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Studi sui
menhir a pilastro squadrato pugliesi
e più in generale sul culto betilico.
Studio approfondito del
menhir Vicinanze I in agro di Giurdignano.
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M O N O G R A F
I E
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Studi sui menhir
a pilastro squadrato pugliesi
e più in generale sul culto betilico.
Studio approfondito del menhir Vicinanze I in agro di Giurdignano. |
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Introduzione |
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In questo
scritto presentiamo le nuove scoperte fatte nel Salento, durante lo studio
del menhir Vicinanze I, in agro di Giurdignano, in provincia di Lecce.
Particolarmente degna di nota è la scoperta di un ampio petroglifo inciso
sulla faccia maggiore orientale del monolite, rappresentante una
semi-raggiera, presumibilmente di raggi solari. Essa individua un punto di
fuoco esterno alla pietra, che ha suggerito uno studio archeoastronomico
del sito; quest’ultimo ha permesso di avanzar l’ipotesi, sostenuta da
numerosi riscontri, della presenza di un sistema calendariale per misurare
lo scorrere del tempo.
Si è
proceduto ad un’analisi attenta dell’area circostante, che ha rivelato la
interessante presenza di bacinelle e grotticelle scavate nella roccia.
Sul menhir si
son individuate microcoppelle incise sulle superfici e un foro cieco,
quello che abbiamo solitamente chiamato “occhio del menhir”.
Si è
discussa la “gradonatura in testa” osservata nel monolite e la presenza di
bacinelle o buche scavate sulla sommità di alcune pietrefitte a pilastro
squadrato.
Lo studio
delle croci incise sulla pietrafitta di Vicinanze e dei processi di
cristianizzazione dei menhir, ha permesso di individuare la presenza di un
antico e interessantissimo petroglifo rappresentante il menhir stesso.
Tutto il sito
e l’impianto decorativo del menhir è stato sottoposto ad attento studio ed
interpretazione.
Partendo da
queste analisi del Vicinanze I, si son estesi risultati e considerazioni
allo studio degli altri menhir pugliesi; di questi si son indagati gli
aspetti magico-religiosi e funzionali.
Si è
proceduto ad un fertile confronto con i monoliti e l’arte megalitica e
rupestre della tradizione europea e mediterranea (Sardegna, Puglia,
Liguria, Arco Alpino, Arcipelago Maltese, Grecia ecc.) e con le religioni,
i sacri betili e l’arte delle civiltà orientali della “mezza luna
fertile”, (Fenicia e colonie fenice, Egitto, Mesopotamia, ebrei, nabatei,
arabi ecc.).
Attraverso
l’analisi di molteplici dati, si è scoperta una trama sottile, archetipa,
universalmente diffusa, alla quale inizio ad accennare in questi scritti,
che ha permesso un approfondimento nella comprensione del pensiero
religioso e guidato verso una migliore lettura del megalitismo salentino e
pugliese.
Per
superare i limiti della distribuzione cartacea nella divulgazione di
questi studi, ho optato per una loro contemporanea divulgazione
informatica.
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Note sulla storia
delle mie ricerche illustrate in questo intervento.
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Figura 1:
Menhir Vicinanze I, visto da SE.
Si noti la rientranza della pietra,
nella parte superiore.
La
foto risale alla seconda metà del ‘900. Ai piedi della stele si
osserva la presenza di materiale lapideo informe; quest’ultimo è
stato asportato negli anni successivi alla realizzazione di questa
foto |
Riporto qui alcuni dei miei studi sul megalitismo
pugliese e sul menhir Vicinanze I più in particolare. Per quest’ultimo i
rilievi presentati, si avvalgono dei dati e di materiale fotografico,
raccolti nei giorni 7/05/2006 e 12/06/2006, nonché in altri sopralluoghi
effettuati nei mesi seguenti.
La scoperta del singolare
petroglifo a semi-raggiera, di cui diremo, risale alla prima escursione
del 7 maggio. L’ipotesi del petroglifo betilico, di cui anche tratteremo,
era maturata un po’ di tempo prima, durante precedenti miei studi e
indagini sui megaliti di Giurdignano.
