicinanza
di un menhir cristianizzato con l' apposizione di una croce e di una
cappella votiva dedicata a Cristo bambino e alla Madonna. Colpisce il
carattere megalitico che anche le espressioni della religiosità rurale
cristiana assumono spesso nel Salento; un perpetuarsi della religiosità
megalitica nella cultura, nell' arte e nella religiosità salentina anche
in epoca paleocristiana, medioevale e più recente.
Come
per il Montevergine I, così anche per il Montevergine II, è stato
stabilito nell' opera di cristianizzazione un collegamento con il culto
mariano; la Madonna con bambino probabilmente sostituì una divinità pagana
femminile venerata sul colle da tempi antichissimi.
Gli altri due nuovi Menhir
Continuiamo a percorrere la strada procedendo verso Palmariggi.
Scoperta:
la mattina del 31/05/2003 in occasione di un eclisse parziale di sole
visibile nei primi minuti dell' alba, mi ero recato a Montevergine con
alcuni amici, per osservare il fenomeno astronomico, nei pressi del Menhir
Montevergine I, che sorge in una splendida posizione panoramica da cui è
possibile vedere in lontananza le acque del Canale d' Otranto, e nelle
giornate in cui il cielo è particolarmente terso persino i monti dell'
Epiro, e l' isola di Corfù.
Dopo
l' eclisse, fotografai il menhir Montevergine II, e prosegui la mia
esplorazione della zona, facendo quella che sin ora posso definire la più
singolare scoperta di pietrefitte che mi sia capitato di fare. Percorrendo
la stradina che dal Montevergine II, conduce a Palmariggi, si tenga lo
sguardo verso sinistra, poco prima che la strada degradi con maggiore
pendenza, verso la vallata sottostante e si giunga ad un bivio, si
osserverà un piccolo fondo delimitato da bassi muretti a secco di pietrame
informe. Al centro vi è una cisterna e poco discosta una casa rurale non
recente, ma comunque di epoca moderna, realizzata con conci squadrati e
malta. Sulla sua facciata a sinistra dell' ingresso e in alto è ricavata
nel muro una nicchia con copertura arcuata, uno spazio simile a quello
scavato nel blocco monolitico della cappelletta votiva osservata poco
prima, e che serviva in questo caso per accogliere la statuetta di un
santo o della Madonna o anche qui un affresco votivo. Probabilmente anche
questa manifestazione di religiosità era dedicata al culto mariano,
imperante su tutto il colle di Montevergine.
Ma
quello che più colpirà l' attenzione è quanto si osserva innanzi alla
facciata dell' abitazione.
Equidistanti, a circa 2 metri, dalla facciata, si elevano due menhir, uno
a destra e l' altro a sinistra dell' ingresso dell' abitazione,
distanziati circa metri 2 l' uno dall' altro. Rispetto all' abitazione,
ormai da anni abbandonata, i monoliti sono posti ad Est. E quello ad est è
appunto il lato della casa in cui si apre l' ingresso.
Caratteristiche comuni dei due monoliti:
·
sono entrambi dei parallelepipedi monolitici a sezione rettangolare, in
pietra leccese;
·
sono collocati verticalmente e infissi nel terreno; alcune rocce alla loro
base paion esser state poste per assicurare maggiormente la verticalità
dei monoliti;
·
sono orientati in maniera identica. Hanno le facce maggiori in direzione
solare, cioè guardanti nella direzione Est-Ovest;
·
sono fortemente inclinati nella direzione Ovest;
·
le facce minori presentano solchi più evidenti, lasciati dall' azione di
cava o di rifinitura, mentre le facce più larghe si rivelano più lisce;
·
le superfici sono colonizzate da licheni.
Chiamiamo
-
il monolite più a Sud
(A),
- mentre quello più a Nord
(B).
