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I Rinvenimenti

il menhir sul luogo del ritrovamento    particolare delle sei tacche poste sulla parte frontale superiore  

MONOLITE A SUPERSANO (LE)

Usato per secoli quale "ponte" di attraversamento di un canale di scolo naturale, nelle campagne di Supersano in Provincia dio Lecce,  è stato recuperato, dall'architetto PINO DE NUZZO, e consegnato all'Amministrazione Comunale, la quale Amministrazione per evitare eventuali deturpamenti ha deciso di spostarlo e collocarlo "in piedi" nel Parco delle Rimembranze, accanto ad un altro monolite.  

Così il parco archeologico del Comune di Supersano si è arricchito di un terzo monolite.

La zona dove il monolite è stato scoperto è ricca di reperti archeologici, infatti a poche centinaia di metri di distanza sono state individuate dal Prof. Paul Artur dell'Università di Lecce due capanne e la zona è piena di schegge di selce lavorata e non.

Le sue misure sono:         altezza ml.2.30

                           faccia principale cm.40

                           faccia laterale     cm.20

Il monolite collocato nel Parco delle Rimembranze a Supersano

(cliccando sulla foto ci si può collegare con il sito inglese www.stonepages.com da dove è tratta l'immagine)

COSA SONO I MENHIR?

 tratto da: atlante.clio.it

È un blocco di pietra grezza o sommariamente lavorata, di sezione rettangolare, alta da un metro e mezzo a cinque-sei metri ed infissa nel terreno per un metro, un metro e mezzo, senza base di appoggio. Alcuni Autori attribuiscono i menhir alla Civiltà del Ferro, altri ad epoca più recente. Diffuso soprattutto nel III-II millennio a.C. in Francia e nelle isole britanniche, dove lo si trova sia isolato che disposto in allineamenti o cerchi, nel Salento sembra sia stato utilizzato in epoca romana come primitivo segnale stradale, poiché lo si trova spesso in corrispondenza di incroci viari. Le pietrefitte hanno sempre la faccia larga rivolta verso il sole, e ciò ne rivela la connotazione religiosa. Il cristianesimo ha poi sovrapposto spesso i propri simboli rituali al rito pagano precedente: sono state incise croci sulle facce di alcuni dolmen, ed in altri casi una croce è stata posata sulla sommità.

 

vista della volta interna del frantoio ipogeoFRANTOIO IPOGEO DELLE SETTE PIETRE 

Ritrovato grazie ad una ricerca sulle costruzioni scomparse nel centro antico di Casarano. Dalle fonti documentali presso il locale archivio storico si è appreso che il frantoio ipogeo è fra i più antichi del paese ed ha svolto la sua funzione fino alla prima metà del 1800. Di proprietà della Parrocchia Maria SS. Annunziata fu abbandonato per molti anni sino a quando, nel 1905,  non fu espropriato ed acquistato dall'Amministrazione Comunale del tempo per un importo di L.417.50.

 

(dal Quotidiano di Lecce del 21.12.2000)

Importante scoperta architettonica nel Castello di piazza Garibaldi

Dietro l'edera, S.Salvatore

Ritrovati i resti di una chiesa creduta distrutta

L'ultimo matrimonio sarebbe stato celebrato nel 1794, tra donna Rosa Rubinacci e don Francesco Saverio  Maritati, fu Domenico, di Copertino. Dopo di allora nessuna notizia si era più avuta della chiesa di San Salvatore, tra le più antiche di Casarano, che si credeva totalmente distrutta e  che ora, dopo secoli di silenzio, sembra essere ritornata alla luce. Dovrebbero, infatti, appartenere proprio all'antica chiesa gli affreschi che sono  stati ritrovati sotto una foltissima pianta d'edera nel cortile di Palazzo De Lorenzi, già D'Aquino, in piazza Garibaldi, nel pieno centro della città. A dare la notizia sono l'architetto Giuseppe De Nuzzo e Giovanni Fracasso, giovane ricercatore, che insieme ad altri appassionati stanno effettuando un'ampia ricerca nel centro antico cittadino per riportare alla luce le numerose chiesette che un tempo non molto remoto facevano da corona alla chiesa matrice di Maria Santissima Annunziata. Della chiesa di San  Salvatore si hanno notizie già in un  documento del 1580, dove si parla del primo chierico, nonché nel libro dei matrimoni della chiesa matrice,  dal quale si apprende dell'ultima cerimonia nuziale lì celebrata alla fine del diciottesimo secolo, ed anche nell'archivio della Curia arcivescovile di Nardò. Ma è lo stesso storico Antonio Chetry a riferirne, credendola però totalmente distrutta «essendo stata demolita dopo circa quattro secoli di culto senza lasciare traccia», come si legge tra i suoi studi. Oggi, invece, con tutta probabilità occorre rivedere questa tesi: la chiesetta è andata sì distrutta, ma non completamente. Rimarrebbero, infatti, tracce di affreschi presenti su due strati. «Quello superiore risalirebbe al 1600 circa, mentre quello  inferiore è di epoca rinascimentale, tra l'anno 1000 ed il 1200», affermano gli scopritori, secondo i quali l'edifìcio doveva avere un fronte interno di circa 3,5-4 metri ed una profondità di 6-7 metri. Vi è anche un inizio di volta a botte ed un'imposta di 1 metro e mezzo. Gli affreschi presentano un  ciclo narrativo e sulla parte attualmente scoperta vi è la forma di un santo con l'aureola. «Oltre al ritrovamento di queste tracce, desta interesse il fatto  che la stessa chiesetta fosse all'interno di Palazzo d'Aquino». Sempre dai documenti storici risulta infatti che la chiesetta di San Salvatore fosse proprietà  privata, prima dei feudatari Filomarino e poi dei d'Aquino. La Sovrintendenza, informata della scoperta, dirà la sua subito dopo Natale.

                                                                                           MAURO STEFANO