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Nota sulla
terminologia di “menhir a pilastro squadrato” adottata:
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indichiamo con la notazione abbreviata “menhir a p.s.”, la tipologia di
“menhir a pilastro squadrato”, diffusa in territorio pugliese e
riscontrata anche nell’arcipelago maltese. Si tratta cioè di monoliti
eretti verticalmente e confitti nel suolo, aventi con buona, o in prima,
approssimazione, forma, generalmente per effetto di sagomatura
artificiale, di parallelepipedo. Forma che può interessare completamente
il menhir, o un’ampia porzione del suo fusto; quest’ultima precisazione
per includere quei pochi menhir squadrati, che presentano varianti
morfologiche, di solito nella parte sommitale. |
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Ubicazione del menhir Vicinanze I
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Il menhir Vicinanze I è
ubicato in agro di Giurdignano, in contrada Vicinanze, da cui trae il
nome. Sorge, come diversi menhir a p.s. salentini, in corrispondenza di un
incrocio, un quadrivio per la precisione.
Il vicino Mare Adriatico,
dista dal sito del megalite, solo 6 km, se si considera il tratto di costa
più prossimo, che ricade ad ENE, nell’insenatura di Otranto.
Coordinate geografiche del menhir Vicinanze I.
Latitudine: 40° 7'21.47"N
Longitudine:
18°25'27.72"E
Altezza sul livello del
mare 75 m.
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Storia recente del menhir Vicinanze I |
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Da sempre noto alle genti
del luogo, il menhir Vicinanze I, ha attratto l’interesse del mondo
scientifico, solo a partire dalla seconda metà del XIX secolo, quando
sotto l’ influsso della fervida e scientificamente florida “atmosfera
positivista”, si scoprì l’esistenza del fenomeno megalitico in terra di
Puglia. É chiamato Vicinanze I per distinguerlo da un secondo menhir a p.s,
che sorge nella medesima contrada.
Nel XX secolo si è
provveduto ad un rinforzo della pietrafitta; probabilmente si temeva per
la sua stabilità e si è pensato di intervenire ponendo un anima di metallo
nel cuore della pietra nella parte centrale del suo fusto. Si realizzò,
pertanto, sulle pareti maggiori centralmente ad esse, uno scasso
rettangolare verticale, forse passante da lato a lato. Le sue dimensioni
son di 1 m per 11 cm, ed inizia ad un altezza dal suolo di circa 1,5 m. Lo
spazio interno ricolmo di cemento contiene dei perni di acciaio. Si deduce
questo anche dall’osservazione di un tondino di ferro, che giunge in
superficie nella parte basale dello scasso sul lato occidentale del menhir.
Questo contatto diretto con l’ambiente esterno dell’anima in ferro
collocata nel cemento e nel cuore della pietra, facilita l’alterazione
chimica, corrosione, dell’anima stessa. Fortunatamente il colore assunto
dal cemento impiegato, non differisce molto da quello della pietra.
Un intervento di restauro
(?), di cui non conosco la necessità e che purtroppo ha asportato anche
parte dei petroglifi presenti sulle facce maggiori del menhir, non in
maniera tale però da impedire la lettura complessiva dell’impianto
decorativo.
Gli interstizi alla base,
tra buca e monolite, son stati riempiti con grigio cemento, presenza
anacronistica e cromaticamente deturpante.
Il sito è stato ripulito
dal Comune di Giurdignano, con l’uso di finanziamenti europei, nel 2004;
l’area è stata recintata con una staccionata di legno, composta da tronchi
grezzi (scelta saggia del materiale impiegato, che ben si abbina
all’arcaicità del luogo), e si è provveduto al rifacimento dei vicini
muretti a secco. Purtroppo si è ricorso anche all’impiego di cemento, per
fortuna, almeno, in maniera molto esigua. Si è arricchita l’area anche con
una esteticamente discutibile segnaletica. |
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Descrizione del
monolite Vicinanze I.
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Il menhir Vicinanze I, è
un blocco monolitico squadrato in forma di parallelepipedo, in prima
approssimazione molto regolare.
La sua sezione
orizzontale, di forma rettangolare, misura circa 42 cm per 28 cm; sono
queste dunque le larghezze delle facce della stele.
Ai piedi del menhir
Vicinanze I, la presenza di recente cemento, rende difficoltosa la lettura
della forma della buca scavata nel banco di roccia affiorante, in cui
affonda la parte basale del megalite, probabilmente si tratta di una buca
rettangolare di dimensioni solo poco più grandi del monolite, e orientata
grossomodo come questo.
Le superfici del bethilos
son ricoperte da licheni.