Dimensioni monolite (A):
·altezza
1,80 m;
·dimensioni
della sezione rettangolare 34cm X 20cm circa;
Dimensioni monolite (B):
·altezza
1,70 m circa;
·dimensioni
della sezione rettangolare 37cm X 22cm circa;
Relazione dei due menhir con altre strutture antropiche: i monoliti furono utilizzati per
sostenere degli assi di legno, che partivano dall' abitazione e giungevano
sui menhir. Fanno pensare ciò, due fori ciechi a sezione rettangolare che
si osservano in corrispondenza dei menhir, sulla faccia dell' abitazione,
da cui probabilmente partivano gli assi lignei che giungevano sui
monoliti. I due fori sono posti alla stessa altezza e più in alto rispetto
all' altezza dei menhir. I monoliti furono dunque utilizzati per sostenere
una tettoia, forse di canne o legno che degradava dal muro dell'
abitazione verso le pietrefitte e che riparava dal sole e dalla pioggia
chi dall' abitazione usciva all' esterno. Un terzo ulteriore asse di legno
correva pertanto anche tra le sommità dei due pilastri monolitici.
Osservazioni:
difficile commentare questa scoperta.
Paiono effettivamente due menhir di considerevoli dimensioni. L'
autenticità è sostenuta dalle caratteristiche che abbiamo descritto, in
particolare le due seguenti:
· il
loro orientamento solare;
·
le
dimensioni della sezione che richiamano quelle del Montevergine I, che
misura 36cm X 21 cm.
In
particolare quest'ultimo dato è particolarmente significativo; le quasi
identiche dimensioni delle sezioni, nonché le somiglianze dell'aspetto e
l' uso della stessa pietra, stabiliscono una relazione forte tra questi
due menhir e il Montevergine I, e ci convincono della contemporaneità dei
tre monoliti, che paiono quasi cavati dalla stessa cava e dalle stesse
maestranze.
Varie
ipotesi possono essere avanzate sulla originaria posizione dei due menhir
adiacenti.
1.
Si tratta di un singolare monumento costituito da due menhir adiacenti di
arcaica origine. Solo in seguito fu edificata accanto, l' abitazione e i
monoliti furono utilizzati come pilastri per una tettoia.
2.
I due menhir sono due frammenti di un identico menhir originario, che si
ergeva nei pressi del campo dove poi furono riutilizzati dai contadini,
che gli rieressero e gli utilizzarono come pilastri. In tal caso la
corretta orientazione solare sarebbe solo una coincidenza. Oppure uno dei
due frammenti, probabilmente il (b) che ha sezione leggermente maggiore,
occupa la posizione originaria, e rappresenta la parte basale dell' antico
menhir alto oltre 3,50 metri, che ha dunque conservato l' originaria e
corretta orientazione. Il frammento che si originò da una rottura, fu
ricollocato dai contadini accanto (oggi menhir (a)), rispettando la stessa
orientazione. Questa versione spiega l' attuale corretta orientazione di
entrambi in direzione solare. Il frammento fu eretto in linea col menhir
e la casa fu realizzata con la facciata parallela ai due monoliti per un
esigenza estetica e prevedendo un uso dei due frammenti come pilastri
esterni per la tettoia.
3.
L' ipotesi meno plausibile, ma anche la più suggestiva, è che questi due
monoliti costituiscano insieme al Montevergine I, tre frammenti di un solo
altissimo Menhir, che si ergeva là dove oggi è il Montevergine I, il
Santuario e la grotta, in un luogo elevato di forte carica mistica. Là
rottura avvenne già forse in epoca antica perché quel menhir sarebbe stato
una sottile pesantissima lingua di pietra, alta ben oltre 6 metri,
altamente a rischio sotto l' azione dei venti, dei terremoti, o di
disassestamenti della base, sempre se escludiamo che la struttura non si
ruppe già durante la criticissima fase della collocazione ed erezione del
megalite. Ma la rottura può essere stata anche opera dei monaci che
abitarono la grotticella rupestre oggi sotto il santuario, e che erano
forse preoccupati per la venerazione che i locali pagani tributavano
ancora alla pietra sacra. Il De Giorgi, da cui ho prelevato la descrizione
e i dati del menhir Montevergine I, lo descrive come smussato in cima. E'
questa forse una traccia di quell' antica rottura? Se questa ipotesi è
corretta il Montevergine I costituirebbe la base o uno degli almeno tre
grossi frammenti in cui si ruppe l' antico menhir, poi rieretto in loco,
gli altri due frammenti rimasero per anni o secoli al suolo, nei pressi
del Montevergine I. Quando in epoca più recente fu rinvenuta la grotta
sacra, quello torno ad essere un luogo di particolare sacralità, sacralià
che assunserò anche quelle grandi pietre riverse a terra nei pressi del
menhir, e lo stesso menhir su cui per altro si osservavano anche incise
delle croci. Tanta era quella sacralità percepita dai locali, che un
contadino ebbe l' idea di trasportar nel suo fondo i due lunghi frammenti
al suolo e utilizzarli, una volta innalzati al cielo a mò del sacro
Montevergine I, come pilastri esterni. La loro corretta orientazione
solare sarebbe in tal caso una coincidenza. Il Menhir di Montevergine era
forse un gigante megalitico dell' antico Salento, che svettava sulla Serra
di Montevergine risultando teoricamente visibile in un raggio di parecchi
chilometri persino forse dalle isole greche e dai monti dell' Epiro più
vicini, ma certamente la sua sagoma appariva stagliarsi nel cielo a quanti
attraversavano di giorno il canale idruntino. Propio sul colle di
Montevergine quell' antica colonna megalitica, magica connessione tra il
cielo e la terra, e di cui oggi resta soltanto un discreto frammento, il
Montevergine I, è stata sostituita in epoca più recente da una possente
colonna rococò con in vetta una statua della Madonna. Una continuità di
culto impressionante!