É collocato in un banco
roccioso affiorante di locale calcare conchiglifero (calcareniti
plio-pleistoceniche), geologicamente differente dal calcare in cui è
cavato il menhir, riconducibile quest’ultimo alla varietà di calcare
miocenico giallo paglierino, di composizione argillo-magnesifera, noto
volgarmente come “pietra leccese”, e che affiora in superficie in aree più
addentrate nell’entroterra salentino. Nella stessa “pietra leccese”, sono
cavati gran parte dei menhir a pilastro squadrato del Salento.
Il
monolite si innalza dal livello del suolo per circa 3,73 m.
Nei
primi del ‘900, alla base, era rincalzato con grosse pietre, come ricorda
lo studioso Cosimo De Giorgi nel 1916. Quelle pietre sono state asportate
nel corso del ‘900, dato che di esse oggi non resta traccia, e il menhir
appare normalmente confitto nel banco roccioso.
Per le
dimensioni e l’orientazione della pietrafitta ci siamo rifatti
direttamente alle misurazioni effettuate da Cosimo De Giorgi, meticoloso e
validissimo scienziato positivista salentino, e da lui riportate in un suo
articolo, pubblicato sulla "Rivista Storica Salentina", nel numero di nov.-dic.
del 1916 e intitolato "I Menhir della Provincia di Lecce"; qui oltre ai
dati metrici, l‘orientamento, l’ubicazione del menhir Vicinanze I, il
materiale di cui è costituito, e alcune osservazioni sulla presenza di
massi alla base,
e di una croce
graffita sulla faccia ad Est,lo
studioso non aggiunge null’altro.
Riportiamo per esteso
la parte dell’articolo dedicata dal De Giorgi al Menhir Vicinanze I.
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Menhir
Vicinanze, I.
Dimensioni:
Altezza m. 3,73
– Facce adiacenti : 0,42 per 0,28.
Orientazione
c.s. da N a S.
É di pietra
leccese ed è rincalzato e orientato alla base con grosse pietre.
Sulla faccia volta ad Est vi è graffita una croce.
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In “orientazione
c.s. da N a S” credo “c.s.” voglia dire “come sopra”, e in
riferimento a quanto scritto dallo studioso nel suo articolo per
altri menhir prima di giungere ad analizzare il menhir Vicinanze I,
la frase significa “orientazione della faccia più larga da N a S”.
Come si deduce dagli studi del De Giorgi, l’orientazione da lui
valutata nei menhir a p.s. e a sezione orizzontale rettangolare,
quella che lui dice “orientazione della faccia maggiore”, è la
direzione dell’asse maggiore del rettangolo della sezione
orizzontale, e non quella individuata dalla retta ortogonale alla
faccia, o semiretta ortogonale alla faccia e uscente rispetto alla
pietra, che si cita di solito come la direzione verso cui “guarda” o
“è affacciata” o “rivolta” la faccia verticale considerata in un
menhir a p.s. |
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Descrizione della
parte superiore della pietrafitta Vicinanze I
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Nella parte superiore,
gli ultimi dieci centimetri circa, si presentano rientranti a causa di
una risega, una scanalatura a gradino, che corre tutto intorno al menhir e
che comporta una diminuzione dello spessore della parte sommitale. Chiamo
questo particolare, che compare in alcuni menhir salentini a p.s., “gradonatura
in testa”. |
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Interpretazione della gradonatura in testa
del menhir Vicinanze I e considerazioni sulla morfologia sommitale del
bethilos arcaico salentino |
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Figura 2:
vista da NNW del gradone in testa al menhir. Il bordo superiore si
presenta irregolare in alcuni tratti. Probabilmente, è scavata
superiormente una bacinella di forma parallelepipeda a sezione
rettangolare, con lato maggiore parallelo alla faccia maggiore del
menhir, caratteristica comune a numerosissimi menhir integri a
pilastro squadrato del circondario; il gradone da così maggiore
rilevanza alla cavità che si apre al suo interno.
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Per il momento avanziamo
alcune mere ipotesi sulla funzione e sul significato della morfologia a
gradone, che caratterizza la sommità di alcuni menhir salentini a pilastro
squadrato.
Le proprietà meccaniche
della pietra leccese e la perfezione degli squadri, che si osservano in
testa al menhir Vicinanze I, permettono di affermare con certezza la
natura antropica dell’intervento di scanalatura. Questa precisazione si
rende necessaria perché l’azione erosiva meteorica e da abrasione
meccanica, comporta nei monoliti squadrati, da molti secoli esposti
direttamente agli agenti atmosferici e al contatto con uomini, mezzi
umani, tronchi di alberi, arbusti ecc. un danneggiamento più consistente
degli spigoli, meno resistenti, rispetto alle aree interne delle
superfici; motivo per cui anche gli spigoli in testa si presentano
danneggiati, spesso ancor più degli spigoli laterali. I motivi del maggior
danneggiamento, che si osserva generalmente in testa, rispetto ai fianchi
delle pietrefitte (fenomeno evidente nell’aspetto odierno degli antichi
menhir sagomati in forma di parallelepipedo), sono:
-
l’angolo di incidenza medio della pioggia, che in
testa risulta essere più ortogonale;
-
la presenza di possibili fori e bacinelle in
sommità, che riducono lo spessore e dunque la resistenza degli orli
superiori;
-
le scariche elettriche di fulmini, che attratti dai
menhir per l’“effetto punta”, tendono a colpire in primis la testa dei
megaliti provocando l’esplosione di porzioni superiori, quando non la
rottura dell’intero monolite.
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Nell’ipotesi che la
scanalatura in testa sia successiva all’epoca di innalzamento del menhir,
si può pensare, che servisse per accogliervi ad incastro, una lastra con
un incavo in corrispondenza. Si sa di lastre poste su menhir,
probabilmente per fungere da basi per poggiavi sopra, in epoca cristiana,
una croce o la statua di un Santo, di Cristo o della Madonna, secondo una
pratica molto diffusa nel Salento e non solo, per cristianizzare i pagani
menhir, (in più rari casi, si scolpiva una croce a tutto tondo nel corpo stesso del menhir nella parte sommitale). Si è ipotizzato fosse questa l’origine di
una lastra poggiata orizzontalmente sul menhir Franite in agro di Maglie,
presente ancora nei primi del ‘900 (la sua descrizione e l’ipotesi sulla
sua funzione si devono allo studioso Cosimo De Giorgi). Una lastra
orizzontale si osserva ancora oggi sul menhir Mensi di Giuliano, frazione
di Castrignano del Capo. |
Figura 3:
Menhir Mensi a Giuliano, frazione di Castrignano del Capo. |
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Il De Giorgi nel
suo articolo sopra citato, riferisce che al menhir MaterDomini,
pietrafitta a p.s. di Pisignano (frazione di Vernole), fu aggiunta “in
cima una lastra lapidea per collocarvi-sopra- una croce”. |
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Figura: 3b:
Stesso
elemento e con la stessa funzione pare fosse presente anche su
un menhir ubicato nella piazza di Acquarica di Lecce
(frazione di Vernole), come si desume dalla foto qui
presentata, che ritrae il megalite prima della sua rimozione,
avvenuta sulla fine degli anni ’50.
Par
riconoscervi sulla lastra sommitale il gambo superstite di una
diruta croce lapidea.
Per
ulteriori informazioni sui menhir di Vernole:
http://www.pinodenuzzo.com/pietre/Vernole.htm
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Un’altra
possibile ipotesi, sempre in merito ad un’origine cristiana della
scanalatura in cima, la ricaviamo dal De Giorgi.
Sull’oramai
distrutto menhir di “Tafagnano”, o “de lu barone” detto, menhir a
p.s. ubicato nell’agro di Lizzanello, il De Giorgi, che lo vide
ancora in piedi, nel suo articolo sopra citato, descrive la presenza
di croci “scolpite con l’accetta”. Vi si legge anche di una “scanalatura”
“in cima”, che secondo il parere dello studioso, fu praticata
quando il monolite fu convertito in colonna votiva cristiana,
probabilmente, sempre secondo il De Giorgi, non solo scolpendo le
croci, ma anche “sovrapponendovi” in testa “una croce
lapidea”. Dalle parole dello studioso, poiché non fa qui
menzione ad alcuna mensola cui collegare la scanalatura, par di
dedurre che egli la interpretasse come volta a realizzare una
gradonatura esteticamente funzionale ad esaltare la presenza della
croce. Talvolta croci votive cristiane erano erette su strutture
gradonate rappresentanti nella lettura simbologica cristiana il
“Golgota” (o “Calvario” nella traduzione latina), l’altura su cui fu
crocifisso, a Gerusalemme, Cristo, secondo i Vangeli; tale allora il
possibile significato cristiano della risega sommitale.
Nel menhir
Celimanna di Supersano, menhir a p.s., si osserva una lieve
smussatura artificiale degli spigoli, che interessa anche gli
spigoli in testa, dove conferisce una accennata forma trapezoidale
alla sommità del bethilos.