Nome:
propongo di chiamare i due singolari menhir, che suscitano tante domande e
hanno dato luogo a tante suggestive ipotesi, i 'menhir gemelli di
Montevergine'.
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Complesso monolite-megalitico
e singolare menhir sulla Palmariggi-Giuggianelo |
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Oggetto:
complesso costituito da un monolite-megalitico, forse un arcaico e
singolare menhir, e da un vicinisimo cumulo di pietrame informe, forse i
resti di una piccola 'specchia'; potrebbe il tutto costituire ciò che
rimane di un' arcaica sepoltura in tumulo accompagnata da un adiacente
menhir.
Ubicazione:
si percorra la strada provinciale Palmariggi-Giuggianelo. Alcune centinaia
di metri dopo il paese di Palmariggi, si intersecherà una stradina
asfaltata ma di uso rurale. Si consideri il tratto di questa, che si
inoltra negli uliveti a destra della provinciale che percorriamo. Si
osserverà subito al di là del margine delle due strade che si intersecano,
un bianco e possente monolite calcareo, l'oggetto principale di questa
segnalazione.
Data della scoperta:
11/07/1994.
Dati e descrizione del monolite:
· blocco parallelepipedo di
calcare compatto, disposto verticalmente e confitto nel suolo;
· è a 1,7m dal ciglio della via
Palmariggi-Giuggianello, e a 25cm dal ciglio della stradina;
·
sezione grossomodo quadrata, di
dimensioni massime 59cm X 61cm;
·
le diagonali della sezione son
grossomodo orientate secondo i punti cardinali;
·
altezza dal suolo 132cm;
· si osservano
pietre informi alla base del monolite;
·
gli spigoli appaiono smussati
tanto sul corpo verticale quando sulla sommita del blocco, dove si
riconoscono sul margine dei piani di frattura;
·
licheni rivestono le superfici;
·
sulla sommità si osserva un
foro cieco e irregolare in corrispondenza dello spigolo a Sud, che si
inoltra orizzontalmente per circa 5,5cm, nel corpo della pietra e che all'
esterno ha altezza di 7,5cm e larghezza di 13cm;
· sulla
base
superiore leggermente inclinata da NW a SE, si osservano due bacinelle
collegate da una canaletta. Hanno contorno circolare e son concave, delle
calotte sferiche all' incirca.
·
La
più grande centrale ha diametro di 24 cm e profondità massima, al centro,
di 8,5cm, la più piccola a W ha diametro di 8,5 cm e profondità di 2,5cm;
·
le facce a SE e a SW,
presentano una particolare aspetto. Si osserva infatti una fitta rete di
forellini, il tutto ben levigato e protetto da una patina di antichi
licheni.