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Figura 7:
Zoom sulla sommità del menhir, vista da Sud |
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Figura 8: Sommità del menhir vista da Sud, con sovrapposizione di
linee, che idealizzano la struttura del trapezoide in cui è sbozzata
la parte sommitale del blocco parallelepipedo |
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Figura 6:
Menhir Celimanna visto da Sud |
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In testa al
menhir è apposta una croce di ferro, confitta nella pietra. Se di
origine cristiana, la smussatura degli spigoli laterali, deriva da
un’esigenza volta a convertire almeno idealmente, la forma del
monolite, da quella del parallelepipedo, legata all’antica religione
dei menhir e alle funzioni pratiche e magico-religiose del megalite
a p.s., verso la forma cilindrica, più neutra e consona alla nuova
religione locale cristiana, che non riconosceva più e/o aveva
dimenticato le antiche molteplici valenze del bethilos a p.s. cui la
sua forma parallelepipeda era collegata; si hanno casi evidenti di
menhir a p.s. ottagonalizzati con forti e relativamente rifinite
smussature degli spigoli, nell’intervento di conversione in colonne
cristiane; si pensi ad esempio al menhir di Ussano in agro di
Cavallino, o al menhir Cupa II in agro di Scorrano.
In tal caso,
tornando al menhir di Celimanna, la smussatura in testa permetteva
di dar slancio al monolite e risalto estetico alla croce,
richiamando anche qui, la simbologia della “Croce sul Calvario”. |
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Figura 4:
Obelisco di Amenofis II a Karnak. Epoca: XVIII dinastia.
Foto tratta da
www. sofiaoriginals.com
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La struttura superiore
a gradone come quella a trapezoide, potrebbe però essere originaria in questi menhir. In questo caso
la presenza del gradino, o del trapezoide, in testa diviene un elemento molto interessante,
il cui significato deve esser letto in chiave simbolica, alla luce del
culto betilico in generale e più nello specifico, nell’ambito della
particolare forma che esso assunse nel Salento, terra intermedia tra
Occidente e Oriente, tra il megalitismo di tradizione neolitica europeo, e
le fiorenti civiltà della cosiddetta “Mezza Luna Fertile” (tra Egitto e
Mesopotamia); influssi molteplici, che
ritroveremo eccezionalmente proprio nel menhir qui analizzato, e che ci
permetteranno di far luce ulteriore sul megalitismo salentino, da
ritenersi pur sempre fenomeno antropologico dai forti connotati locali.
Gli
obelischi egizi, sulla cui trattazione presto dedicherò una mia
monografia, data la necessità di un confronto tra il megalitismo salentino
e quello “orientale”, son l’espressione più evidente e nota, di bethilos
innalzati dalle antiche civiltà della “mezza luna fertile”. Come negli
obelischi si osserva un “piramidone” in testa, così molti menhir informi
salentini sono sagomati o son costituiti da massi monolitici scelti in
modo tale da presentare una punta sulla sommità o una struttura subconica.
A
questo tema, quello del “menhir informe” salentino, dedicherò
presto ampie trattazioni frutto dei miei studi e scoperte; intanto qui
presento la foto di un menhir informe, alto circa un metro, facente parte
di un interessantissimo alignement, in un’area del Salento, dove ho
anche riscontrato la presenza di insediamenti umani di età neolitica e
protostorica, che ho fatto oggetto di segnalazione alla Soprintendenza
Archeologica di Taranto.
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Figura 5: Menhir informe salentino di forma sub-conica. |
Nella
realizzazione del bethilos compare universalmente una tensione artistica e
magico-religiosa, verso il completamento della struttura con una forma a
punta, aspetto che si può spiegare solo approfondendo il significato
profondo, archetipo, del culto betilico.
Tale
tensione artistica e magico-religiosa, certamente operò anche negli uomini
che idearono e realizzarono i menhir a pilastro squadrato. Questi megaliti
usualmente hanno forma parallelepipeda quasi perfetta, dunque mancano di
una punta in testa. La loro superficie piatta in sommità era legata
funzionalmente alla ritualità cui questi speciali menhir, quelli squadrati
appunto, erano destinati, tant’è che in testa si ritrovavano scavati,
spesso, uno o più fori o una o più bacinelle e persino canalette (anche su
questo punto fornirò presto maggiori importanti dettagli frutto di inedite
mie osservazioni).
Nel
menhir squadrato la tensione verso il completamento a punta del bethilos e
la necessità funzionale della testa piatta, implicata dai riti speciali
che erano previsti dalla religione betilica pugliese, diede luogo talvolta
a soluzioni di compromesso, quali forse quella della struttura a gradone,
o a trapezoide,
in testa.
La
necessità dello studio attento della “struttura a gradone in testa” del
menhir Vicinanze I, nasce dall’osservazione di sagomature simili, sebbene
meno evidenti e molto più usurate, sulla sommità di altri menhir a
pilastro squadrato salentini,
quali
ad esempio,il menhir Sant’Anna di Zollino, e
ancora in agro di Giurdignano il menhir Madonna di Costantinopoli, e il
menhir Vicinanze II, a soli 220 menhir dalla pietrafitta qui oggetto di
approfondita analisi;
si aggiunga anche, in base a quanto sopra ricordato, il distrutto menhir
di Tafagnano in agro di Lizzanello.
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Figura 9: Menhir
Candelora in agro di Melpignano. Si osservi la sua sommità
conformata a punta, che permette un confronto tra la forma di questo
monolite a p.s. e quella del classico obelisco egizio. |
Più in generale,
quella “a gradone” e quella “a trapezoide” son soluzioni artistiche
differenti, espressioni sempre delle stesse tensioni psicologiche verso il
completamento a punta del bethilos e del loro compromesso con esigenze
funzionali, quali quelle che abbiamo sottolineato poc’anzi per la testa
dei menhir salentini a p.s., o anche, in seno alla cultura cristiana,
quella di avere la base per il posizionamento di una croce o di una
statua, sulla colonna, che conserva sempre, archetipicamente, l’antica
valenza di bethilos. Questi concetti saranno ancor più chiari proseguendo
nella lettura di questo studio.
Per capire come la concettualità della punta protesa dalla terra verso il cielo, possa
esprimersi tanto con forme a gradoni, quanto con forme trapezoidali
(-piramidali), basti considerare le varianti architettoniche con cui nei
millenni, l’uomo ha elevato quelle che genericamente vengono chiamate
“piramidi”. Strutture a trapezoide o piramidali. a pareti lisce o a
gradoni.
Edifici, le piramidi, che
condividono con il bethilos, la medesima tensione magico-religiosa
dell’uomo proiettato dalla terra verso il cielo.
In alcuni rari casi si hanno anche menhir salentini,
sempre a pilastro squadrato, in cui si osserva addirittura una sbozzatura
della sommità “a punta”; aspetto questo che permette un doveroso confronto
con la morfologia a piramidone che caratterizza l’estremità superiore
dell’obelisco egizio. É il caso ad esempio del menhir Candelora in agro di
Melpignano. Il De Giorgi scrisse nel suo articolo a proposito di questo
bethilos a p. s. : “è stato (...) appuntito a colpi di pietra”.
Anche il menhir Grassi
in agro di Carpignano Salentino, presenta in testa un rozzo completamento
a punta, e sarebbe opportuno uno studio più attento per stabilire se
conseguenza di vandalici abbattimenti, o di crolli naturali o se sia stato
così appositamente sbozzato.
Altre interessanti
varianti in testa di alcuni menhir pugliesi a p.s. come per il menhir
Monaco di Modugno o per il menhir Vardare di Diso, saranno esaminate in
mie successive monografie.
Nota introduttiva.
Presento qui un’attenta analisi delle superfici del menhir Vicinanze I,
che mi ha permesso di sviluppare, anche in questo caso, interessanti
confronti con altre realtà megalitiche del Mediterraneo.
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Analisi degli spigoli
del menhir Vicinanze I |
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Gli spigoli del menhir,
che si presentano grossomodo vivi quasi perfettamente a squadro, son solo
leggermente arrotondati dall’azione erosiva degli agenti esogeni. La loro
continuità è interrotta dalla presenza di alcune tacche cuneiformi, il cui
significato e ampia diffusione su questo tipo di menhir salentini a p.s.,
sarà oggetto di un mio capitolo successivo.
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Orientamento caratteristico delle facce
del menhir Vicinanze I e di altri menhir a pilastro squadrato pugliesi e
suo significato |
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Le facce maggiori del
monolite guardano, con alta precisione nelle direzioni Est ed Ovest,
ovvero a levante e a ponente; son pertanto parallele alla direzione del
meridiano (Nord-Sud) passante per il centro della sezione del menhir.
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Figura 10: orientazione del menhir Vicinanze I, secondo i dati
riferiti da C. De Giorgi.