Osservazioni:
· la presenza di una bacinella in
sommità è caratteristica presente in numerosi menhir salentini;
·
l'aspetto delle facce a SE e a
SW, se riconducibile a semplice processo erosivo, deve essersi compiuto in
età antica, dato che oggi, tale erosione appare ormai stabilizzatasi;
quelle superfici sono infatti ricoperte e protette da una patina di
antichi licheni. Lungo i piani di frattura in sommità e lungo gli spigoli
smussati non si riscontra la rete di forellini vista sulle due più ampie
superfici del blocco descritte. Non possiamo escludere dunque, che quella
che oggi appare come opera erosiva sia invece ciò che rimane di un antica
e originaria decorazione megalitica delle superfici, fatta di
numerosissime e adiacenti trapanature casuali. Questo tipo di decorazione,
sebbene costituirebbe nel Salento l' unico esempio di decorazione
megalitica, ha comunque dei precedenti significativi nell' arte decorativa
dei templi megalitici maltesi, risalenti all' epoca neolitica e
calcolitica. Là infatti, molte delle superfici dei blocchi e delle lastre
megalitiche presentano una decorazione di piccole adiacenti trapanature,
che conferisce loro un aspetto paragonabile a quello riscontrato sul
megalite oggetto di questo studio.Tra la civiltà megalitica salentina e
quella dell' Isola di Malta, si son già ipotizzati degli antichi legami,
evidenti soprattutto nelle somiglianze strutturali e costruttive tra
alcuni dolmen salentini e quelli dell' isola mediterranea.
·
Il blocco di struttura e volumi
più possenti rispetto ai classici menhir salentini, che si ritrovano anche
numerosi nelle campagne circostanti, ricorda quasi gli antichi basamenti
su cui si collocavano le statue di divinità
Dati e descrizione dell' adiacente tumulo:
Si
tratta di un cumulo di pietrame informe a NW del monolite, nelle sue
immediate vicinanze. Ha pianta ellettica con asse maggiore da NW a SE, di
6m circa e asse minore di 5m circa. Al centro raggiunge un altezza di
50cm. Lungo il perimetro si nota una ordinata disposizione di blocchi
litici di media dimensione, a SE poi si evidenzia una seconda fila di
blocchi leggermente aggettanti verso l' interno. La parte centrale
presenta una notevole quantità di pietrame informe di varie dimensioni e
terriccio. Nel tumulo è stato possibile repertare alcuni frammenti di
ceramica scura ad impasto grossolano, tipica per il Salento dell' età del
bronzo.
Nome:
chiamo per il momento, in attesa di fare più precisi studi sulla
toponomastica del luogo, il complesso costituito dal monolite e dall'
adiacente tumulo, menhir e piccola specchia di San Giovanni, dal
nome della collina (Monte di San Giovanni), su cui è presente una
chiesetta medioevale in grotta dedicata al Santo, e a cui si giunge
proseguendo quella strada verso Giuggianello, per alcune centinaia di
metri e poi svoltando sulla sinistra seguendo la segnaletica.
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Segnalazione
di due nuovi menhir in agro di Melpignano: |
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Il "Menhir
Chipuru" |
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Data
della scoperta:
il 12/09/1993, nella mattinata, mio fratello minore, Stefano Caroppo,
accompagnando alcuni suoi amici in una battuta di caccia, osservò
casualmente quel monolite infisso nel terreno e me ne fece gradita
segnalazione, sapendomi appassionato studioso del megalitismo salentino.
Recatomi sul luogo nel pomeriggio per fotografare la pietra e rilevarne le
caratteristiche, ne constatai con sorpresa l’importanza.
-
Caratteristiche e dimensioni:
-
si
tratta di un blocco monolitico in pietra leccese, disposto verticalmente
e conficcato nel terreno, probabilmente nella roccia, data la natura del
suolo circostante, povero di terra e interessato da affioramento
superficiale del sottostante strato roccioso;
-
si
innalza dal piano del suolo per circa 184 cm;
-
ha
forma all' incirca parallelepipeda, di sezione grossomodo quadrata, di
dimensioni massime 29,5cm X 28,5cm. Si presenta comunque molto
irregolare e le larghezze dei lati diminuiscono salendo verso l' alto.
Spigoli e angoli si presentano irregolari e in parte grossolanamente
smussati;
-
l'orientazione: quelli che alla base paion esser stati in origine i lati
maggiori sono rivolti in direzione (E-ENE)-(W-WSW);
-
il
monolite è inclinato in direzione SW (Sud-Ovest), tanto che la
proiezione della testa del monolite si discosta di circa 25 cm r | |