Vista in pianta. |
Per l’orientazione del
monolite abbiamo riportiamo le misurazioni effettuate dallo scrupoloso
scienziato C. De Giorgi, nei primi del ‘900. L’orientazione che egli
rilevò, è, come abbiamo verificato grossomodo, quella che ancor oggi si
osserva.
In realtà da una
misurazione frettolosa effettuata con bussola, durante il sopralluogo del
7 maggio, abbiamo ottenuto per le facce maggiore, un’esposizione a ENE e a
WSW, anziché perfettamente ad Est e ad Ovest, come rilevato dal De Giorgi.
Si tenga anche conto del fatto che la nostra misurazione con
bussola magnetica, è affetta dall’errore della declinazione magnetica
locale presente nel momento della misurazione.
Data la presenza di cemento apposto alla base del megalite, non possiamo
escludere che questi abbia subito piccoli spostamenti, rotazioni minime
attorno al suo asse verticale, durante i non ben chiari interventi di
restauro, che ha subito nel corso del ‘900, e che ne hanno forse alterato
l’originaria importante orientazione; per questo motivo abbiamo preferito
attenerci ai dati del De Giorgi, senza procedere a nuove accurate
misurazioni dell’orientazioni attuale della pietrafitta, la cui ubicazione
è comunque rimasta immutata.
L’orientazione delle
facce maggiori, disposte parallelamente al meridiano del luogo,
contraddistingue numerosissimi menhir a pilastro squadrato pugliesi, tanto
che laddove tale condizione non è verificata, spesso si scopre che le
pietrefitte son state oggetto di riposizionamenti o spostamenti in epoche
recenti. Purtuttavia per alcuni dei menhir a p.s. non orientati est-ovest
(cioè, “non con le facce maggiori quasi perpendicolari all’asse
levante-ponente”), non possiamo escludere, che tali anomalie di
orientamento, dal significato ancora sconosciuto, possano esser state
previste durante l’originario loro posizionamento.
L’orientazione prevalente
est-ovest delle facce maggiori dei menhir salentini a p.s., che talvolta
si osserva persino in alcuni dei menhir informi nei quali sia possibile
distinguere due facce principali, ha una immediata spiegazione alla luce
del culto betilico e del suo legame magico-religioso con il Sole, che
sorge a Oriente e tramonta ad Occidente. Maggiori dettagli in tal senso
saranno espressi nei paragrafi successivi. |
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Analisi delle
superfici laterali minori del menhir Vicinanze I
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Sulle superfici laterali
minori della pietrafitta a sezione rettangolare, si osservano
numerosissimi solchi obliqui, molto irregolari e grossolani. Sono
paralleli tra loro, cioè caratterizzati dalla stessa inclinazione, per
ampi tratti, e interessano quasi completamente tutte queste superfici.
Questi corrono talvolta da un estremo all’altro della faccia, e son molto
fitti. Si osservano alcune zone in cui l’orientazione dei fasci di solchi
si alterna. In particolare questo avviene nella parte superiore della
faccia minore del menhir Vicinanze I, rivolta a meridione.
Si tratta dei solchi
lasciati dagli strumenti di cavatura e sgrossatura, da accette o seghe
usate per tagliare la tenera pietra calcarea in cui il menhir è
realizzato.
Le facce minori spesso
sono quelle meno rifinite nei menhir salentini a pilastro ben squadrato.
Le facce maggiori, quelle principali e più importanti nei menhir a sezione
rettangolare, sono invece generalmente meglio rifinite ed eventualmente
sede privilegiata per la collocazione di decori petroglifici; aspetto che
ne testimonia la loro maggiore rilevanza e che le qualifica come facce
principali del bethilos.
Si osservano questi
solchi di cavatura e grossolana sbozzatura sui lati minori di molti menhir
salentini a pilastro squadrato realizzati nella tenera pietra calcarea
salentina, della varietà detta ‘pietra leccese’. Ad esempio presentano
lati minori con solchi di questo tipo il menhir ‘Marrugo’, e i menhir
‘Gemelli’ di Montevergine, ecc.
Non mancano comunque nel
Salento menhir squadrati, dove anche le superfici minori si presentano
lisciate e rifinite al pari delle maggiori.
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Figura 11:
Faccia minore del menhir Vicinanze I, rivolta a meridione. Si
osservino i solchi fittissimi che coprono con continuità la
superficie, estendendosi spesso da un estremo all’ altro della
faccia. Si osservi anche come la direzione media dei solchi del
tratto superiore, grossomodo discendenti a 45° da sinistra verso
destra, differisce da quella dei solchi del resto della superficie,
che salgono all’incirca a 45°, procedendo da sinistra a destra.
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Figura 12:
Nella foto a fianco, si mostra la faccia minore del menhir Vicinanze
I, orientata a settentrione.
Con alcune linee scure si son evidenziati gli spigoli del monolite e
con linee più sottili si son messi in evidenza alcuni dei
numerosissimi solchi paralleli che ricoprono tale faccia minore. |
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Analisi della faccia
maggiore rivolta ad Ovest del menhir Vicinanze I
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Consideriamo la faccia
maggiore del menhir Vicinanze I rivolta ad Ovest. Nella parte medio bassa
si può notare un solco orizzontale irregolare molto antico, come mostra
l’erosione dei suoi margini.
Si osservano numerose
micro-coppelle; si tratta di piccoli fori circolari diffusi su tutta la
superficie e distanziati tra loro. Son distribuiti, per lo meno ad una
prima osservazione superficiale, casualmente, e con densità inferiore
rispetto a quella dei fori distribuiti sulla faccia bucherellata del
menhir Cutura, anche detto menhir Pezza, ubicato in agro di Giuggianello,
e oggetto di miei approfonditi e importanti studi, volti alla penetrazione
dei segreti del megalitismo salentino (rimando alla loro lettura per un
approfondimento).
La concentrazione di
microcoppelle pare maggiore nella parte media e superiore della faccia.
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Figura 13:
Menhir Vicinanze I. Porzione media e superiore della faccia maggiore
rivolta ad Ovest. |
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Figura 14: Menhir Vicinanze I, vista da SW della sua porzione media
e superiore. |
Figura 15: Menhir Vicinanze I, vista da NW della sua porzione media
e superiore. |
Sebbene qui si tratti di
microcoppelle, ovvero di forellini più piccoli e circolari, vi è una
analogia molto forte con i decori a coppelle (di dimensioni leggermente
superiori), osservati sulle facce maggiori del menhir Franite, in agro di
Maglie.
Sulla faccia rivolta ad
occidente del Vicinanze I, si osservano dei solchi rettilinei con
andamenti molto variabile, simili a quelli che interessano le facce
minori, ma con densità inferiore, segno della maggiore cura posta nella
finitura di questa superficie.
Osserviamo sulla stessa
faccia a West, nella parte alta, a circa dieci centimetri dalla
scanalatura superiore, un foro circolare cieco, del diametro di circa 3
cm, scavato nella pietrafitta. Si tratta del solito foro, che io definisco
‘occhio del menhir’, e che si osserva su numerosi menhir a p.s.
salentini o più in generale pugliesi e che ho riscontrato persino su
menhir a p.s. dell’arcipelago maltese. Sulla diffusione e simbologia
dell’“occhio del menhir”, tratterò poco più avanti e in seguito in un
capitolo dedicato a questa interessante peculiarità di alcune pietrefitte,
sin ora passata quasi totalmente inosservata. |
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Confronto dei decori petroglifici
di alcuni menhir a
pilastro squadrato salentini con decori megalitici maltesi
e sardi. |
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Figura 16: tempio di Mnajdra. Ortostato
squadrato decorato con microcoppelle. Si osservi come soprattutto
nella parte inferiore le distanze reciproche tra le forature sono
maggiori e la loro densità diminuisce rispetto a quanto osservabile
nella porzione superiore. Foto tratta da
www.megalithic.co.uk
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I confronti
tra alcuni decori megalitici presenti nei templi maltesi di Mnajdra e
Hagar Qim, e le forature osservate sul menhir Cutura, nonché con alcuni
petroglifi a microcoppelle osservati sul menhir Croce Sant’Antonio e sul
menhir di Bagnolo, possono anche essere estesi a quei menhir come il
Franite o il Vicinanze I, in cui abbiamo osservato coppelle o
microcoppelle, leggermente distanziate tra loro e distribuite su ampie
porzioni delle facce delle pietrefitte, generalmente le facce maggiori.
Analoga situazione si osserva su numerosi altri menhir a p.s. salentini,
come ad esempio sul menhir di Lequile detto “Aja della Corte” e sul menhir
Montevergine I in agro di Palmariggi, interessati da microcoppelle
distanziate tra loro e distribuite soprattutto sulle facce maggiori.
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Figura 17:
frammento di menhir decorato a coppelle. Piscina ‘e Sali (Laconi-Sardegna) |
Mentre per il menhir Cutura abbiamo fatto
un confronto con lastre megalitiche decorate con molt | |